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Ancora in piazza a manifestare le famiglie dei marittimi sequestrati in Libia - Trapani Oggi

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Cronaca
Mazara del Vallo

Ancora in piazza a manifestare le famiglie dei marittimi sequestrati in Libia

13 Dicembre 2020 18:30, di Laura Spanò
Ancora in piazza a manifestare le famiglie dei marittimi sequestrati in Libia
Cronaca
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**Aggiornamento** - ROMA – “Stiamo lavorando per riaverli ma senza cedere ai ricatti. E’ inaccettabile che Haftar dica che ce li ridà se noi gli restituiamo quattro scafisti”: lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso di un”Agorà digitale’ su Zoom, cui partecipano circa 200 persone. “Il problema è che sono andati in acque che noi da dieci anni sconsigliamo e sono finiti nelle mani di un autoproclamato governo e un’autoproclamata milizia che dice che hanno violato la zona militare e ora sono in stato di fermo”, ha detto Di Maio, sottolineando di dirlo “non per loro ma per i prossimi perché è un’abitudine andare a pescare lì ed è un problema”. (ANSA).________________________________________________________________________
Mazara del Vallo - Al grido di "liberateli e vergogna" rivolto al Governo centrale, anche questa sera i familiari dei 18 marittimi che da 105 giorni sono rinchiusi in un carcere-caserma di Bengasi, sono tornati a protestare davanti l'abitazione del Ministro della Giustizia Bonafede. Hanno continuato a gridare la loro indignazione e la loro rabbia contro un Governo che appare insensibile alle loro richieste legittime. Sono trascorsi ormai 105 giorni da quel 1 settembre scorso e ormai le famiglie si sono stancate di aspettare e chiedono dunque un intervento deciso da parte del Governo.
 "Sono 18 vite umane che devono tornare a casa". Un solo grido da parte delle famiglie è risuonato forte "liberateli".
La manifestazione è stata interrrotta però per la presenza di altri manifestanti che nulla avevano a che fare con quella dei familiari dei marittimi e che per questo si sono allontanati dalla zona.
Ed intanto si apprende che entro la fine della prossima settimana inizierà il processo davanti al tribunale militare di Bengasi nei confronti dei pescatori di Mazara del Vallo detenuti in Libia da 105 giorni. Dal processo si spera di far rientrare i pescatori a casa nel più breve tempo possibile. Un passo avanti, dopo un lungo silenzio, attraverso la trattativa "parallela" portata avanti dall'armatore del peschereccio Antartide, dai suoi legali e dalla solidarietà degli uomini del mare.
Al silenzio del Governo incapace di dare notizie rassicuranti ai familiari, si è infatti opposta la grande operosità degli uomini del mare attraverso l’armatore Leonardo Gancitano del peschereccio Antartide che affiancato dal capo del dipartimento Pesca della Lega della Regione Sicilia Giovanni Lo Coco e dall’avvocato Carola Matta ha di fatto dato vita a una trattativa parallela che appare come l’unica strada percorribile per riportare i pescatori a casa nel più breve tempo possibile.
Dopo aver nominato, su delega della stesso avvocato Matta, un codifensore libico sul posto secondo l’iter giudiziario e con visto del consolato libico a Milano, la trattativa “parallela” comincia a dare i suoi primi risultati ed entro la fine della prossima settimana (non si conosce ancora il giorno preciso) potrebbe già celebrarsi la prima udienza del processo per i nostri pescatori davanti al tribunale militare di Bengasi, che di fatto è il tribunale militare in mano al generale Haftar. Potrebbero aprirsi diversi scenari, ma la speranza è quella di far rientrare i pescatori a Mazara del Vallo prima di Natale.

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