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Carenze organico Polizia penitenziaria, sindacati proclamano stato di agitazione e chiedono rinforzi

11 Novembre 2016 16:56, di Ornella Fulco
Carenze organico Polizia penitenziaria, sindacati proclamano stato di agitazione e chiedono rinforzi
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Stato di agitazione proclamato dai sindacati della Polizia Penitenziaria SAPPe, OSAPP, SINAPPE, FNS CISL, USPP e CNPP per protestare contro le carenze nell'organico della Casa circondariale di Trapani. Una criticità più volte segnalata e che, lungi dall'essere risolta, si è aggravata - secondo le organizzazioni sindacali - a causa dell'apertura del nuovo reparto "Adriatico" dove potranno essere ospitati altri 200 detenuti. Non sono sufficienti, secondo i sindacati, le oltre 30 unità di personale trasferite, da qualche settimana, al carcere trapanese perchè queste non potranno essere tutte destinate al nuovo padiglione a causa del venir meno, entro l'anno, di 23 unità di Polizia Penitenziaria. I sindacati hanno inviato una nota congiunta al direttore dell'Amministrazione penitenziaria della Sicilia, Gianfranco De Gesù, in cui ribadiscono lo stato di disagio in cui, attualmente, i poliziotti penitenziari - che non garantiscono solo compiti di mera sorveglianza ma anche di tipo trattamentale per i detenuti - sono costretti ad operare. Il documento è stato inviato, per conoscenza, al vice capo vicario del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, al direttore generale del personale e della formazione dell’Amministrazione penitenziaria, al direttore generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al direttore dell’Ufficio per le Relazioni Sindacali presso l’Ufficio del Capo del Dipartimento, al direttore della Casa circondariale di Trapani e alle segreterie regionali e nazionali di SAPPe, OSAPP, SINAPPE, FNS CISL, USPP e CNPP per chiedere, al più presto, la convocazione di un incontro. Secondo i sindacati quella attuale è una "perniciosa condizione lavorativa e conseguenza ineluttabile di essa è l’abbassamento dei sufficienti livelli di performance del personale in divisa legati principalmente all’attività trattamentale, a cui si aggiungono le inevitabili ricadute sulla componente stressogena degli operatori di polizia, derivanti dalla compressione dei loro diritti soggettivi". I sindacati contestano anche l'operato della Direzione del carcere trapanese che li avrebbe informati della destinazione dei 31 nuovi poliziotti al nuovo reparto senza consultarli preventivamente per confrontarsi sui criteri di assegnazione e che, nel progetto, "non tiene conto delle ben 23 unità che entro fine anno (per i più disparati motivi) andranno a decrementare la consistenza numerica della ormai carente pianta organica dell’Istituto di Trapani". Nel carcere sono attualmente presenti circa 400 detenuti, dei quali circa 100 appartenenti al circuito "Alta Sicurezza". A questi, sottolineano i sindacati, si aggiungeranno circa 80 detenuti che potranno essere ospitati nei reparti in cui sono in via di ultimazione lavori di manutenzione per renderli nuovamente agibili, e i 200 detenuti del nuovo reparto “Adriatico” quando sarà entrato a pieno regime. I poliziotti penitenziari al momento in servizio alla Casa circondariale, secondo quanto contenuto nella nota dei sindacati - sono 255 a cui vanno aggiunti i 31 di recente trasferiti. "Tale numero - sottolineano i sindacati - è ben inferiore alle 320 unità previste dalla pianta organica stabilita a seguito della riunione tenutasi al Provveditorato regionale dell'Amministrazione Penitenziaria lo scorso 20 settembre". Secondo SAPPe, OSAPP, SINAPPE, FNS CISL, USPP e CNPP è "improcrastinabile un incremento pari ad almeno 60 unità al fine di assicurare ai detenuti un trattamento in linea con le normative vigenti ed al personale di godere dei sacrosanti diritti soggettivi. Ci chiediamo, allora, come la Direzione generale dei Detenuti e del Trattamento possa ambire all’attuazione di politiche volte a rafforzare l’aspetto trattamentale se poi resta miope allorché è chiamata a porre le condizioni necessarie per consentire alla Polizia Penitenziaria - unica nell’intero sistema penale a cumulare in sé funzioni di sicurezza e di trattamento - di svolgere i propri delicati compiti istituzionali nelle migliori condizioni oggettive e soggettive. Troppo spesso, purtroppo, accade che i ridondanti proclami dell’Amministrazione volti alla concretizzazione della irrinunciabile funzione rieducativa della pena detentiva, finiscano per infrangersi contro le incapacità della stessa di predisporre e mettere in campo tutti i necessari strumenti per la realizzazione di questo principio di rango costituzionale. Ecco, allora, che gli effetti positivi del trattamento vengono indeboliti se non addirittura vanificati dalla cronica carenza di risorse umane e strumentali". I sindacati si dicono "convinti che soltanto potenziando tali strumenti si possa raggiungere il risultato che i costituenti avevano pensato durante la stesura dell’Art. 27 della Carta costituzionale, ossia quello di una pena che sia capace di restituire alla società civile individui in grado di reinserirsi positivamente nel suo tessuto. Tali soggetti ricadranno con sempre minore frequenza nel circuito penale; in caso contrario gli stessi individui commetteranno, una volta riacquistata la piena libertà, dei nuovi reati, decretando così il fallimento dei principi costituzionali e, al contempo, producendo effetti nocivi sulla collettività, sia in termini di spesa che di allarme sociale". Per tutti questi motivi le organizzazioni sindacali chiedono di valutare la possibilità di assegnare ulteriori 30 unità di Polizia Penitenziaria, tra cui un sufficiente contingente di appartenenti al ruolo degli Ispettori e dei Sovrintendenti, per "evitare il vero e proprio collasso" del carcere trapanese. I sindacati concludono la loro nota riservandosi - nel caso in cui il loro appello non venisse accolto - di "mettere in atto iniziative eclatanti. Sarà proclamata - conclude la nota - un’assemblea permanente, si farà luogo allo sciopero della fame e della sete, saranno interessati i mass-media partecipando loro i motivi della nostra protesta. Da ultimo, previa autorizzazione delle autorità locali competenti e cercando il coinvolgimento delle stesse, si accoglierà il Ministro con bandiere e striscioni dei sindacati per manifestare le proprie doglianze".

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