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	<title>Commenti per Trapani Oggi</title>
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	<description>Cronaca Sport Notizie di Trapani e provincia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 Nov 2011 08:56:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commenti su Favignana istituisce registro per coppie di fatto di martino</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/11/22/favignana-istituisce-registro-per-coppie-di-fatto/comment-page-1/#comment-435</link>
		<dc:creator>martino</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:56:49 +0000</pubDate>
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		<description>è contro la legge, vietare ed impedire che due persone si amano a prescindere dell&#039;orientamento sessuale. Piuttosto che nascondersi e vivere nell&#039;ipocrisia, meglio vivere nella liberta. Non si può negare un amore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è contro la legge, vietare ed impedire che due persone si amano a prescindere dell&#8217;orientamento sessuale. Piuttosto che nascondersi e vivere nell&#8217;ipocrisia, meglio vivere nella liberta. Non si può negare un amore.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Favignana, nasce gruppo Mpa di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2009/12/02/favignana-nasce-gruppo-mpa/comment-page-1/#comment-424</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 10:55:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=1984#comment-424</guid>
		<description>SINDACO ANTINORO VIOLO’ L’ART.1337 CC, COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE, CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.

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		<content:encoded><![CDATA[<p>SINDACO ANTINORO VIOLO’ L’ART.1337 CC, COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE, CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA<br />
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.</p>
<p>\</p>
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		<title>Commenti su Favignana, nasce gruppo Mpa di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2009/12/02/favignana-nasce-gruppo-mpa/comment-page-1/#comment-423</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 10:34:23 +0000</pubDate>
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		<description>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati
da ilfattoquotidiano.it

Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.

di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE<br />
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati<br />
da ilfattoquotidiano.it</p>
<p>Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale<br />
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.<br />
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.<br />
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.<br />
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).<br />
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.<br />
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.<br />
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.</p>
<p>di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia<br />
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Favignana, il sindaco per la pesca sportiva subacquea di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/02/23/favignana-il-sindaco-per-la-pesca-sportiva-subacquea/comment-page-1/#comment-422</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 10:31:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=7820#comment-422</guid>
		<description>CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA NELLA VICENDA DELLA NOMINA DEL DIRETTORE DELLA RISERVA VIOLO’ L’ART.1337 CC MANTENENDO UN COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE 
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA NELLA VICENDA DELLA NOMINA DEL DIRETTORE DELLA RISERVA VIOLO’ L’ART.1337 CC MANTENENDO UN COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE<br />
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Favignana, il sindaco per la pesca sportiva subacquea di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/02/23/favignana-il-sindaco-per-la-pesca-sportiva-subacquea/comment-page-1/#comment-421</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 10:28:31 +0000</pubDate>
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		<description>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL&#039;AMBIENTE
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati
da ilfattoquotidiano.it

Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.

di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL&#8217;AMBIENTE<br />
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati<br />
da ilfattoquotidiano.it</p>
<p>Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale<br />
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.<br />
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.<br />
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.<br />
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).<br />
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.<br />
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.<br />
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.</p>
<p>di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia<br />
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Egadi, via l&#8217;amianto di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/06/08/egadi-via-lamianto/comment-page-1/#comment-420</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 10:26:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=11004#comment-420</guid>
		<description>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL&#039;AMBIENTE
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati
da ilfattoquotidiano.it

Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.

