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Erice

Criticità al Pronto Soccorso, lettera del primario al sindaco Tranchida

31 Marzo 2015 17:20, di Niki Mazara
Criticità al Pronto Soccorso, lettera del primario al sindaco Tranchida
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Dopo i due casi di decesso avvenuti, nel giro di pochi giorni l'uno dall'altro, al Pronto Soccorso dell'ospedale Sant'Antonio Abate, che hanno dato origine ad indagini da parte della Procura di Trapani e ad una serie di prese di posizione polemiche, tra cui quella del sindaco di Erice, Giacomo Tranchida, nel cui territorio comunale ricade il nosocomio, si registra una nuova "lettera aperta", stavolta a firma del dottore Massimo Di Martino, direttore del Pronto Soccorso, che pubblichiamo integralmente. "Egregio signor sindaco - scrive Di Martino - voglio portare a conoscenza Sua e dei Cittadini del territorio trapanese alcune precisazioni circa i contenuti della Sua lettera aperta al Presidente della Regione, dello scorso 23 febbraio, dall’elegante titolo “Ma che cavolo di sanità è questa?”. Lei ha duramente criticato l’attività complessiva svolta presso il Pronto Soccorso del Sant'Antonio Abate, sconoscendo le regole e il carico di lavoro di medici e infermieri. Si è subito alzato a criticare, senza però mai intervenire, quando poteva. Dov’era quando i sindacati e alcuni sindaci del circondario protestavano per delle piante organiche non rispondenti alle necessità assistenziali, disposte dall’Assessorato Regionale alla Sanità? Dov’era quando l’allora sindaco di Trapani, Fazio, si batteva contro l’abbattimento dei posti letto nella nostra provincia? Puntare il dito è facile, operare meno. Le ricordo che il triage è eseguito dagli infermieri perché così è stabilito dalle norme di legge, che sono tenuto a far rispettare; se ponessi dei medici nella postazione di triage (naturalmente anche avendoli), questi si sentirebbero de-mansionati, sarei portato in giudizio e, sicuramente, condannato… Il termine codice "rosso” significa parametri vitali alterati, e i parametri vitali sono: capacità di respirare, di interloquire con gli altri, circolazione del sangue; “Codice giallo” che i parametri vitali non sono alterati, ma potrebbero divenirlo entro brevissimo tempo. Il dolore toracico, in assenza di segni di shock, è un classico codice "giallo". Lei ha immaginato cosa sarebbe successo se l’episodio del 19 febbraio fosse accaduto mentre un medico o un infermiere si trovavano a soccorrere qualcuno in strada? Nel 2014 sono passati dal triage, in questo Pronto Soccorso, 35.074 soggetti e visitati 31.558 pazienti. Di questi 882 sono stati indicati come codice "rosso”, 8.592 codice "giallo", 20.707 codice "verde" e 945 codice"bianco". Di questi 6.596 sono stati ricoverati in ospedale, 713 hanno rifiutato il ricovero e 1.578 sono stati inviati a strutture sanitarie territoriali, mentre 19 sono giunti cadaveri. Di tutti i pazienti, solo il 10% ha atteso oltre due ore, e con codice verde o bianco. Per quanto riguarda la territorialità, 16.718 appartengono al comune di Trapani, 6.503 a quello di Erice, 2.211 a Valderice, 2.148 a Paceco  il resto ad altri comuni, tra cui spiccano i 980 residenti nel comune di Marsala. Le statistiche sull’attività del nostro Pronto Soccorso dimostrano che, se mettessimo i pazienti tutti in fila e li facessimo entrare ordinatamente, ogni paziente avrebbe in media circa trenta minuti assistenziali per: entrare in stanza, spogliarsi, farsi visitare, eseguire quanto necessario (sutura, trattamento farmacologico, manovre salvavita, richieste esami e quant’altro utile al paziente), rivalutarlo, esaminare l’esito di quanto richiesto e poi dimissione/ricovero. Ritengo che questo sia un tempo estremamente ridotto! Le Sue accuse, signor