Attualità
Trapani – “Le Donne Democratiche non possono restare in silenzio di fronte all’impoverimento del dibattito politico nella città di Trapani. Siamo indignate e sgomente per quanto accaduto alla consigliera comunale Marzia Patti, donna democratica di grande impegno civile e politico, destinataria di parole gravemente offensive e sessiste da parte di un giovane attraverso i social”.
Lo scrive Giovannella Licari del Coordinamento nazionale Democratiche che poi prosegue.
“La ringraziamo (riferendosi a quanto accaduto al consigliere Patti) per il coraggio con cui ha scelto di rendere pubblica questa vicenda: un gesto che può essere da stimolo per tante altre donne a denunciare simili comportamenti, perché solo chiamando le cose con il loro nome è possibile innescare un vero cambiamento culturale. Negli ultimi mesi – dice ancora Licari – stiamo assistendo a un preoccupante crescendo di offese sessiste rivolte a donne impegnate nella vita pubblica, a Trapani e non solo. Troppi uomini, invece di confrontarsi sul merito delle idee e dell’operato, credono di poter sminuire il valore di una donna colpendola sul piano personale, estetico o morale”.
“Uno studio recente sulle offese di genere nel linguaggio politico italiano evidenzia le categorie più
ricorrenti: donne considerate abusive, non meritevoli di ruoli pubblici; privilegiate, solo perché legate a un uomo facoltoso; nemiche delle donne e dei bambini, accusate per le loro posizioni su temi sensibili
come l’aborto; autoritarie, tacciate di essere contro la libertà di stampa o di pensiero; poco attraenti, oggetto di giudizi sgradevoli sull’aspetto fisico; bugiarde, incoerenti, inaffidabili o incompetenti, dipinte come indegne di ruoli di responsabilità. La donna – prosegue Giovanella Licari – che sceglie di esporsi in politica viene spesso colpita con l’intento di minare la sua credibilità, di delegittimare la sua parola e di distruggere la sua reputazione. A questo si aggiungono narrazioni basate sulla vita privata, usate per accentuare tratti negativi o costruire una percezione distorta e denigratoria. Ciò che inquieta maggiormente è che tutto questo avviene alla luce del sole, senza alcun timore di conseguenze giudiziarie o, ancor peggio, senza alcuna sanzione sociale. Mentre ci avviciniamo alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ricordiamo che, se il femminicidio rappresenta l’apice della violenza di genere, la sua base nascosta si alimenta ogni giorno nel linguaggio sessista, negli stereotipi e nelle offese normalizzate”.
Infine conclude: “Per questo chiediamo che le istituzioni, la politica e la società civile tutta assumano una posizione chiara e ferma contro il decadimento culturale e civile che stiamo vivendo. Servono segnali forti, soprattutto per le nuove generazioni, che devono poter crescere in una società libera dal sessismo
e dal disprezzo verso le donne. Le Donne Democratiche si battono da sempre per i diritti, la parità e la libertà. La Conferenza delle Democratiche è un luogo aperto a tutte le donne – del Partito e non – che
vogliono impegnarsi per costruire un Paese più giusto, in cui il rispetto e la dignità non siano mai messi in discussione. Le nostre battaglie non riguardano solo le donne: riguardano l’intera società.
Andiamo avanti a testa alta, insieme”.
Politica
Paceco – Quanto avvenuto lunedì 21 luglio nel corso del consiglio comunale di Paceco, regala un quadro alquanto penoso e disgustoso di certa politica. Le dichiarazioni del consigliere comunale Salvatore Ricciardi fatte nel corso dell’assemblea consiliare di Paceco, continuano a sollevare polemiche da ogni parte. Ed arrivano nel frattempo attestati di solidarietà al deputato regionale Cristina Ciminnisi e al sindaco della città Aldo Grammatico entrambi espressione del M5S.
Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Trapani e Paceco esprime piena solidarietà al sindaco di Paceco, Aldo Grammatico, e all’onorevole Cristina Ciminnisi, destinatari di un attacco verbale inaccettabile durante l’ultima seduta del Consiglio comunale da parte del consigliere Salvatore Ricciardi.
