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Paceco | Cronaca

Antonino Tranchida di Paceco diventa collaboratore di giustizia

20 Settembre 2023 11:30, di Laura Spanò
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Era rimasto coinvolto in diverse operazione antidroga collegate ai "fardazza" di Partinico

A luglio scorso Antonino Tranchida 37 anni di Paceco assieme Giuseppe Accardo pure di Paceco era stato condannato per traffico di droga a quattro anni e quattro mesi i due pacecoti erano coinvolti nell’operazione Gordio.Il Pubblico Ministero, Alfredo Gagliardi, aveva avanzato una richiesta di condanna a nove anni per entrambi. Per entrambi, assistiti dagli avvocati Natale Pietrafitta, Luigi Pipitone e Raffaele Bonsignore era caduta, però, l’aggravante dell’associazione e l’accusa di aver favorito Cosa Nostra. La sentenza era stata emessa dal Gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro.

Ad agosto scorso però Antonino Tranchida è diventato “collaboratore di giustizia” così come avviene in questi casi ora viene seguito da un legale del Foro di Torino. Tranchida conosce bene chi gestisce la droga sull'asse Reggio Calabria-Palermo-Trapani. Conosce i nomi dei grossisti Campani ma anche i retroscena degli affari in corso a Roma.

Antonino Tranchida era stato arrestato assieme all'altro pacecoto assieme ad altre trenta persone. Per l’accusa avrebbero fatto parte di una delle cinque bande smantellate nell’operazione Gordio, messa a segno dai carabinieri del Ros di Palermo. Spaccio di droga importate da Lazio e Calabria ma anche spedizioni punitive e danneggiamenti. Ai due Pacecoti veniva contestato anche di aver acquistato un quantitativo di stupefacente da un gruppo criminale calabrese guidato da Rocco Pesce e Michele Grasso. Dalle intercettazioni e dai pedinamenti effettuati dai militari dell’Arma era emerso che i due si fossero recati da Paceco a Reggio Calabria per definire un accordo economico sul prezzo dello stupefacente da acquistare. Le intercettazioni, però, hanno registrato una “truffa” che avrebbero subito i pacecoti che dopo aver versato il denaro, non avrebbero ricevuto in cambio lo stupefacente. Queste le attività principali dei diversi gruppi, capeggiati, secondo gli investigatori da Michele Vitale dello storico clan “Fardazza”, Michele Casarrubbia e Gioacchino Guida, condannati rispettivamente a 6 anni e 8 mesi, 20 anni e 19 anni.

Le intercettazioni, però, hanno registrato una “truffa” che avrebbero subito i pacecoti che dopo aver versato il denaro, non avrebbero ricevuto in cambio lo stupefacente.

Dopo la condanna però Antonino Tranchida ha deciso di vuotare il sacco. La Procura di Palermo sta iniziando a depositare i suoi verbali in vari processi. Le sue dichiarazioni appaiono alquanto interessanti e si aggiungono alle indagini che gli investigatori non hanno mai chiuso. I verbali di Tranchida vengono raccolti dai pubblici ministeri Bruno Brucoli e Alfredo Gagliardi. Uno degli ultimi è del 31 agosto scorso dove Tranchida ricostruisce i canali della droga attivati con le ‘ndrine di Rosarno, dove racconta degli ottimi rapporti intrattenuti con Vitale di Partinico al punto che nel 2018, gli fece scegliere una barca ormeggiata a Trapani e la rubò per lui. Lo stesso favore fu fatto a Giuseppe Lombardo, pure lui condannato. Le barche furono poi spostate a Balestrate. Antonino Tranchida ha confermato che la marijuana viene coltivata nelle campagne di Partinico, mentre la cocaina si fa affidamento ai Pesce di Rosarno in provincia di Reggio Calabria. In questo caso il riferimento è Pietro Canori, narcotrafficante romano che già nel 2021 era stato catturato in Spagna. Poi il capitolo delle donne a cominicare da Maria Rita Santamaria che dice Tranchida godeva della fiducia di Michele Vitale. Sempre secondo il racconto del pacecoto, Santamariasi faceva recapitare i semi di cannabis per impiantare nuove piantagioni, all’Istituto tecnico commerciale “generale Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico dove lavora come segretaria. Ma di cose Antonino Tranchida ne ha tante da raccontare e non è escluso che ai racconti seguiranno le operazioni. E già qualcuno “trema”.

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