di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>INDAGATO L’ AVV. LUIGI PELAGGI EX DIRETTORE DELLA RISERVA DELLE EGADI NOMINATO DAL SINDACO ANTINORO SU PRESSIONI DEL MINISTERO DELL&#8217;AMBIENTE<br />
Truffa aggravata alla Sisas di Pioltello. Gli scarti tossici venivano declassati<br />
da ilfattoquotidiano.it</p>
<p>Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale<br />
La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.<br />
Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, la Daneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.<br />
Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.<br />
Il Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).<br />
La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.<br />
Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino, Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.<br />
Anche Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campana Edmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.</p>
<p>di Manuele Bonaccorsi e Nello Trocchia<br />
.Questo articolo é stato pubblicato 23 settembre 2011, 23:29 ed é archiviato sotto Rassegna stampa. Resta aggiornato attraverso il feed RSS 2.0. Puoi lasciare un commento oppure inviare un trackback dal tuo sito.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Egadi, via l&#8217;amianto di AMPEGADIMARETTIMO</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/06/08/egadi-via-lamianto/comment-page-1/#comment-419</link>
		<dc:creator>AMPEGADIMARETTIMO</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 08:50:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=11004#comment-419</guid>
		<description>IL SINDACO LUCIO ANTINORO VIOLO’ L’ART.1337 CC MANTENENDO UN COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE : CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>IL SINDACO LUCIO ANTINORO VIOLO’ L’ART.1337 CC MANTENENDO UN COMPORTAMENTO SCORRETTO ED IN MALA FEDE : CONDANNATO IL COMUNE DI FAVIGNANA<br />
Il Tribunale di Trapani, con sentenza del 30 settembre 2011, ha condannato il Comune di Favignana, in solido con il Ministero dell’Ambiente al risarcimento dei danni in favore dell’avv. Giovanni Lima, designato nel 2009 responsabile della gestione dell’area marina protetta. Il Giudice, nel dichiarare artificioso ed ingiustificato il comportamento tenuto dal Sindaco nei confronti del Lima, ha censurato la condotta di Lucio Antinoro che integrò l’illecito di cui all’art. 1337 c.c. quando senza esplicitare alcuna ragione nominò al posto di Lima l’avv. Luigi Pelaggi, su “pressioni” del Ministro dell’Ambiente.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Aeroporto Trapani, analisi sui dati di Giovanni</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/09/26/aeroporto-trapani-analisi-sui-dati/comment-page-1/#comment-415</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 01:17:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=12751#comment-415</guid>
		<description>Ho letto che Comiso aprira&#039; il suo aeroporto in un prossimo futuro e che Agrigento prima o dopo ne avra&#039; uno nuovo. Potrebbero essere piazze appetitose per Ryanair che non perdera&#039; tempo a mettere lo sgambetto a Trapani che col suo aeroporto ha fatto sognare tutta la provincia in un recente passato. Ma c&#039;e&#039; nessuno che sa quanto costerebbero una o due piste nuove per riattivare i voli e staccarci dall&#039;aeroporto militare una volta per tutte?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto che Comiso aprira&#8217; il suo aeroporto in un prossimo futuro e che Agrigento prima o dopo ne avra&#8217; uno nuovo. Potrebbero essere piazze appetitose per Ryanair che non perdera&#8217; tempo a mettere lo sgambetto a Trapani che col suo aeroporto ha fatto sognare tutta la provincia in un recente passato. Ma c&#8217;e&#8217; nessuno che sa quanto costerebbero una o due piste nuove per riattivare i voli e staccarci dall&#8217;aeroporto militare una volta per tutte?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Marila Arces e Floriana Rampanti in mostra al castello di Salemi di eleonora</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/05/05/marila-arces-e-floriana-rampanti-in-mostra-al-castello-di-salemi/comment-page-1/#comment-413</link>
		<dc:creator>eleonora</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 19:11:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=9880#comment-413</guid>
		<description>Wow! Ho visto alcuni dei suoi quadri e devo dire che è mooolto brava!:)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Wow! Ho visto alcuni dei suoi quadri e devo dire che è mooolto brava!:)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Provincia, no alla sua soppressione di marco</title>
		<link>http://www.trapanioggi.it/2011/09/14/provincia-no-alla-sua-soppressione/comment-page-1/#comment-412</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 15:52:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.trapanioggi.it/?p=12601#comment-412</guid>
		<description>E&#039; chiaro che tutto l&#039;ordinamento dello Stato, ed anche la vita quotidiana dei Cittadini, subirà un contraccolpo con la soppressione delle Province. Infatti, essendo le Province molto più &quot;antiche&quot; delle Regioni, la suddivisone provinciale è utilizzata per : la classificazione delle strade, le Camere di Commercio, i Tribunali, le targhe, i prefissi e gli elenchi telefonici, i codici di avviamento postale, gli Uffici Provinciali del Lavoro, gli Ispettorati Agrari Provinciali, le Aziende Sanitarie Locali, gli uffici della Motorizzazione Civile, il Pubblico Registro Automobilistico, i Comandi Provinciali dei Carabinieri, le Agenzie del Territorio, l&#039;Agenzia delle Entrate, le Prefetture, i Provveditorati agli Studi, le graduatorie degli insegnati, i Comitati Provinciali della Croce Rossa ecc. ecc.. 