Ricciardi ha pronunciato frasi gravi e intollerabili rivolte al sindaco Grammatico e all’on. Ciminnisi, definendoli “buoni solo per fare passerella” e riferendosi all’on. Ciminnisi con disprezzo come “quella con il rossetto rosso sgargiante e cchi s’annaca”. Un attacco volgare, sessista, che squalifica prima di tutto chi lo pronuncia. Non è la prima volta che Ricciardi oltrepassa ogni limite di decoro. Il suo stile aggressivo e fuori controllo è diventato un’abitudine tossica all’interno del dibattito pubblico locale. Ma stavolta Ricciardi si è superato, usando espressioni che puntano a spogliare di dignità e a ridicolizzare una rappresentante delle istituzioni, con un sottotesto misogino e sessista che riteniamo inaccettabile, nel meschino tentativo di sminuirne il valore. Un atto indegno di chi in Consiglio Comunale rappresenta il voto di uomini e donne. Il Movimento 5 Stelle condanna con fermezza ogni forma di sessismo, volgarità e violenza verbale in politica. Chi siede in Consiglio comunale ha il dovere di onorare il proprio ruolo, non di trasformarlo in uno sfogo personale o in un’arena da taverna. Le istituzioni meritano rispetto. I cittadini meritano rispetto. E soprattutto, le donne che fanno politica con competenza e passione come l’on. Ciminnisi, meritano rispetto. Il Movimento 5 Stelle continuerà a denunciare con forza ogni forma di violenza verbale e degrado politico. Non arretriamo di un millimetro. La politica, quella vera, si fa con le idee, non con gli insulti.
In riferimento ai gravi episodi verificatisi durante la seduta del Consiglio Comunale di Paceco, tenutasi lunedì 21 luglio, desidero esprimere – a nome di Fratelli d’Italia e in qualità di Coordinatore Comunale – piena e convinta solidarietà all’Onorevole Cristina Ciminnisi per le espressioni inaccettabili a lei rivolte.
Il nostro partito ha sempre posto al centro del proprio agire il rispetto per la persona e, in particolare, per le donne, condannando senza esitazioni ogni forma di violenza, verbale o fisica. Valori che continuiamo a difendere con coerenza, anche quando il contesto politico diventa acceso o divisivo.
È doveroso precisare, come già chiarito dal nostro coordinatore provinciale Maurizio Miceli, che il consigliere Salvatore Ricciardi non risulta in alcun modo tesserato né affiliato a Fratelli d’Italia. Qualsiasi tentativo di attribuire responsabilità politiche al nostro partito è, pertanto, del tutto infondato.
Dispiace constatare che alcune forze politiche abbiano scelto di strumentalizzare l’accaduto per fini polemici, cercando di coinvolgere Fratelli d’Italia in una vicenda con cui non abbiamo alcun legame. Questi atteggiamenti non solo distorcono la realtà, ma contribuiscono ad alimentare un clima di ostilità e contrapposizione che la politica dovrebbe invece sforzarsi di superare, promuovendo senso di responsabilità, rispetto reciproco e dialogo. Rinnoviamo la nostra vicinanza all’Onorevole Ciminnisi e auspichiamo che episodi di tale natura non trovino più spazio nelle istituzioni, che devono restare luoghi di confronto democratico e civile.
“Le critiche costruttive, anche severe, sono il sale della democrazia, ma queste non possono mai andare oltre i confini della sana dialettica politica per sfociare in frasi inaccettabili dai chiarissimi connotati sessisti, che vanno condannate senza se e senza ma. Pertanto chiediamo al consigliere comunale di Paceco, Ricciardi, di chiedere scusa alla nostra collega Cristina Ciminnisi, cui va la nostra piena e convinta solidarietà, e quella del gruppo M5S all’Ars”.
Lo affermano il coordinatore regionale siciliano del M5S, Nuccio Di Paola, e il capogruppo Cinque Stelle all’Ars, Antonio De Luca.