sindaco, mi hanno sorpreso perché Lei ha frequentato il Pronto Soccorso e ha visto la dedizione al lavoro e il modo di lavorare del personale, e anche le innovazioni introdotte dalla Direzione e dall’Azienda, eppure punta il dito. Ci ha dato uno spazio per posteggiare le ambulanze. Ogni giorno, però, siamo costretti a chiamare i Vigili Urbani di Erice per la rimozione forzata delle auto e, spesso, la risposta è che sono impegnati da altre parti. Si verifica, quindi, una discrepanza fra le necessità e la capacità operativa, con la conseguenza che le ambulanze bloccano la strada d’accesso al Pronto Soccorso e le auto, qualcuna, anche, con paziente a bordo, attendono in fila! Mi scusi, non è lo stesso quadro che avviene in Pronto Soccorso, quando più pazienti afferiscono contemporaneamente al PS, impegnando i medici e gli infermieri? Quando tutto il personale è impegnato, l’ultimo paziente attende. Per questo esiste il triage, per individuare il paziente più grave, quello da trattare prima. Esiste una sola eccezione: il codice "rosso", il paziente in codice "rosso" non può e non deve aspettare. In presenza di codice "rosso", il triagista lascia la postazione e interviene subito, in prima persona, tutti gli altri pazienti in attesa restano abbandonati a se stessi, e, proprio per questo, è una situazione che deve avvenire il meno possibile! Quanto sopra è avvenuto anche per il signor Colletta il 19 febbraio scorso. I protocolli del Pronto Soccorso, signor sindaco, da 5 anni sono pubblicati sul sito del MCAU di Trapani, all’interno del sito webaziendale, basta cercare con un motore di ricerca “MCAU Trapani” e nella parte bassa della pagina li potrà consultare, Lei come tutti. Vorrei farle notare, infine, che da quando sono Direttore del MCAU di Trapani (traducendo Primario del Pronto Soccorso) dall'1/9/2009, ho subito sette ispezioni: tre dal Joint Commission International, tre dai NAS ed una dall’Assessore alla Salute, Massimo Russo. Non sono state mai rilevate grosse criticità (escludendo il rapporto personale e locali/numero utenti che accedono al PS, di cui non sono certamente responsabile) e, nell’ultima ispezione del JCI, l’MCAU di Trapani ha ricevuto la votazione di 8,85/10, la più alta fra i venti Pronto Soccorso siciliani esaminati. Signor sindaco Tranchida, perché non tuona, con altrettanto vigore, contro i medici che non fanno il proprio lavoro e intasano il Pronto Soccorso con pazienti non visitati e inviati telefonicamente? Perché non osserva quanti pazienti sono inviati, dall’ospedale, alle lungodegenze e non si chiede come mai non è stato il medico di famiglia, di quel paziente, a proporre e attuare il ricovero in queste strutture per lungodegenze, lasciandolo fare all’ospedale, occupando così impropriamente, un posto letto? Rifletta, infine, signor sindaco su quanto viene fatto in Pronto Soccorso e in ospedale quando non ci sono più posti letto: il paziente non è trasferito in altri ospedali della provincia/regione o messo per terra su un materasso, ma è ricoverato in barella. Mi sembra corretto precisare che le nostre barelle hanno una larghezza di cm.82 (un letto è largo 85/90cm) ed una lunghezza pari ad un letto normale, sono fornite di spondine e possono essere regolate rispetto alla distanza dal pavimento! Ciò determina un sovraccarico lavorativo per gli infermieri e i medici di tutto il nosocomio, ma il paziente è assistito nella sua città, non lontano dagli affetti familiari, senza i rischi legati al trasferimento con ambulanza. Un’ultima nota: tutti i sindaci hanno sempre difeso il proprio ospedale, anche in evidenza di errore, Lei è l’unico che non lo fa, anche, in presenza di evidenti casi di mala-stampa, più che di malasanità! Ci chiediamo perché…".

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