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Politica

Appello dei 24 sindaci della Provincia

27 Marzo 2020 10:00, di Redazione
Appello dei 24 sindaci della Provincia
Politica
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Una nota a firma di tutti e ventiquattro sindaci della Provuincia di Trapani inviata alle massime autorità nazionali e regionali, ad iniziare dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In questa nota i primi cittadini trapanesi esprimono le loro preoccupazioni sia per l'attuale momento delicato dal punto di vista sanitario sia per le ripercussioni che esso avrà sul piano socio economico. Questo il testo integrale della lettera: 
"Gentili Autorità,
in quest’ora così grave che ci vede tutti uniti per fronteggiare la grave emergenza sanitaria che sta attanagliando il nostro Paese a causa della diffusione del virus Covid-19, sentiamo il dovere, come Sindaci e Presidenti dei Consigli comunali dei Comuni della ex Provincia di Trapani, oggi Libero Consorzio dei Comuni, di rivolgerci in primis al Signor Presidente della Repubblica ed ai Sigg. Voi tutti per manifestare, intanto, il più sentito ringraziamento per l’impegno e la dedizione con cui ciascuno di Voi si sta adoperando per il contenimento della pandemia e per garantire la presenza delle istituzioni al fianco di tutti i nostri concittadini, tanto al netto delle variegate competenze e diverse appartenenze politiche.

Immensa la gratitudine per le donne e gli uomini del comparto medico-sanitario così come nei confronti delle Forze dell'Ordine e delle Forze Armate, unitamente alle Parrocchie e Associazioni del volontario diffuso oltre che della Protezione Civile.
Come Sindaci e Presidenti dei Consigli comunali, nel diverso ruolo ma a nome di tutte le componenti politiche, prima linea istituzionale a continuo diretto contatto con i cittadini e le parti sociali tutte, sentiamo però anche l’obbligo di manifestarVi profondamente una preoccupazione che presto sarà grande tanto quella che in questo momento proviamo per la salute pubblica e cioè quella relativa alla crisi socio-economica che di sicuro riguarderà vasti strati della popolazione e la totalità del tessuto produttivo dei no-stri territori.
Noi tutti e i nostri municipi, ogni giorno, riceviamo allarmi e ansie da parte di tutti i comparti produttivi ma anche dalle famiglie, e dai singoli cittadini (ivi compresi quanti, non sempre dentro il pieno rispetto delle regole, comunque provavano a sbarcar luna-rio alla giornata) tanto per le emergenze della vita presente quanto per il futuro incerto che si prospetta davanti ad una crisi così repentina e imprevista e attualmente non circo-scrivibile nel tempo.
V'è da aggiungere altresì, che questa nostra remota provincia d'Italia, frontaliera nel Mediterraneo, già da tempo sconta una gravosa condizione di periferia a causa dei mancati idonei collegamenti infrastrutturali ferroviari e stradali, e dei trasporti di merci e persone su gomma oltre che aerei (l’aeroporto di Birgi - Trapani, già interessato dalla cri-si del conflitto libico, ha dovuto subire proprio in questi ultimi anni anche la crisi conseguente alle scelte di talune compagnie low-cost oltre che di linea nazionale). Tale ultimo accenno, non casuale, tende a significare con forza l'imminente tracollo di larga parte dell'intero sistema produttivo trapanese che vede nella filiera turistica e dei servizi an-nessi e correlati, così come dell'agro-alimentare e della pesca, il suo principale sostenta-mento economico e sociale.
Le nostre Amministrazioni, come le tante della Sicilia e del resto d’Italia, hanno già messo in campo, per quanto possibile, con i propri mezzi e risorse ma sovente avvalendosi di donazioni e volontari, azioni che rispetto all'attuale quadro normativo e finanzia-rio risultano assolutamente limitate, atte in prima battuta a fronteggiare a mala pena il primario sostentamento economico delle famiglie. L'ipotesi del rinvio delle scadenze del-le imposte comunali gravanti sulle imprese, invero, non risolveranno la condizione di profonda crisi economico – sociale venutasi a creare.
Si tratta pertanto di azioni minime che, per quanto doverose e necessarie, non possono che essere considerate una risposta assolutamente non adeguata per affrontare una crisi di queste dimensioni a danno dell’intero tessuto sociale e che se prolungata nel tempo rischia di determinare il collasso dei conti degli enti locali oltre che l'azzeramento del comparto economico, produttivo e dei servizi.
Alla luce di ciò, ci preme come Sindaci e Presidenti dei Consigli comunali, donne e uomini delle Istituzioni come Voi, portavoce del disagio e della preoccupazione di famiglie e imprese oltre che delle diverse e più variegate componenti politiche e sociali, di rinnovarvi l’accalorato appello che già altri nostri colleghi, in primis il Presidente dell’Associazione nazionale dei comuni italiani ed a seguire il Presidente di AnciSicilia, Vi hanno rivolto onde mettere in campo con tutta l'urgenza del caso la totalità del-le misure necessarie volte a contrastare in concreto un disagio sociale ed economico che si annuncia senza precedenti nel recente passato della storia repubblicana.
E’ indispensabile, non sfugge a nessuno, fare presto e agire con la massima sinergia istituzionale per impedire che tanti nostri concittadini perdano il lavoro, che le famiglie si trovino senza sostegno e sostentamento e che le nostre imprese di ogni comparto produttivo vadano definitivamente in crisi e falliscano.
I Comuni possono, debbono e vogliono fare anche la loro parte, occorre però con-sentirlo. Necessita il coraggio legislativo di consentire la deroga ai vari limiti e divieti alle capacità di spesa, per cominciare dagli accantonamenti di bilancio. Prima ancora che del-la corrente stabilità finanziaria, a maggior ragione davanti ad una emergenza di carattere straordinario e mondiale, necessita preoccuparsi di garantire stabilità sociale, dunque, sicurezza sociale. Insomma, sostegno immediato alle famiglie e alle imprese.
La povertà, sopratutto ma non solo nel sud del paese, nuda e cruda vieppiù manifestatasi anche a causa degli effetti più malefici del coronavirus, deve essere guardata in faccia senza ipocritamente girarsi dall'altra parte: essa in larga parte veniva anche contenuta dentro il tunnel degli espedienti che consentiva di tirare cinghia per arrivare a fine mese, oltre che del censurabile lavoro in nero che, quotidianamente scopriamo emergente.
Il reddito di cittadinanza, ne’ altre limitatissime risorse sociali nelle disponibilità dei Comuni, non copre in questa fase la domanda di nuovo aiuto dei nuovi poveri, che si allarga a macchia d'olio, scalando anche posizioni sociali impensabili.
Siamo assolutamente certi e totalmente fiduciosi che non mancherà la necessaria e fondamentale solidarietà e collaborazione istituzionale nelle diverse responsabilità tra di Voi e nei confronti degli enti locali per garantire a tutti i cittadini quelle risposte concrete che, con il contributo e l’impegno di tutti, ci permetteranno di rimettere prontamente le nostre comunità in cammino.

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