“Affermare che una deputata faccia politica sfoggiando rossetto rosso e annacandosi nelle passerelle è inaccettabile perfino nei bar e nelle peggiori bettole del Paese, figurarsi nelle aule istituzionali come il consiglio comunale di Paceco. Se queste frasi miravano a frenare l’azione di Cristina, Ricciardi sappia comunque che ha sbagliato bersaglio: non è la misoginia urlata che può certamente frenare la sua azione di donna libera”.
Attualità
Palermo – «È ora di dire basta al baratto sistematico dello sviluppo della Sicilia con le poltrone di prestigio da garantire agli amici e ai trombati della politica. La crescita dell’isola non può essere sistematicamente mortificata dai giochi di partito, specie se si affidano incarichi fondamentali a persone che nel settore che andranno a guidare non hanno la benché minima competenza specifica».
Lo affermano i deputati del M5S all’Ars commentando la notizia del possibile arrivo dell’exeuroparlamentare della Lega Annalisa Tardino ai vertici dell’Autorità Portuale del mare della Sicilia Occidentale.
«Schifani – dicono i parlamentari – non può obbedire passivamente ai diktat romani solo per fare un favore a Salvini, specie se si considera che lo stesso presidente, a più riprese, ha pubblicamente affermato di puntare a una figura di esperienza e competenza specifica che garantisse continuità al lavoro fatto da Pasqualino Monti, caratteristiche che ci sembrano lontane anni luce da quelle di Annalisa Tardino».
«L’Autorità Portuale del mare della Sicilia Occidentale – sostengono – è fondamentale nell’economia dello sviluppo di questa area dell’isola, visto che dovrà decidere del futuro di porti come Palermo, Termini Imerese, Trapani, Licata, Gela e Porto Empedocle, pertanto è inammissibile che se ne decidano le sorti solo per bassi giochi di partito. È ora di dire basta. Schifani, per una volta, smetta la casacca della coalizione e indossi quella della Sicilia, mettendosi di traverso a una nomina sicuramente inaccettabile. Cosa che non ha fatto in tantissime occasioni, non ultima quella che ha visto depredare la Sicilia di 1,3 miliardi di fondi pubblici, dirottati verso un ponte che con tutta probabilità, e per fortuna, non vedrà mai la luce».
«La Sicilia – concludono i deputati M5S – non può permettersi di trasformare un’istituzione così strategica in un banco di prova per inesperti. L’altezza della sfida che i nostri porti devono affrontare richiede visione, competenza e autorevolezza. Qualsiasi passo diverso da questo rappresenterebbe un danno grave e difficilmente giustificabile».
Altre Notizie
Il 30 marzo è una data ricca di personalità straordinarie che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama mondiale della musica, del cinema e della politica. Da Eric Clapton a Céline Dion, da Tracy Chapman a Warren Beatty, passando per Roberto Formigoni e Dori Ghezzi, scopriamo chi sono i protagonisti di questa giornata speciale. Un viaggio tra note, cinema e storia, alla scoperta di vite che hanno ispirato milioni di persone.
Nato nel 1945, Eric Clapton è una leggenda vivente del rock e del blues. Le scritte “Clapton is God” comparse sui muri di Londra negli anni ’60 raccontano l’impatto di un talento che ha rivoluzionato la musica mondiale con brani indimenticabili come Layla e Tears in Heaven.
Nata nel 1968 a Charlemagne, in Canada, Céline Dion è una delle cantanti più amate di sempre. Con la sua voce potente e melodica, ha conquistato il mondo con brani iconici come My Heart Will Go On, colonna sonora del film Titanic.
Classe 1964, Tracy Chapman ha fatto della musica folk uno strumento di denuncia sociale. Il suo album d’esordio ha cambiato il volto della musica nera d’autore, con canzoni come Talkin’ ’bout a Revolution e Fast Car.
Nato nel 1937 a Richmond (Virginia), Warren Beatty è uno degli attori e registi più carismatici del cinema americano. Il suo fascino da “playboy comunista” e la sua intensa carriera tra successi e impegno politico lo rendono una figura unica.