Con la soppressione delle Province anche tutto quanto sopra elencato dovrà essere riorganizzato ...... come ? ............. su base Regionale ???? ........... Allora siamo rovinati !

L&#039;eliminazione delle Province diminuirà - anzi eliminerà - la rappresentanza di intere comunità lasciando in capo alle Regioni  il compito di rappresentare Comunità che, il più delle volte, non conoscono neppure e da cui sono - sempre - molto distanti, non solo geograficamente. 


Se è necessaria la soppressione di un Ente per diminuire i &quot;costi della politica&quot; e contribuire a riportare sotto controllo il rapporto PIL/Debito pubblico, allora sopprimiamo i più costosi ed inutili &quot;centri di potere&quot;: Le Regioni a statuto ordinario. 

Gli estremi per poterlo sostenere, ci sono :

1.Le Regioni producono un &quot;terzo livello normativo&quot; (Europa → Stato → Regioni) che genera ulteriori: costi, vincoli, procedure, non solo per le aziende ma anche per tutti i cittadini. Le norme regionali, spesso, sono in contrasto con la normativa statale o con quella europea , vengono emanate &quot;troppo presto&quot; (e quindi poi devono essere riallineate alle norme sovraordinate) o &quot;troppo tardi&quot; (per cui si sovrappongono a prassi e procedure che si sono nel frattempo consolidate a livello provinciale e comunale). Sono eccessivamente invasive ed a volte si occupano di aspetti che potrebbero essere tranquillamente &quot;deregolamentati&quot;. Le leggi regionali di una Regione non sono mai coordinate con quelle delle Regioni confinanti, creando a volte situazioni paradossali nelle zone di confine. In ultima analisi le normative regionali determinano: ulteriori difficoltà, ulteriori costi e dilatamento dei tempi per qualsiasi attività, non solo per per quella imprenditoriale, aumentando in modo esponenziale i &quot;costi decisionali&quot;. Insomma, non ci possiamo più permettere i costi derivanti dal &quot;terzo livello normativo&quot; costituito dalle &quot;Leggi Regionali&quot; che, sempre più spesso, vengono percepite dai cittadini come &quot;diversamente utili&quot;.

2.Utilizzando il potere legislativo attribuito, alle Regioni, i Consiglieri Regionali hanno emanato leggi per assegnare - a se stessi - spropositate prebende: &quot;indennità&quot; (generalmente ragguagliate intorno al 75-85 % degli assegni dei Parlamentari), &quot;indennità di fine mandato&quot; e &quot;vitalizi&quot; per una serena vecchiaia anche con un solo mandato elettorale. (tutti i Consiglieri regionali sono ben 1100, mentre quelli delle Regioni a statuto ordinario sono &quot;solo&quot; 785, più di tutti i parlamentari della camera che sono 630). Attualmente alcune Regioni, forse per la vergogna e per la paura di essere individuate come fonti di privilegi alla &quot;casta&quot;, stanno facendo &quot;piccole retromarce&quot; e tentano di &quot;ridimensionare&quot; gli importi degli &quot;assegni&quot; elargiti ai Consiglieri Regionali, facendo però salvi i diritti acquisiti. E i diritti acquisiti degli operai ? degli impiegati ? delle donne ? dei lavoratori in genere ? quelli, invece, si possono toccare !

