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Casa circondariale: un busto per l'agente Giuseppe Montalto, ucciso dalla mafia [FOTO] - Trapani Oggi

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Casa circondariale: un busto per l'agente Giuseppe Montalto, ucciso dalla mafia [FOTO]

23 Dicembre 2017 15:33, di Ornella Fulco
Casa circondariale: un busto per l'agente Giuseppe Montalto, ucciso dalla mafia [FOTO]
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A ventidue anni dalla sua tragica uccisione, ad opera della mafia, l'agente scelto della Polizia Penitenziaria Giuseppe Montalto è stato ricordato stamane alla Casa circondariale di Trapani. Un busto, una lapide e una frase di Giovanni Falcone - "Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perchè è in ciò che sta l'essenza della dignità umana" - testimoniano a tutti di quell'omicidio terribile, avvenuto sotto gli occhi della moglie incita, deciso per "punire" un poliziotto penitenziario che svolgeva il suo lavoro con competenza e impegno. Montalto, quando venne trucidato nella frazione trapanese di Palma, prestava servizio nella IX sezione del carcere dell'Ucciardone a Palermo dove erano ristretti, in rigorosissimo regime di 41 bis, molti esponenti di spicco di Cosa Nostra. Un omicidio eseguito appositamente nel periodo di Natale "per fare un regalo" ai mafiosi in carcere, come è cristallizzato nella ricostruzione dei fatti contenuta nella sentenza che ne condannò l'esecutore materiale. A ricordare Montalto, stamane, c'erano autorità civili e militari del territorio, colleghi, esponenti dell'Associazione nazionale Polizia Penitenziaria, di Libera e, soprattutto, la moglie e una delle due figlie del poliziotto penitenziario alla cui memoria, nel 1997, è stata conferita la medaglia d'oro al valor civile. Dopo i saluti del direttore, Renato Persico, e il messaggio del capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria letto dal comandante di reparto della Polizia Penitenziaria di Trapani, Giuseppe Romano, le parole più toccanti sono state certamente quelle dell'ispettore Maurizio Santo che fu collega di Montalto prima nel carcere Le Vallette a Torino e poi all'Ucciardone. "Con i colleghi parliamo spesso di Giuseppe e non ne parliamo mai al passato - ha detto - di lui ricordiamo l'impegno, la tenacia, il suo essere speciale in tutto quello che faceva. In quel periodo a Palermo lavoravamo in maniera massacrante, senza contare giorno e notte, per assicurare il rispetto delle regole del 41 bis in condizioni davvero difficili. Nessuno di noi, però, immaginava che si potesse arrivare ad un fatto gravissimo come l'uccisione di un poliziotti penitenziario. Forse fu un errore, a quel tempo, permettere che quei mafiosi tornasseso così vicino a casa loro, dove intendevano continuare a spadroneggiare. E' andata come sappiamo: hanno preso un 'angelo' e lo hanno fatto fuori". Allora la memoria, come ha sottolineato il responsabile provinciale di Libera, Salvatore Inguì, non è soltanto ricordare e onorare qualcuno che non c'è più, è continuare a raccontare quella storia e quei fatti perchè gli orrori della mafia vengano guardati dalla parte di chi li ha subiti semplicemente perchè ha scelto di compiere il proprio dovere, di restare fedele ad un impegno verso se stesso e verso la comunità. "Oggi non ricordiamo qualcosa che appartiene, dopo tanto tempo, alla storia - ha detto il giornalista Rino Giacalone prima di leggere alcuni passaggi della sentenza di condanna del sicario Vito Mazzara - ma parliamo di cose ancora attuali. Chi pensa di ammorbidire il regime carcerario del 41 bis per i mafiosi dovrebbe ricordarlo". A scoprire il monumento che ricorda Giuseppe Montalto, nel cortile interno della Casa circondariale, è stata la vedova, Liliana Riccobene, che poco prima, anche se tra le lacrime, aveva voluto rivolgere alcune parole ai presenti. Parole semplici e forti, per chi le ha volute ascoltare, sulla necessità di non abbassare la guardia di fronte a certi fenomeni, di non lasciare soli, isolati, coloro che si impegnano per il rispetto della legalità e della giustizia. Poi il momento della preghiera e la benedizione impartita dal cappellano del carcere, don Francesco Pirrera, e la chiusura in musica affidata alle struggenti note del violoncello del maestro Salvo Toscano che ha eseguito due brani scritti appositamente in memoria dell'agente ucciso.

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