Nato nel 1947 a Lecco, Formigoni è stato uno dei volti più noti del centrodestra italiano. Ex governatore della Lombardia, ha avuto una carriera lunga e controversa tra potere, inchieste e riflessioni religiose.
Nata nel 1946, Dori Ghezzi è stata protagonista della musica leggera italiana e compagna di vita di Fabrizio De André. La loro storia d’amore e il ritiro in Sardegna fanno parte della leggenda della musica italiana.
Ogni anno, il 30 marzo ricorda al mondo la nascita di personalità capaci di cambiare la musica, il cinema, la politica. Storie diverse ma tutte accomunate da una scintilla di genialità e passione.
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Attualità
Trapani – Prosegue il cammino dell’associazione Libera verso l’appuntamento del 21 marzo, giornata dedicata al ricordo delle vittime innocenti delle mafie e che vedrà proprio a Trapani lo svolgersi dell’appuntamento nazionale. Prossimo appuntamento dei 100 passi verso il 21 marzo è l’incontro organizzato per il 4 marzo da Libera assieme all’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia.
Nell’aula dedicata al prefetto Fulvio Sodano, a Trapani, Palazzo D’Alì, i giornalisti Fabio Pace e Rino Giacalone dialogheranno con l’avvocato Armando Sorrentino autore col giornalista Paolo Mondani, del libro edito da Castelvecchi “Chi ha ucciso Pio La Torre? Omicidio di mafia o politico?”. Sono trascorsi 43 anni dalla barbara uccisione del deputato e segretario del Pci siciliano Pio La Torre. Chi sono stati gli autori? Si disse la mafia. Negli anni della sua attività di sindacalista, politico e parlamentare, Pio La Torre, un gigante della politica, di nemici ne ha incontrati tanti sulla propria strada. Gli ultimi quelli che hanno osteggiato la sua battaglia contro l’installazione dei missili a Comiso. Una sfida che ha trascinato centinaia di migliaia di persone, a partecipare alla grande manifestazione pacifista.
La Torre era “un trascinatore di popolo” e, quindi, da eliminare. Di Pio La Torre, del suo assassinio, insieme al suo autista Rosario Di Salvo, hanno scritto Paolo Mondani, notissimo giornalista, firma di punta di Report e Armando Sorrentino, militante politico nella sinistra e avvocato, che ha rappresentato la parte civile per i delitti politici di Reina (ex segretario DC), Mattarella, La Torre e Di Salvo.
Oggi Sorrentino è un dirigente dell’ANPI, componente del coordinamento regionale dell’Associazione Nazionale Partigiani.
Martedì 4 marzo, alle ore 17.30, nella sala Sodano del Palazzo Comunale di Trapani, i giornalisti Fabio Pace e Rino Giacalone dialogheranno con Armando Sorrentino, che parlerà di Pio La Torre “uomo”, dei misteri che si celano riguardo alla sua morte, in un incontro voluto dalla sezione ANPI di Trapani ,nel quadro delle iniziative promosse da Libera “verso il 21 marzo”, data dedicata alla “ Giornata nazionale dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” .
Cronaca
Trapani – Processo Artemisia: politica, affari e massoneria segreta, le conclusioni del pm Morri. Chieste condanne per 155 anni
L’atto finale del pm Sara Morri davanti al Tribunale presieduto dal giudice Messina, a latere i giudici Bandiera e Cantone. Dopo una minuziosa ricostruzione dei fatti oggetto del processo, riportati dentro una memoria di quasi mille pagine, l’accusa ha chiesto condanne per 155 anni di carcere. Il processo Artemisia ha messo in luce condotte di corruttela col fine di acquisire consenso elettorale, ma assieme a ciò anche una sorta di controllo del territorio, delle istituzioni. Un quadro che inserito nel contesto locale, fatto spesso di enti locali incapaci o svuotati da scelte poco utili alla collettività, spiega molto bene le ragioni di un certo andazzo. L’agire degli imputati del processo, a cominciare dal principale di essi, Giovanni Lo Sciuto, indagato mentre sedeva all’ars da deputato regionale ed era finanche componente della commissione regionale antimafia, sarebbe stato quello di mettere in determinati posti della pubblica amministrazione, propri designati, così che “da remoto” veniva guidata l’azione delle istituzioni: “attivazione remota dei referenti al momento della trattazione di questioni rilevanti per il gruppo”. E questo non per servire la collettività ma il singolo. Queste, secondo l’accusa, le mire di Giovanni Lo Sciuto politico di lungo corso, consigliere comunale a Castelvetrano, poi consigliere e assessore provinciale, e infine deputato regionale alla corte del ministro Angelino Alfano, accusato anche di aver creato una sorta di loggia massonica segreta.
