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Addio a Pino Ingardia

25 Aprile 2020 21:08, di Salvatore Morselli
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Una lunga malattia lo ha condotto alla fine della sua vita, una vita contrassegnata dalla voglia di lottare, di affermare le sue idee in un mondo più giusto. Nato nel 1951a Wattrelos, in Francia dove il padre era emigrato, era tornato a Paceco. Ci eravamo conosciuti quando io mi ero iscritto al Ginnasio. Le prime lezioni di greco, l'apprendimento dell'alfabeto,lui un anno avanti a me, me le diede lui.
Abitavamoa meno di cento metri di distanza, sulla via Seniazza, facevamo parte dello stesso gruppo di amici.

Gli anni del Liceo, dove si contraddistinse per la sua intelligenza, lo spirito critico, lo formarono ulteriormente,
Spirito libero, fece scalpore una litigata verbale, con riappacificazione con il professore di filosofia Renzo Venza, che di lui aveva una stima immensa ma con cui si scontrava dialetticamente.

Le uscite insieme, la sua chitarra, la sua voglia di cambiare il mondo. D'estate, di nascosto dai suoi, spesso prendevail treno per raggiungereDanilo Dolci a Partinico, a condividere una esperienza di vita accanto ai più deboli.

Quando tornava ci descriveva per ore ed ore l'attività diquell'uomo venuto dal Nord, coinvolgendoci emotivamente e politicamente.

Poi la sua militanza nel Pci prima, consigliere comunale e segretario di sezione a Paceco, nel sindacato e quindi alla Confesercenti e alla Cna dove ottenne importanti incarichi regionali.

Ci eravamo allontanati,anche perché lui si era sposato, era andato a vivere a Trapani, ma quando ci si rincontrava era come se ci fossimo lasciati la sera prima.
Scriveva, svariando,dal romanzo alle poesie, da articoli sull'accoglienza a libri di economia.
Era curioso di tutto.
Sapevo della sua malattia, ma non chiedevo mai come stava.

Ultimamente ci incontravamo, un saluto veloce, quando veniva a trovare la madre che stacon la sorella nello stesso stabile dove abito.

La notizia della sua morte, come per tutti quelli che gli sono stati vicino, è stata un colpo duro.
Con lui, che se ne va il giorno dell'Anniversario della Liberazione, una delle Feste, assieme al Primo Maggio,che lo ha visto sempre convinto partecipantein prima fila,se ne va una bella intelligenza, una delle persone con cui hovissuto importanti momenti della miacrescita umana e culturale, di quelle che certamente lasciano il segno.

A Lisa ed ai figli, alle sorelle, il mio abbraccio.
I divieti imposti dall'emergenza Coronavirus mi impediranno di poterlo salutare per l'ultima volta, per cui lo faccio da qui.
Ciao, Pino.

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