3.Tutte le Regioni hanno &quot;sedi consolari&quot; a Bruxelles e Roma. Ma a cosa servono ? quanto costano ? Se i relativi impegni economici fossero stati utilizzati, ad esempio, per la sanità non sarebbe stato meglio per i cittadini ? Ma non basta , alcune Regioni hanno/avevano &quot;sedi consolari&quot; anche in altri stati. Ad esempio la Toscana aveva sedi estere a :New York, Shangai, Mosca, Francoforte, Buenos Aires, San Paolo, Abu Dhabi. L&#039;Emilia Romagna a Belgrado , Sofia , Gerusalemme , e Curitiba . Eccetera. Ma, allora, a cosa servono le Ambasciate dello Stato Italiano e l&#039;Istituto per il Commercio Estero ? 

4.Da uno studio della UIL Campania risulta che - nel 2010 - per il funzionamento politico di Giunta e Consiglio Regionale della Campania si sono spesi 108,4 milioni di euro (di cui quasi 88,6 milioni di euro per Giunta e Consiglio; 14,1 Milioni per la comunicazione, le attività ed iniziative istituzionali; 5,6 milioni per il funzionamento di Comitati, organi istituzionali ed iniziative legislative). Per il funzionamento politico di tutte e 5 le Giunte e Consigli Provinciali della Campania si sono spesi circa 38,6 milioni di euro, mentre per i 551 Comuni il costo è stato di quasi 181,8 milioni di euro. In pratica il costo per il &quot;funzionamento politico&quot; del solo apparato politico della Regione Campania ha superato di quasi 3 volte il relativo costo di tutte e 5 le Province campane e, sempre da solo, è stato pari a circa il 60 % del relativo costo di tutti e 551 comuni campani. In pratica, nell&#039;ipotesi in cui la proporzione tra &quot;costi politici&quot; di Regione e Province - a livello nazionale - fosse lineare a quella campana, il &quot;risparmio&quot; derivante dalla soppressione di 15 Regioni a statuto ordinario sarebbe equivalente al risparmio che si potrebbe otterrebbe sopprimendo addirittura 210 Province, circa il doppio di tutte quelle effettivamente esistenti (in tutte le regioni a statuto speciale ed ordinario) .

5.Ciascuna Regione ha decine di società partecipate, in cui trovare comode poltrone per i &quot;trombati o per gli amici&quot;. L&#039;attività di molte di queste società è oscura e spesso è promozionale. I debiti di queste società debbono essere ripianati &quot;pro quota&quot; dalle Regioni.

6.Le Regioni hanno una percentuale di Dirigenti che non si ritrova in nessun altro Ente o impresa, in quanto assolutamente insostenibile per qualunque soggetto diverso dalle Regioni stesse. 

Non è che le Province siano esenti da difetti, anzi, ma almeno - a costi inferiori - garantiscono una rappresentanza più diffusa della popolazione e più radicata sul territorio, di quanto non potranno mai fare le Regioni.

La ricostruzione post bellica ed il &quot;miracolo economico&quot; degli anni 50 e 60 sono avvenuti quando l&#039;Italia era fatta di soli Comuni e Province e le: Regioni, le Comunità Montane e le Città Metropolitane - per fortuna - non esistevano ancora, altrimenti tali &quot;exploit&quot;, probabilmente, non sarebbero stati possibili.

Le Regioni, con le loro faraoniche manie di grandezza, con le loro &quot;sedi consolari&quot; sparse per il mondo, con gli spropositati: assegni, indennità di fine mandato e vitalizi d&#039;oro, elargiti ai Consiglieri Regionali, con la loro sterminata quanto contraddittoria ed inutile produzione normativa, con i loro tronfi &quot;GOVERNATORI&quot; ventriloqui delle sole esigenze dei capoluoghi regionali, ci hanno spinto verso il baratro tanto quanto, e forse più, dei governi centrali, ed ora, quasi come &quot;candide e virtuose vergini salvatrici&quot;, raccolgono i frutti del caos che hanno contribuito a generare, aumentando - ahimè - il loro potere, la loro arroganza e loro voracità.