Per Lo Sciuto sono stati chiesti 14 anni. Nove anni per l’ex re della formazione professionale Paolo Genco, otto anni per Gaspare Magro, sei anni per l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, sette anni per Gaspare Angileri, due anni per Maria Luisa Mortillaro, sei anni e sei mesi per Isidoro Calcara, nove anni e sei mesi per l’ex coordinatore Inps Rosario Orlando, sei anni per Tommaso Geraci, due anni e sei mesi ciascuni per Vincenzo Chiofalo, Gaspare Berlino e Luciano Perricone, sette anni per Vincenzo Giammarinato. Tra gli imputati anche tre poliziotti: otto anni sono stati chiesti per Vincenzo Passanante, sette anni e sei mesi per Salvatore Virgilio, undici anni per Salvatore Giacobbe.
Il quadro offerto quello dell’esistenza di una organizzata associazione a delinquere che si è articolata anche dentro una associazione segreta, una sorta di massoneria che non era “affare” estraneo a molti degli indagati risultati fare parte di logge ufficiali, come la loggia Hypsas di Castelvetrano. Ma quella finita sotto indagine era non tanto una vera e propria loggia, ma un gruppo di persone che agivano anche sotto il vincolo di quella segretezza che trova riferimenti proprio in certi ordinamenti massonici. Per la Procura di Trapani rappresentata in giudizio dal pm Sara Morri, tutti gli imputati avrebbero partecipato ad un sistema che agiva con la corruzione, e che puntava ad inquinare la politica. In molti casi riuscendoci. Le regole massoniche sono servite a mascherare “l’inquinamento politico delle istituzioni locali”. Non va dimenticato che anche l’indagine Artemisia portò allo scioglimento degli organi istituzionali del Comune di Castelvetrano.
“Per Lo Sciuto – ha detto il pm Morri – la massoneria era l’aggancio giusto per far carriera e porre in essere meccanismi per raggiungere gli obiettivi prefissati dal gruppo”. Le regole proprie della massoneria applicate nel malaffare emerso vengono tradite proprio da alcune intercettazioni, dove gli indagati vengono sentiti dire che la forza del gruppo era quella “di sapere di poter contare gli uni sugli altri”. Una fratellanza che nel loro agire divenne un sodalizio perverso, “così da conciliare con gli interessi dell’on. Lo Sciuto”. Il pm si è chiesto se tutto questo possa tradursi in una lecita attività politica. “Niente affatto – ha spiegato – trovandoci dinanzi al perseguimento di finalità individuali, esercitate dentro al mondo della formazione professionale, nel mondo accademico, fin dentro le stanze dell’Inps di Trapani…non erano raccomandazioni ma ripetuti tentativi che talvolta non andando a buon fine rappresentavano ugualmente a quelle riuscite una chiara azione a modificare gli ordinati corsi decisionali”. Il pm ha colto e proposto al Tribunale parecchie analogie tra il caso della Iside 2, la loggia segreta scoperta a Trapani nel 1986 e che nel 1993 portò alla condanna dell’allora gran maestro Gianni Grimaudo, e quello della loggia attribuita alla guida di Lo Sciuto e alla quale sarebbero appartenuti politici, come l’allora sindaco di Castelvetrano Felice Errante e l’ex assessore Luciano Perricone, ma anche poliziotti come Vincenzo Passanante. “Oggi come ieri – ha evidenziato il pm Morri – ci ritroviamo la spartizione pianificata delle poltrone pubbliche, l’occupazione delle istituzioni”. “Oggi come ieri – ha continuato – ci troviamo dinanzi i vincoli della segretezza, l’agire con l’obiettivo della interferenza, la pluralità di iniziative volte a condizionare i pubblici poteri”. I fatti specifici sono contestati in diciannove capi di imputazione. Si è quasi messo alla berlina durante il processo il fatto che “le riunioni” di questa sorta di loggia erano solite farsi in una pizzeria, ma su questo aspetto il pm ha invitato a sorridere meno considerato che risulta come fatto accertato come la stessa pizzeria è citata in una indagine antimafia, “Anno Zero”, per il fatto di essere stata sotto la gestione di persone vicine all’allora latitante Matteo Messina Denaro, insomma le riunioni non avvenivano in un luogo qualsiasi.
