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Cultura
Alcamo

Castello di Calatubo, possibile la concessione a privati per attività turistiche

24 Marzo 2016 16:57, di Ornella Fulco
Castello di Calatubo, possibile la concessione a privati per attività turistiche
Cultura
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Potrebbe finire in mani private per attività turistico-ricettive l'antico Castello di Calatubo. L'immobile che sorge su una rocca nel territorio del comune di Alcamo ed visibile percorrendo l'omonimo viadotto dell’autostrada Palermo-Trapani, è stato inserito tra i beni pubblici che il Governo nazionale ha deciso di vendere o di affidare in concessione a privati con il decreto “Sblocca Italia”. In provincia di Trapani sono inseriti in questo elenco anche alcuni fari dismessi - come quello di punta Libeccio a Marettimo e quello di punta Spadillo a Pantelleria - la Collegiata dei Santi Pietro e Paolo a Castelvetrano, l'hotel Myriam a Pantelleria, un'area adiacente alla Stazione ferroviaria di Trapani e un residence ad Erice. Il Castello, dal 2007, è di proprietà del Comune di Alcamo che, nel 2013, diede il placet al suo inserimento nel "Progetto Valore Paese - Dimore". Il progetto di vendita è realizzato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in coordinamento con il Ministero dello Sviluppo economico, attraverso l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, in collaborazione con il Dipartimento del Tesoro, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con l’Agenzia del Demanio. Il Castello di Calatubo è stato così inserito tra i beni pubblicizzati sul sito investinitalyrealestate.com, un portale “dedicato alla presentazione di offerte di investimento in immobili pubblici, di società partecipate pubbliche o partecipate pubblico-privato, destinate ad operatori italiani ed esteri”. Nella descrizione dell'investimento si sottolinea che l'antico castello, edificato a partire dal 1100, "per la sua posizione ben si presta ad essere adibito a struttura turistico-ricettiva con una superficie coperta pari a 4.500 m²" anche se "il complesso necessita di consistenti interventi di ristrutturazione e consolidamento”. La vicenda non ha mancato di suscitare vivaci polemiche da parte dei cittadini alcamesi e anche dell'associazione "Salviamo il Castello di Calatubo" che si era anche fatta promotrice di una intensa campagna di sensibilizzazione sulla sorte del monumento in occasione dell'edizione 2014 del concorso FAI "I luoghi del cuore" nell'ambito del quale l'antico maniero è risultato il più votato in Sicilia e il terzo in Italia. Grazie a questo risultato il FAI la banca Intesa San Paolo gli hanno assegnato 30mila euro, un primo passo per giungere alla sua riqualificazione e fruizione. Secondo quanto dichiarato dal commissario straordinario del Comune di Alcamo, Giovanni Arnone, il destino del castello non sarebbe la vendita ma la concessione ai privati. "Non è ipotizzabile - ha detto il funzionario regionale - alienare un bene così importante per la storia di Alcamo. Qualora ci fosse un soggetto privato o pubblico interessato ad avere in concessione il bene, deve interloquire con noi, la volontà del Comune si espliciterà in quella sede e dipenderà dall'offerta, servirà capire che tipo di investimenti verranno previsti e la durata dell'eventuale concessione". Arnone, dopo una verifica con gli uffici, ha escluso che l'amministrazione comunale abbia mai dato un assenso di diverso tipo al governo nazionale. "Quello della concessione - sottolinea ancora il commissario straordinario - è uno dei pochi strumenti rimasti agli enti locali per non fare degradare i beni, non vedo niente di male se un privato ci guadagna qualcosa attraverso uno sbigliettamento o una piccola attività di ristorazione e, al contempo, garantisca la messa in sicurezza e la fruibilità del sito". L'ipotesi non piace comunque ai responsabili dell'associazione "Salviamo il Castello di Calatubo" che, in una nota, sottolineano: "Calatubo è il simbolo stesso dell’intera storia siciliana, una storia che ha visto ininterrottamente il susseguirsi di quei popoli che hanno portato la civiltà in tutto il mediterraneo, che va dagli uomini primitivi fino alla seconda guerra mondiale. Dare il ‘nostro Castello’ a privati e ai loro investimenti sarebbe non solo perdere un’opportunità di crescita per il nostro territorio ma soprattutto trasformare migliaia di anni della nostra storia in una banale struttura di ristorazione o divertimento, un’offesa al nostro passato e alla storia stessa della nostra amata Sicilia”. AGGIORNAMENTO ORE 20 Su segnalazione dell'associazione "Salviamo il Castello di Calatubo" siamo tornati a verificare le pagine del sito www.investinitalyrealestate.com dove sono rimaste le inserzioni relative ai due fari e all'area adiacente alla Stazione ferroviaria di Trapani. Nessuna traccia di quella relativa al maniero alcamese. "Le ipotesi - commentano dall'associazione - per quanto riguarda il nostro Castello sono tre: è stato venduto? E' stato tolto definitivamente da questa lista di vendita o concessione? E' stato temporaneamente occultato per tutto il periodo della campagna elettorale? E' ora che qualcuno dia delle immediate spiegazioni alla cittadinanza e a tutti i sostenitori del Castello sparsi in tutto il mondo".

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