La soppressione delle Regioni a Statuto Ordinario, ed il conseguente mantenimento dell&#039;ente Provincia, garantirebbe: maggiori risparmi, maggior fluidità decisionale, minore invadenza normativa e, soprattutto, maggiore rappresentatività politica a &quot;costi accettabili&quot; della &quot;Provincia Italiana&quot; che, attualmente, è l&#039;unico vero motore dell&#039;economia nazionale. 

Le Regioni a Statuto Speciale hanno una loro ragion d&#039;essere per motivi storici, geografici ed etnico-linguistici ed è sensato che abbiano un proprio potere legislativo. Ma si può fare tranquillamente a meno delle Regioni a Statuto Ordinario che sono solo costosissimi &quot;poltronifici&quot; generatori e moltiplicatori di leggi e regolamenti, spesso inutili, che appesantiscono la libera iniziativa imprenditoriale e la vita di tutti noi, senza produrre - in contropartita - alcun tipo di apprezzabile beneficio.

E&#039; diritto dei Cittadini essere messi a conoscenza dei reali costi della politica sia per quanto attiene le Regioni che le Province. Infatti la Costituzione, che dovrà essere modificata per permettere la soppressione delle Province, non è un fatto privato dei Parlamentari ma riguarda tutti i Cittadini. Questi devono poter sapere quali risparmi si conseguiranno e quali &quot;disagi&quot; o &quot;vantaggi&quot; si avranno con la soppressione delle Province e devono poterli confrontare con quelli che, invece, si avrebbero con la soppressione delle Regioni a Statuto Ordinario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; chiaro che tutto l&#8217;ordinamento dello Stato, ed anche la vita quotidiana dei Cittadini, subirà un contraccolpo con la soppressione delle Province. Infatti, essendo le Province molto più &#8220;antiche&#8221; delle Regioni, la suddivisone provinciale è utilizzata per : la classificazione delle strade, le Camere di Commercio, i Tribunali, le targhe, i prefissi e gli elenchi telefonici, i codici di avviamento postale, gli Uffici Provinciali del Lavoro, gli Ispettorati Agrari Provinciali, le Aziende Sanitarie Locali, gli uffici della Motorizzazione Civile, il Pubblico Registro Automobilistico, i Comandi Provinciali dei Carabinieri, le Agenzie del Territorio, l&#8217;Agenzia delle Entrate, le Prefetture, i Provveditorati agli Studi, le graduatorie degli insegnati, i Comitati Provinciali della Croce Rossa ecc. ecc.. </p>
<p>Con la soppressione delle Province anche tutto quanto sopra elencato dovrà essere riorganizzato &#8230;&#8230; come ? &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;. su base Regionale ???? &#8230;&#8230;&#8230;.. Allora siamo rovinati !</p>
<p>L&#8217;eliminazione delle Province diminuirà &#8211; anzi eliminerà &#8211; la rappresentanza di intere comunità lasciando in capo alle Regioni  il compito di rappresentare Comunità che, il più delle volte, non conoscono neppure e da cui sono &#8211; sempre &#8211; molto distanti, non solo geograficamente. </p>
<p>Se è necessaria la soppressione di un Ente per diminuire i &#8220;costi della politica&#8221; e contribuire a riportare sotto controllo il rapporto PIL/Debito pubblico, allora sopprimiamo i più costosi ed inutili &#8220;centri di potere&#8221;: Le Regioni a statuto ordinario. </p>
<p>Gli estremi per poterlo sostenere, ci sono :</p>