Nel corso della stessa udienza hanno cominciato a discutere le difese. E’ toccato agli avvocati Tricoli e Pantaleo, tutti e due a difesa di Tommaso Geraci. E Tricoli è intervenuto anche anche a difesa del commercialista Gaspare Magro. L’avvocato Tricoli in particolare ha cercato di smontare le accuse attribuendo all’ex deputato Lo Sciuto la figura di un “miles gloriosus”, per dire che sarebbe stato un politico fanfarone e non tanto un agitatore di azioni del malaffare. A dargli ragione anche l’avvocato Pantaleo, pronto a sostenere che “Lo Sciuto si presentava ai suoi accoliti come una sorta di onnipotente”. E questo lo hanno detto per affievolire e smarcare i propri assistiti dalle accuse di corruzione e partecipazione, nel caso di Magro all’associazione segreta. L’avvocato Tricoli non è stato leggero nelle sue affermazioni e ha pure citato Falcone, “i processi vuoti non si portano a dibattimento perché fanno male alla giustizia”. “Quella di Lo Sciuto era attività politica nient’altro, e ha descritto il sodalizio attorno a Lo Sciuto come un gruppo di amici, “si chiacchiera e si diventa chiacchierati e si aprono i processi penali”. Un’arringa decisamente in controtendenza rispetto alla voluminosa requisitoria racchiusa in quasi mille pagine, che racconta ben altra realtà. E se per l’avvocato Tricoli non ha senso paragonare le accuse di oggi con il quadro accertato giudiziariamente a proposito della loggia segreta Iside 2, oggi come ieri, viene da dire, seguendo l’incipit del pm, ci siamo ritrovati imputati e testimoni a sostenere la stessa difesa pronunciata dal gran maestro della Iside 2 Gianni Grimaudo: “nient’altro che banali raccomandazioni; il deprecabile sistema delle raccomandazioni”; e ancora, si giustificava il professore, sostenendo in modo inverosimile che gli interventi ad adiuvandum fossero comunque circoscritti entro la sfera «del lecito, del giusto e dell’onesto». Ma quella non sarebbero state raccomandazioni ma sistematica maniera per addomesticare ai propri interessi la politica, le istituzioni, la pubblica amministrazione.
Cronaca
Trapani – L’atto finale del pm Sara Morri davanti al Tribunale presieduto dal giudice Messina , a latere i giudici Bandiera e Cantone. Dopo una minuziosa ricostruzione dei fatti oggetto del processo, riportati dentro una memoria di quasi mille pagine, l’accusa ha chiesto condanne per 155 anni di carcere. Il processo Artemisia ha messo in luce condotte di corruttela col fine di acquisire consenso elettorale. Questa la mira di Giovanni Lo Sciuto politico di lungo corso, deputato regionale alla corte del ministro Angelini Alfano , accusato anche di aver creato una sorta di loggia massonica segreta.
