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Castelvetrano "zona franca" per non pagare le tasse: "buco" da 42 milioni di euro - Trapani Oggi

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Castelvetrano

Castelvetrano "zona franca" per non pagare le tasse: "buco" da 42 milioni di euro

29 Gennaio 2018 09:11, di Redazione
Castelvetrano "zona franca" per non pagare le tasse: "buco" da 42 milioni di euro
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Allarme evasione fiscale a Castelvetrano dove, dagli accertamenti disposti dalla commissione straordinaria che amministra il paese dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafioso, risulta  una mancata riscossione del 65% delle imposte. Negli ultimi cinque anni, il luogo natale del boss mafioso Matteo Messina Denaro si sarebbe trasformato in una "zona franca" che ha prodotto un buco fiscale di 42 milioni di euro. Dal 2012 al 2017 nelle casse comunali sono arrivate meno della metà delle imposte dovute per rifiuti, immobili e servizio idrico. Si tratta di cifre mai riscosse e mai recuperate perché, come afferma il presidente della commissione Salvatore Caccamo, "avveniva regolarmente che le ingiunzioni fiscali andassero in prescrizione, dopo cinque anni. A volte tornavano indietro perché il destinatario era sconosciuto o incerto". A dicembre 2017 stavano per scadere 1.400 cartelle esattoriali ma volta la commissione straordinaria le ha nuovamente notificate. Di mezzo ci sono anche meccanismi di elusione che utilizzano escamotage fiscali per pagare poco o nulla: cambio dell'assetto societario, trasferimento di gestione ad altri soci, cessione di rami d'azienda. Per evitare che il Comune collassasse, tra il 2012 e il 2017, Castelvetrano ha ricevuto 32 milioni dallo Stato, fondi che ora dovranno essere restituiti. I commissari hanno ottenuto un'anticipazione di 6,3 milioni di euro, riservati ai Comuni sciolti per mafia, utili per pagare gli stipendi e iniziare a pagare una parte dei debiti pregressi. Si punterà poi a riscuotere le tasse dovute per il 2017, che ammontano a 12 milioni di euro: 1,3 milioni di entrate tributarie; 1,2 milioni di addizionale Irpef; 6,7 milioni di Tari e igiene ambientale; 1,6 milioni di Tarsu; 115mila euro per occupazione di suolo pubblico; 100mila di pubblicità; 25mila di affissioni pubbliche. I debitori più corposi sono tre aziende: la Saiseb, la società che ha costruito l'impianto di depurazione, che deve al comune 1,7 milioni; la Gemmo, che ha realizzato la rete dell'illuminazione pubblica ed è in debito di 1,8 milioni; e la Trapani Servizi, ente gestore della discarica di contrada Borranea (700mila euro) dove vengono conferiti i rifiuti del capoluogo e di numerosi comuni del Trapanese. Il Comune ha stipulato piani di rientro e di rateizzazione che hanno già permesso di recuperare 1,5 milioni di euro. "Un segnale", lo definisce Caccamo. Spulciando il bilancio, la commissione straordinario si è imbattuta in casi singolari. Negli anni Novanta, il collaboratore di giustizia Francesco Geraci riferì che Messina Denaro stesse pianificando la nascita di Castelvetrano 2, un quartiere sul modello di Milano 2. La commissione ha verificato che i permessi di costruzione sono stati concessi come favore nei confronti di soggetti vicini alla criminalità. "La periferia di Castelvetrano - sottolinea Caccamo - ha avuto un'espansione urbanistica impressionante. Molte lottizzazioni sono camuffate. Abbiamo riscontrato lottizzazioni abusive e stiamo provvedendo alla revoca di alcune concessioni".

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