Cronaca

Erice. Rione San Giuliano, roccaforte dello spaccio

Due blitz antidroga che restituirscono l'immagine di un quartiere in mano agli spacciatori

Laura Spanò

Due blitz antidroga a pochi giorni l'uno dall'altro quelli effettuati dalle forze dell'ordine di Trapani nel rione popolare di San Giuliano, territorio di Erice. Due operazioni che danno la misura della gravità di quanto accade sotto gli occhi di tutti in quel quartiere, dove peraltro vive anche gente che lavora, gente perbene, gente che conduce una vita da cittadino normale.

Due attività che conferma l'attenzione delle forze dell'ordine per reprimere questo fenomeno. Prima sono arrivati i carabinieri in pieno giorno, coadiuvati dai vigili del fuoco per essere aiutati ad aprire botole, porte, scantinati, tutti rigoramente blindati e tutte videosorvegliate da telecamere.Quattro le persone raggiunte da misure cautelari, tra cui una giovane incinta, posta ai domicliari. Poi anche la polizia l'attività di servizio li ha visti a lavoro qualche palazzina distante dalla prima, ma sempre lo stesso quartiere, San Giuliano. Anche in questo caso gli investigatori della Squadra Mobile sono stati coadiuvati dai pompieri per poter accedere agli appartamenti e agli scantinati trasformati in veri bunker.

Eppure nessuna di queste operazioni porterà i frutti sperati: la fine dello spaccio di droga nel rione. Questo è stato infatti da sempre un quartiere dove gli spacciatori hanno saputo “rigenerarsi” nonostante le migliaia di operazioni antidroga, gli arresti, il sequestro della “robba” e dei soldi frutto dell'illecito commercio, e questo fin dai primi anni novanta, quando questi blitz erano all'ordine del giorno e dove non c'era casa dove almeno uno dei familiari non fosse stato già in carcere per droga. Oggi chi spaccia in questo quartiere si è evoluto, utilizza la tecnologia per cercare di sfuggire all'occhio attento di polizia e carabinieri, ma smercia sempre “morte”. Sia nell'operazione dei carabinieri, sia della polizia, si trattava di gente già conosciuta alle forze dell'ordine quella raggiunta da misure cautelare più o meno coercitive. Con una “lista di reati” da rabbrivido.

In molti dei casi dietro il business dello smercio di droga ci sono interi nuclei familiari più o meno allargati, ognuno con un specifico compito, ma tutti orientati a far fruttare il “guadagno”, non si sgarra. I controlli all'interno di queste “gang” sono maniacali. Capo e organizzatore un uomo solitamente, ma il ruolo delle donne si fa sempre più di spicco in queste organizzazioni, in entrambe le operazioni sono rimaste coinvolte donne, alcune delle quali già arrestate per lo stesso reato. Famiglie che non si fanno scrupolo di servirsi di figli minorenni per confezionare la merce o spacciarla. Una scuola a cui nessuno a quanto sembra, si vuole o si può esimere. Ecco da cosa dipende la “rigenerazione” di questi sodalizi, il padre viene arrestato, il figlio si incarica di proseguire, con l'aiuto della madre, degli zii, dei fratelli, cugini. E infine attorno ci sta quell'immenso esercito di piccoli spacciatori, occhi e orecchie del quartiere, spesso quasi invisibili, che gli permettono di continuare a portare avanti l'attività illegale di famiglia.

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