Per Lo Sciuto sono stati chiesti 14 anni. Nove anni per l’ex re della formazione professionale Paolo Genco, otto anni per Gaspare Magro, sei anni per l’ex sindaco di Castelvetrano Felice Errante, sette anni per Gaspare Angileri, due anni per Maria Luisa Mortillaro, sei anni e sei mesi per Isidoro Calcara, nove anni e sei mesi per l’ex coordinatore Inps Rosario Orlando, sei anni per Tommaso Geraci, due anni e sei mesi ciascuni per Vincenzo Chiofalo, Gaspare Berlino e Luciano Perricone. Otto anni sono stati chiesti per Vincenzo Passanante, sette anni e sei mesi per Salvatore Virgilio, sette anni per Vincenzo Giammarinaro, undici anni per Salvatore Giacobbe.
Il quadro offerto quello dell’esistenza di una articolata associazione a delinquere e creazione di una associazione segreta. Tutti gli imputati avrebbero partecipato ad un sistema che agiva con la corruzione, e che puntava ad inquinare la politica.
In aggiornamento
Cronaca
Catania – Oltre al deputato regionale Giuseppe Castiglione nel blitz antimafia “Mercurio” compaiono anche un sindaco e consiglieri. Il nome del deputato è nell’elenco dei 19 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo gli inquirenti, sarebbero tutti affiliati al sodalizio mafioso Santapaola-Ercolano.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere riguarda i seguenti indagati. BERGAMO Antonino. BONACCORSO Emanuele. BUCOLO Rosario. CASTIGLIONE Giuseppe (cl.79). COCO Giuseppe. DELLA VITA Antonino. DI BENEDETTO Antonio. Ed ancora: DI GAETANO Domenico. DI GAETANO Pierpaolo Luca. FRESTA Vincenzo. FORNARO Salvatore. MARCHESE Matteo. MARLETTA Ernesto. MARLETTA Rosario. MENDOLIA Salvatore. MIRABELLA Salvatore. MISSALE Santo. RIZZO Vincenzo. VITALE Nunzio.
Sono gravemente indiziati, con 15 diversi capi d’imputazione, dei reati di “associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, estorsione e trasferimento fraudolento di valori”.
Per gli inquirenti, sarebbero tutti affiliati al sodalizio mafioso Santapaola-Ercolano. E sono gravemente indiziati, con 15 diversi capi d’imputazione, dei reati di “associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico mafioso, estorsione e trasferimento fraudolento di valori”.
Sono due le società coinvolte e sequestrate: la Società Nicotra Biagio Alessio e le Onoranze Funebri San Marco, valore oltre 300 mila euro.
Al centro deelle attività investigatire del Ros, le Regionali del 2022 e le ultime amministrative di Misterbianco e Ramacca. C’è anche un altro politico che è finito dietro le sbarre: è il consigliere comunale Matteo Marchese.
Attualità
Sempre più acquirenti si trovano a dover affrontare un inconveniente imprevisto: il costo delle spedizioni per restituire prodotti difettosi su Amazon. Nonostante la piattaforma e-commerce garantisca il diritto di recesso e la sostituzione di articoli danneggiati, alcune segnalazioni indicano che ai clienti vengono fornite etichette di spedizione da affrancare invece che prepagate, costringendoli ad anticipare i costi e ad attendere giorni per ottenere il rimborso.
Quando un cliente acquista un prodotto e decide di restituirlo, solitamente riceve un’etichetta di reso prepagata. Tuttavia, diversi utenti hanno segnalato di aver ricevuto etichette da affrancare, con la conseguente necessità di pagare personalmente la spedizione. Questo solleva interrogativi sulla trasparenza della procedura e sulla conformità alle norme vigenti.
“Se un consumatore riceve un prodotto danneggiato o non conforme e procede con la restituzione nei tempi previsti, non dovrebbe essere obbligato ad anticipare le spese di spedizione. Il diritto di recesso e la garanzia legale prevedono che, in caso di prodotto difettoso, sia il venditore a coprire i costi del reso”, spiegano le associazioni dei consumatori.
Un aspetto ancor più controverso riguarda il rimborso effettuato direttamente sul saldo dell’account Amazon anziché sul metodo di pagamento originale. Questo meccanismo impedisce al cliente di incassare realmente la somma spesa, costringendolo a effettuare un nuovo acquisto sulla piattaforma.
