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Compagnia aerea Siciliana? Per “La Sicilia” c'è il progetto

07 Gennaio 2019 16:20, di Salvatore Morselli
Il Saab 2000 con cui operava la Med Airlines
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Oggi sul giornale “La Sicilia” viene data per certa l’esistenza di un progetto che porti alla creazione di una compagnia aerea siciliana.
Un progetto che negli anni ha visto diversi tentativi, tra cui anche la trapanese Med Airlines dell’imprenditore Francesco Castiglione, che dal 1997 al 2001 operò con aeromobili svedesi turboelica Saab 2000 con voli da Trapani con Palermo, Roma e Parma, o, sul versante orientale, con la Wind Jet di Pulvirenti ( presidente anche del Catania) o con il tentativo della Air Sicilia di Crispino, operativa dal 1994 al 2002. Tutti tentativi finiti nel fallimento.
Ora, da quanto scrive il quotidiano catanese, c’è un nuovo progetto, peraltro caldeggiato dal presidente della Regione Nello Musumeci. La conferma arriva da Gaetano Tafuri. Chi è Tafuri? È il presidente di Ast, Azienda Siciliana Trasporti, una azienda partecipata della Regione che gestisce i servizi di collegamento via terra.
L’Ast, secondo quanto avrebbe confermato a “La Sicilia” Tafuri, interverrebbe attraverso la controllata Ast Aeroservizi, dando vita ad una public company che avrebbe tra i suoi scopi quello di garantire i collegamenti aerei da e per gli scali siciliani applicando tariffe basse per i passeggeri isolani, vale a dire la famosa continuità territoriale che, ricordiamolo, si applica alla Sardegna o agli abitanti delle isole siciliane (Pantelleria e Lampedusa) . La compagnia aerea siciliana, capitale iniziale, scrive “La Sicilia”, di 30 milioni di euro,  dovrebbe essere una società mista con il pubblico che abbia la maggioranza pubblica attraverso Ast Aeroservizi e con la parte di minoranza del capitale in mano a privati. Questo in fase iniziale, poiché più avanti sarebbe previsto un ’azionariato diffuso, con micropacchetti di azioni a viaggiatori-soci. Il tutto finalizzato alla applicazione di tariffe scontate non solo ai residenti in Sicilia, ma anche a  studenti, under 65 e indigenti. A quel punto, secondo il piano economico programmato, la Regione cederebbe la maggioranza agli azionisti, ma restando nella società per controllare e garantire le finalità “solidali” dell’azienda. Una sostenibilità economica possibile, sempre secondo quanto scrive “La Sicilia”, con la conquista del mercato interno, oltre tre dei venti milioni di passeggeri che utilizzano i quattro principali scali siciliani e che comportano un fatturato a regime di circa 170 milioni. Il progetto prevede anche una mappa delle basi aeree, con un hangar di manutenzione a Comiso, con aeromobili che dovrebbero garantire circa sessanta voli al giorno, dando occupazione diretta a seicento persone  e a ottocento nell’indotto a breve-media scadenza. Il progetto comunque andrà a scontrarsi con le altre compagnie aeree che certamente non ci staranno a vedere intaccato il loro consolidato, da Alitalia  alle compagnie low cost oltre alle difficoltà di trovare “slot” utili sulle tratte più remunerative come Catania e Palermo, ma anche Roma, Milano, Torino o Venezia, sempre per restare in Italia.
Una operazione che quindi potrebbe essere avviata, in Sicilia, contando anche sul fatto che Ast Aeroservizi, sul punto di dichiarare fallimento, è stata salvata dal governo Musumeci. La società è stata ricapitalizzata, ha ottenuto la gestione ventennale dello scalo di Lampedusa ed ora ha l’ambizione per un ulteriore salto di qualità. In tale ottica Ast Aeroservizi dovrebbe lasciate la “casa madre” Ast e passare sotto il controllo diretto della Regione. Un progetto per far volare i siciliani a tariffe agevolate, un progetto ambizioso. Ma sinora, come ben chiarisce “La Sicilia”, solo un progetto. Dalle parole si dovrà passare ai fatti.
E lo scalo aereo Trapani Birgi, assieme a Comiso, figli di un Dio minore rispetto a Palermo e Catania, ma pur sempre figli di un Dio, attende fiducioso.  

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