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Carte clonate e riciclaggio: sgominata banda, un alcamese tra gli arrestati - Trapani Oggi

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Cronaca
Patti

Carte clonate e riciclaggio: sgominata banda, un alcamese tra gli arrestati

23 Marzo 2016 19:00, di Ornella Fulco
Carte clonate e riciclaggio: sgominata banda, un alcamese tra gli arrestati
Cronaca
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C'è anche l'alcamese Giuseppe Cusumano tra le persone coinvolte nell'operazione "POSpartout", condotta dagli uomini del Commissariato di Polizia di Patti, in provincia di Messina, che ha portato, stamane, all'esecuzione di dieci provvedimenti cautelari emessi dal gip del Tribunale di Patti Ines Rigoli. Cusumano, che è finito in carcere, è accusato di aver fatto parte di un'associazione a delinquere specializzata nell'utilizzo fraudolento di carte di credito clonate e nel riciclaggio dei proventi ai danni di ignari stranieri, titolari di conti correnti. Questi i nomi degli altri componenti condotti in carcere: Francesco Valenti, commerciante edile di Rocca di Caprileone, Marian Nicoi, cittadino rumeno residente a Capo d’Orlando, Dario Vitellaro, di Palermo. Arresti domiciliari per Basilio Spinella, imprenditore commerciale di Piraino, Rosario Terribile, di Rocca di Caprileone, Florin Bindileu, cittadino rumeno residente a Rocca di Caprileone. Obbligo di dimora per Rosa Ciancio, bancaria di Patti. Altri due indagati, destinatari di arresti domiciliari, non sono stati rintracciati e sono ricercati. Altre due persone sono state raggiunte da avvisi di garanzia. Le indagini, condotte anche con l’ausilio di intercettazioni di utenze telefoniche e conversazioni, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire la struttura e le modalità operative della banda. Le carte clonate, materialmente prodotte da Giuseppe Cusumano e da Dario Vitellaro, venivano intestate ad ignari clienti di banche e utilizzate sui dispositivi POS collegati alle ditte commerciali di alcuni componenti del sodalizio criminale per inscenare fittizi acquisti di beni. Gli importi dei relativi pagamenti, accreditati così sui conti dei falsi venditori, venivano deliberatamente confusi tra i versamenti realmente imputabili alle transazioni commerciali quotidianamente effettuate. In alcuni casi, a giustificazione di queste transazioni illecite, venivano formati falsi scontrini e finti documenti fiscali. I soldi "sporchi” venivano poi prelevati dai titolari dei conti e divisi tra tutti i componenti della banda secondo quote determinate a seconda dei ruoli di ciascuno di loro. Le indagini condotte dalla Polizia sotto la direzione del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Patti Maria Milia, hanno permesso di accertare, inequivocabilmente, che tali prelievi di somme rilevanti, “ripulite” con modalità che avrebbero dovuto sollevare i sospetti degli Istituti bancari e condurre alle segnalazioni previste dalla vigente normativa antiriciclaggio, in realtà godevano di una "corsia privilegiata" garantita dalla funzionaria di banca Maria Ciancio. Il lavoro investigativo, protrattosi per oltre sei mesi, ha permesso di ricostruire gli estremi di illecite “strisciate” relative a centinaia di carte di credito – in grandissima parte riconducibili a banche extraeuropee – ciascuna per importi di 2 o 4 mila euro o multipli di essi e per un giro di affari approssimativamente stimabile – limitatamente al periodo preso in esame – nell’ordine di 500mila euro.

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