<p>1.Le Regioni producono un &#8220;terzo livello normativo&#8221; (Europa → Stato → Regioni) che genera ulteriori: costi, vincoli, procedure, non solo per le aziende ma anche per tutti i cittadini. Le norme regionali, spesso, sono in contrasto con la normativa statale o con quella europea , vengono emanate &#8220;troppo presto&#8221; (e quindi poi devono essere riallineate alle norme sovraordinate) o &#8220;troppo tardi&#8221; (per cui si sovrappongono a prassi e procedure che si sono nel frattempo consolidate a livello provinciale e comunale). Sono eccessivamente invasive ed a volte si occupano di aspetti che potrebbero essere tranquillamente &#8220;deregolamentati&#8221;. Le leggi regionali di una Regione non sono mai coordinate con quelle delle Regioni confinanti, creando a volte situazioni paradossali nelle zone di confine. In ultima analisi le normative regionali determinano: ulteriori difficoltà, ulteriori costi e dilatamento dei tempi per qualsiasi attività, non solo per per quella imprenditoriale, aumentando in modo esponenziale i &#8220;costi decisionali&#8221;. Insomma, non ci possiamo più permettere i costi derivanti dal &#8220;terzo livello normativo&#8221; costituito dalle &#8220;Leggi Regionali&#8221; che, sempre più spesso, vengono percepite dai cittadini come &#8220;diversamente utili&#8221;.</p>
<p>2.Utilizzando il potere legislativo attribuito, alle Regioni, i Consiglieri Regionali hanno emanato leggi per assegnare &#8211; a se stessi &#8211; spropositate prebende: &#8220;indennità&#8221; (generalmente ragguagliate intorno al 75-85 % degli assegni dei Parlamentari), &#8220;indennità di fine mandato&#8221; e &#8220;vitalizi&#8221; per una serena vecchiaia anche con un solo mandato elettorale. (tutti i Consiglieri regionali sono ben 1100, mentre quelli delle Regioni a statuto ordinario sono &#8220;solo&#8221; 785, più di tutti i parlamentari della camera che sono 630). Attualmente alcune Regioni, forse per la vergogna e per la paura di essere individuate come fonti di privilegi alla &#8220;casta&#8221;, stanno facendo &#8220;piccole retromarce&#8221; e tentano di &#8220;ridimensionare&#8221; gli importi degli &#8220;assegni&#8221; elargiti ai Consiglieri Regionali, facendo però salvi i diritti acquisiti. E i diritti acquisiti degli operai ? degli impiegati ? delle donne ? dei lavoratori in genere ? quelli, invece, si possono toccare !</p>
<p>3.Tutte le Regioni hanno &#8220;sedi consolari&#8221; a Bruxelles e Roma. Ma a cosa servono ? quanto costano ? Se i relativi impegni economici fossero stati utilizzati, ad esempio, per la sanità non sarebbe stato meglio per i cittadini ? Ma non basta , alcune Regioni hanno/avevano &#8220;sedi consolari&#8221; anche in altri stati. Ad esempio la Toscana aveva sedi estere a :New York, Shangai, Mosca, Francoforte, Buenos Aires, San Paolo, Abu Dhabi. L&#8217;Emilia Romagna a Belgrado , Sofia , Gerusalemme , e Curitiba . Eccetera. Ma, allora, a cosa servono le Ambasciate dello Stato Italiano e l&#8217;Istituto per il Commercio Estero ? </p>
<p>4.Da uno studio della UIL Campania risulta che &#8211; nel 2010 &#8211; per il funzionamento politico di Giunta e Consiglio Regionale della Campania si sono spesi 108,4 milioni di euro (di cui quasi 88,6 milioni di euro per Giunta e Consiglio; 14,1 Milioni per la comunicazione, le attività ed iniziative istituzionali; 5,6 milioni per il funzionamento di Comitati, organi istituzionali ed iniziative legislative). Per il funzionamento politico di tutte e 5 le Giunte e Consigli Provinciali della Campania si sono spesi circa 38,6 milioni di euro, mentre per i 551 Comuni il costo è stato di quasi 181,8 milioni di euro. In pratica il costo per il &#8220;funzionamento politico&#8221; del solo apparato politico della Regione Campania ha superato di quasi 3 volte il relativo costo di tutte e 5 le Province campane e, sempre da solo, è stato pari a circa il 60 % del relativo costo di tutti e 551 comuni campani. In pratica, nell&#8217;ipotesi in cui la proporzione tra &#8220;costi politici&#8221; di Regione e Province &#8211; a livello nazionale &#8211; fosse lineare a quella campana, il &#8220;risparmio&#8221; derivante dalla soppressione di 15 Regioni a statuto ordinario sarebbe equivalente al risparmio che si potrebbe otterrebbe sopprimendo addirittura 210 Province, circa il doppio di tutte quelle effettivamente esistenti (in tutte le regioni a statuto speciale ed ordinario) .</p>
