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Cronaca
Calatafimi

Arresto Raccuglia: Qui si fa l'Italia o si muore

30 Novembre 2009 08:00, di Niki Mazara
Arresto Raccuglia: Qui si fa l'Italia o si muore
Cronaca
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Calatafimi 30/11/2009 - Domenica quindici Novembre, alle ore 17,30, gli agenti della catturandi della mobile di Palermo irrompono nell’abitazione numero 80 di via Cabasino a Calatafimi e assicurano alla giustizia Domenico Raccuglia. Nell'appartamento, che aveva scelto come covo solo da pochi giorni, sono stati sequestrati due pistole, documenti, pizzini, denaro e materiale definito dagli inquirenti molto importante. Latitante da quindici anni, chiamato “il veterinario”, Domenico Raccuglia figurava come numero due di Cosa Nostra, subito dopo Matteo Messina Denaro, era uno dei gli uomini più vicini a Giovanni Brusca ed oggi era candidato a diventare il capo della mafia palermitana. Originario di Altofonte, in provincia di Palermo, centro noto per la sua bizzarra architettura che si presenta ben visibile dalla Palermo Sciacca, “il veterinario”, è stato condannato a tre ergastoli, uno dei quali per l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, a 20 anni di reclusione per tentato omicidio e ad altre pene per associazione mafiosa. Verso le 18 di Domenica 15  novembre, inizia a girare la voce nel paese che in via Cabasino hanno catturato un pericoloso latitante. Numerosi giovani iniziano a dirigersi verso il luogo dell’arresto. Alcuni mossi da semplice curiosità, altri più o meno impegnati nel sociale, iniziavano a fiutare che qualcosa d’importante stava accadendo in paese in quella fresca serata autunnale. Man mano che ci si avvicina al numero 80, si odono le urla di gioia degli agenti che si congratulano l’un l’altro per l’ottimo lavoro svolto, forse per un inconscio sfogo di nervi per i fine settimana passati a lavorare lontani dalle loro famiglie e per tutti i sacrifici fatti per arrivare alla cattura di Raccuglia. Ci si avvicina al numero ottanta e quelle grida di gioia prendono forma, la forma di uomini con il volto coperto dal passamontagna, veri eroi di questa storia “di Sicilia”. Il tempo passa e il numero dei giovani accorsi in via Cabasino cresce di secondo in secondo, come anche la consapevolezza che si stesse assistendo alla cattura di qualche pezzo grosso. Il paese è piccolo, le voci corrono rapide; hanno catturato Domenico Raccuglia, il numero due di Cosa Nostra. Gli applausi da parte dei ragazzi di Calatafimi agli uomini della catturandi si fanno sempre più intensi e non mancano abbracci fraterni tra calatafimesi e uomini delle forze dell’ordine, come tifosi che gioiscono per una rete della propria squadra durante una partita, un’importante partita, perché in questo caso ci si gioca la propria terra, la propria patria. Sono quasi le 22 e i giovani accorsi sul posto sono qualche centinaio, aspettano l’uscita del boss di Altofonte e d’improvviso compare. Compare Domenico Raccuglia “U veterinariu”, l’uomo che per quindici anni è rimasto invisibile, come un fantasma, ora ha un volto. Le manette ai polsi e uno sguardo sorpreso e arrabbiato come quello di uno squalo finito nelle reti. La folla lo vede, e lascia partire un liberatorio coro: “Scemo, scemo!!”. Una reazione sincera e  forte quella dei ragazzi di Calatafimi, forse la più importante reazione che la Sicilia abbia mai visto, sicuramente indicativa di un cambiamento di mentalità nelle nuove generazioni che si sono stancati di vedere la propria terra in balia di certi individui arricchiti alle spalle delle proprie vittime e succhiando il sangue alla nostra madre “Sicilia”.  Qui, a Calatafimi, il 15 Maggio del 1860 venne combattuta dai Garibaldini una battaglia contro i Borboni, una battaglia che aprì le porte alla successiva unificazione dell’Italia intera. Chissà se, con la battaglia che le forze dell’ordine hanno vinto contro la mafia, proprio a Calatafimi, il 15 Novembre, non sia l’inizio di una grande offensiva che porti alla definitiva vittoria nei confronti di Cosa Nostra. Francesco Fiorello

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