Sul proprio sito, Amazon specifica che gli utenti hanno 30 giorni di tempo per restituire un prodotto acquistato, indipendentemente dalla motivazione. Per alcune categorie, come dispositivi elettronici e componenti per computer, il limite si riduce a 14 giorni. Tuttavia, la policy dell’azienda non dovrebbe sovrascrivere i diritti legali dei consumatori, che prevedono il rimborso delle spese di spedizione in caso di prodotti difettosi.
Chi acquista su Amazon deve leggere attentamente le condizioni generali di vendita e i dettagli sulla politica dei resi. Ecco alcuni suggerimenti per evitare brutte sorprese:
Amazon, come colosso dell‘e-commerce, ha il dovere di garantire ai consumatori un processo di reso equo e trasparente. L’invio di etichette prepagate dovrebbe essere la norma in caso di prodotti difettosi, così come il rimborso tempestivo delle spese sostenute dagli utenti. La questione rimane aperta, e l’attenzione dei consumatori su queste pratiche potrebbe spingere Amazon a rivedere le proprie politiche per evitare controversie e garantire un’esperienza di acquisto più corretta e sicura.
Cronaca
Il 17 febbraio 1992 rappresenta una data spartiacque nella storia della politica italiana. L’arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, e segna l’inizio di una delle inchieste giudiziarie più sconvolgenti del Paese: “Tangentopoli”. Questo scandalo, evidenziato con l’operazione “Mani Pulite”, scardinò un sistema di corruzione che coinvolgeva politici, imprenditori e funzionari pubblici, determinando la fine della “Prima Repubblica” e una profonda trasformazione del panorama politico italiano.
L’arresto di Mario Chiesa e l’inizio di Mani Pulite
Il 17 febbraio 1992, Mario Chiesa viene colto in flagrante mentre incassa una tangente di sette milioni di lire da un imprenditore. Il caso, che inizialmente sembrava isolato, si rivelò essere la punta di un iceberg di corruzione sistemica. L’inchiesta, guidata dal pool di magistrati milanesi tra cui Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo, portò a una serie di arresti e rivelazioni che coinvolsero esponenti di tutti i principali partiti politici dell’epoca.
Il Sistema di Corruzione Smantellato
Le indagini svelarono un sistema in cui la corruzione era parte integrante del finanziamento ai partiti e delle dinamiche imprenditoriali. Gli appalti pubblici venivano assegnati dietro pagamento di tangenti, mentre imprenditori e politici si scambiavano favori economici e personali. La rete di mazzette e finanziamenti illeciti si estendeva a livello nazionale, minando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Le Conseguenze Politiche di Tangentopoli
L’inchiesta portò all’arresto di centinaia di politici e imprenditori e al dissolvimento di partiti storici come la Democrazia Cristiana (DC) e il Partito Socialista Italiano (PSI). Leader di spicco come Bettino Craxi furono travolti dagli scandali, mentre l’opinione pubblica chiedeva un rinnovamento del sistema politico. Il terremoto giudiziario contribuì al crollo della Prima Repubblica e alla nascita della Seconda, con l’affermarsi di nuove forze politiche.
L’Eredità di Mani Pulite
A distanza di oltre trent’anni, Tangentopoli resta una ferita aperta nella memoria collettiva italiana. Se da un lato l’operazione Mani Pulite ha rappresentato un esempio di giustizia e trasparenza, dall’altro ha lasciato interrogativi irrisolti sulla persistenza della corruzione nel Paese. Il sistema politico subì una trasformazione, ma il problema della corruzione non fu completamente estirpato.
Tangentopoli segna un momento di svolta nella storia italiana, un evento che ha ridefinito il rapporto tra politica e cittadini. L’inchiesta Mani Pulite ha smascherato un sistema marcio, ma ha anche lasciato una lezione fondamentale: senza un costante controllo e una cultura della legalità, il rischio di ricadere negli stessi errori rimane sempre presente.