<p>5.Ciascuna Regione ha decine di società partecipate, in cui trovare comode poltrone per i &#8220;trombati o per gli amici&#8221;. L&#8217;attività di molte di queste società è oscura e spesso è promozionale. I debiti di queste società debbono essere ripianati &#8220;pro quota&#8221; dalle Regioni.</p>
<p>6.Le Regioni hanno una percentuale di Dirigenti che non si ritrova in nessun altro Ente o impresa, in quanto assolutamente insostenibile per qualunque soggetto diverso dalle Regioni stesse. </p>
<p>Non è che le Province siano esenti da difetti, anzi, ma almeno &#8211; a costi inferiori &#8211; garantiscono una rappresentanza più diffusa della popolazione e più radicata sul territorio, di quanto non potranno mai fare le Regioni.</p>
<p>La ricostruzione post bellica ed il &#8220;miracolo economico&#8221; degli anni 50 e 60 sono avvenuti quando l&#8217;Italia era fatta di soli Comuni e Province e le: Regioni, le Comunità Montane e le Città Metropolitane &#8211; per fortuna &#8211; non esistevano ancora, altrimenti tali &#8220;exploit&#8221;, probabilmente, non sarebbero stati possibili.</p>
<p>Le Regioni, con le loro faraoniche manie di grandezza, con le loro &#8220;sedi consolari&#8221; sparse per il mondo, con gli spropositati: assegni, indennità di fine mandato e vitalizi d&#8217;oro, elargiti ai Consiglieri Regionali, con la loro sterminata quanto contraddittoria ed inutile produzione normativa, con i loro tronfi &#8220;GOVERNATORI&#8221; ventriloqui delle sole esigenze dei capoluoghi regionali, ci hanno spinto verso il baratro tanto quanto, e forse più, dei governi centrali, ed ora, quasi come &#8220;candide e virtuose vergini salvatrici&#8221;, raccolgono i frutti del caos che hanno contribuito a generare, aumentando &#8211; ahimè &#8211; il loro potere, la loro arroganza e loro voracità.</p>
<p>La soppressione delle Regioni a Statuto Ordinario, ed il conseguente mantenimento dell&#8217;ente Provincia, garantirebbe: maggiori risparmi, maggior fluidità decisionale, minore invadenza normativa e, soprattutto, maggiore rappresentatività politica a &#8220;costi accettabili&#8221; della &#8220;Provincia Italiana&#8221; che, attualmente, è l&#8217;unico vero motore dell&#8217;economia nazionale. </p>
<p>Le Regioni a Statuto Speciale hanno una loro ragion d&#8217;essere per motivi storici, geografici ed etnico-linguistici ed è sensato che abbiano un proprio potere legislativo. Ma si può fare tranquillamente a meno delle Regioni a Statuto Ordinario che sono solo costosissimi &#8220;poltronifici&#8221; generatori e moltiplicatori di leggi e regolamenti, spesso inutili, che appesantiscono la libera iniziativa imprenditoriale e la vita di tutti noi, senza produrre &#8211; in contropartita &#8211; alcun tipo di apprezzabile beneficio.</p>
<p>E&#8217; diritto dei Cittadini essere messi a conoscenza dei reali costi della politica sia per quanto attiene le Regioni che le Province. Infatti la Costituzione, che dovrà essere modificata per permettere la soppressione delle Province, non è un fatto privato dei Parlamentari ma riguarda tutti i Cittadini. Questi devono poter sapere quali risparmi si conseguiranno e quali &#8220;disagi&#8221; o &#8220;vantaggi&#8221; si avranno con la soppressione delle Province e devono poterli confrontare con quelli che, invece, si avrebbero con la soppressione delle Regioni a Statuto Ordinario.</p>
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