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Arresto dei tre evasi, tutti i particolari [VIDEO]

02 Novembre 2017 12:27, di Ornella Fulco
Arresto dei tre evasi, tutti i particolari [VIDEO]
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"La fuga non è da attribuire a carenze del carcere di Favignana, dappertuttoo è dotato di tutti i necessari accorgimenti per tutelare la collettività da casi del genere ma, a causa di situazioni sulle quali stiamo compiendo accertamenti, i tre detenuti hanno avuto modo di organizzare la fuga. Stiamo valutando se vi  siano aspetti da imputare, in maniera colposa o dolosa, alla mano dell'uomo". Così il procuratore capo di Trapani, Alfredo Morvillo, ha aperto la conferenza stampa al Comando provinciale dei Carabinieri seguita l'arresto dei tre detenuti evasi dalla Casa di reclusione lo scorso 28 ottobre. "Grazie alla collaborazione tra Arma e Polizia Penitenziaria - ha proseguito - abbiamo riassicurato alla giustizia i tre evasi che, dopo la fuga, hanno atteso che le condizioni marine migliorassero, e hanno tentato, ieri notte, di lasciare Favignana". Due di loro, vistisi scoperti mentre armeggiavano accanto ad una imbarcazione, si sono gettati in mare ma sono stati raggiunti dai Carabinieri - tra cui il comandante della locale Stazione, il maresciallo Francesco Di Girolamo - che non hanno esitato a seguirli in acqua, mentre un terzo è tornato verso la terraferma dove è stato bloccato dai poliziotti penitenziari. "Un intervento rocambolesco - lo ha definito il maggiore Antonio Merola, a capodel Reparto Operativo del Comando provinciale di Trapani - avvenuto, nelle fasi iniziali, nel buio più totale dell'area del porticciolo di Punta Longa. Adriano Avolese e Giuseppe Scardino sono stati inseguiti e fermati dai militari dell'Arma mentre Massimo Mangione è stato bloccato, poco dopo, dai poliziotti penitenziari". "Il coordinamento tra le forze di polizia si è dimostrato, ancora una volta, essenziale e fruttuoso - ha detto Augusto Zaccariello, comandante del Nucleo Investigativo  Centrale della Polizia Penitenziaria - e siamo riusciti, in breve tempo, a raggiungere questo importante risultato". "Il punto scelto per lasciare l'isola - ha sottolineato il maggiore Diego Berlingieri che guida il Nucleo Investigativo del Comando provinciale  Carabinieri - era quello più vicino alla costa marsalese che, col favore della luna piena e del mare calmo, gli evasi avrebbero raggiunto in circa 15-20 minuti di navigazione". I tre sono stati trovati in possesso di un set di arnesi da scasso e di alcuni indumenti. Non si sa ancora dove abbiano esattamente trascorso il loro tempo dal momento della fuga a quello della cattura. Comunque non in un luogo all'aperto - è stato sottolineato - in cui sarebbero stati scoperti nel corso dei pattugliamenti a tappeto effettuati sul territorio dell'isola. Il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Stefano Russo, ha ricordato come da subito sia scattata la "macchina" delle ricerche e come ci sia stata collaborazione anche da parte della cittadinanza dell'isola tra la quale, comprensibilmente, si era diffusa una certa inquietudine per la possibile presenza in libertà di tre soggetti di notevole spessore criminale. Plauso per la riuscita dell'operazione è stato espresso dal sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, che si è detto "lieto di poter ribadire che i cittadini possono e devono credere nelle Istituzioni e sentirsi più sicuri", dal presidente del Consiglio comunale Ignazio Galuppo e da Gioacchino Veneziano, segretario regionale della Uilpa Penitenziari che ha ricordato gli sforzi profusi dagli agenti "in servizio a Favignana, con a capo il comandante di Reparto, che dal giorno dell’evasione, dopo aver espletato servizio in carcere si sono messi a battere metro per metro l’isola, usando anche mezzi propri ininterrottamente". "Questo grave episodio - ha commentato il segretario generale del Sappe, Donato Capece - sia l’occasione per ripensare davvero lo stato precario della sicurezza delle carceri italiane che scoppiano con quasi 58mila detenuti; il sistema non regge più, è farraginoso e le evasioni ne sono la più evidente dimostrazione. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, le telecamere e i sistemi anti intrusione ed anti evasione spesso non funzionano, e questo è gravissimo. I vertici del Ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Mancano agenti di Polizia Penitenziaria e queste sono le conseguenze e coloro che hanno la responsabilità di guidare il Ministero della Giustizia - conclude Capece - si dovrebbero dimettere dopo tutti questi fallimenti".

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