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Cronaca
Trapani

Estorsione e auto riciclaggio, sequestrato mezzo milione di euro

04 Novembre 2020 09:55, di Redazione
Estorsione e auto riciclaggio, sequestrato mezzo milione di euro
Cronaca
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**Aggiornamento** - Gli indagati sono: Gianluca Amato, 47 anni, di Carini, presidente del Cda della società “L’Arcipelago”, Salvatore Vitale, 41 anni, di Carini, amministratore delegato della stessa spa, i responsabili del centro commerciale Massimo Leonardi, 46 anni, di Paternò, e Romina Fiore, 37 anni di Palermo, Nunzia Bivona, 49 anni, di Palermo, conciliatore della Uiltucs e Antonino Bignardelli, 52 anni di Erice, conciliatore della Cildi.Quanto è stato scoperto dai finanzieri è accaduto a sette dipendenti del centro commerciale “L'Arcipelago” - marchio Conad di via Libica a Trapani.
Intanto la segreteria regionale della Uiltucs Sicilia ha avviato le procedure per la sospensione della dirigente sindacale Nunzia Bivona indagata nell’ambito dell’inchiesta “A shot of money” di Trapani. Il sindacato confida nel lavoro della magistratura. La segreteria regionale della Uiltucs nel frattempo avvierà anche una indagine interna per verificare la correttezza nella gestione dell’ufficio vertenze.
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Trapani - “A Shot Of Money” è il nome che la Guardia di Finanza Trapani ha dato all’operazione condotta oggi e che ha portato alla esecuzione di misure cautelari personali, per i reati di estorsione e autoriciclaggio, nei confronti di amministratori di un noto supermercato e di due sindacalisti ed al sequestro di somme per mezzo milione di euro.
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, sono state effettuate dai finanzieri del Gruppo Trapani a conclusione delle quali hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali e reali emessa dal GIP del locale Tribunale. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno avuto origine da un controllo in materia contributiva e previdenziale nei confronti di un supermercato di una catena nazionale, avente sede in Trapani e di proprietà della predetta società. Nel corso di tale controllo la Guardia di Finanza  raccoglieva  elementi indiziari sulla  sussistenza di condotte penalmente rilevanti, connesse all’imposizione di prestazioni lavorative, non retribuite, notevolmente difformi da quanto previsto dal contratto di lavoro. Successivamente l’attività investigativa  svolta con intercettazioni telefoniche ed ambientali consentiva di acquisire la documentazione in materia di lavoro utile a ricostruire e cristallizzare i reali rapporti di lavoro intercorsi tra i dipendenti e il datore di lavoro, nonché a individuare il ruolo assunto dai sindacalisti.  La complessa attività investigativa ha rilevato come gli indagati, approfittando della situazione del mercato del lavoro a loro favorevole, costringevano numerosi lavoratori, con la minaccia implicita del licenziamento e della mancata riassunzione, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate, con la sottoscrizione di buste paga attestanti il pagamento di somme inferiori rispetto a quelle che avrebbero dovuto ricevere per l’attività effettivamente svolta, nonché a presentare “dimissioni indotte”. Le risultanze del complesso e articolato compendio probatorio acquisito, hanno consentito all’Autorità Giudiziaria di appurare come tali costrizioni fossero state favorite e portate a compimento grazie alla compiacenza di due assistenti sindacali che, omettendo ogni tipo di assistenza in favore dei lavoratori, si limitavano a far firmare agli stessi le transazioni pervenute dal rappresentante legale della società palermitana (nell’esclusivo interesse della stessa) nonché a far sottoscrivere loro verbali di conciliazione in cui i dipendenti rinunciavano a tutte le legittime spettanze ed ai diritti acquisiti (ferie, straordinario, permessi). Nel corso delle indagini è stato accertato che i dipendenti, sottoposti  a metodi di costrizione psicologica, venivano sistematicamente indotti dal datore di lavoro a presentare dimissioni con la giustificazione che sarebbero stati riassunti con condizioni contrattuali migliori (stipendi più alti, orari contrattualizzati) e, quindi, invitati a recarsi presso un sindacato al fine di promuovere fittizie procedure conciliative, le quali si concludevano con la sottoscrizione di verbali di conciliazione ad esclusivo vantaggio economico del datore di lavoro da parte dei dipendenti che rinunciavano alle loro legittime pretese pur di non perdere il “posto” di lavoro. Dall’ attività investigativa emerge  come il ruolo dei sindacalisti  nella redazione dei verbali di conciliazione, alla luce delle dichiarazioni rese dalle parti offese, non sia stato “conforme” alla finalità di assistenza e tutela del lavoratore, laddove si consideri che essi  non venivano scelti dai lavoratori, bensì  direttamente dalla società,  in ragione della loro disponibilità a favore di quest’ultima, dietro corresponsione  di laute retribuzioni per ogni procedura conciliativa portata a termine. Dalle  suddette condotte la società ha  conseguito un rilevante profitto illecito, pari a circa mezzo milione di euro, derivante dalla mancata corresponsione delle retribuzioni effettivamente dovute ai lavoratori, che veniva reimpiegato nel circuito aziendale, consentendo, così, alla società di disporre di una maggiore liquidità e di essere più competitiva nel mercato di riferimento. Da qui l’applicazione di sei misure cautelari personali interdittive del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e la professione di conciliatore sindacale, nei confronti di due amministratori e due dirigenti della  società palermitana proprietaria del supermercato e di due sindacalisti, nonché il sequestro preventivo di circa mezzo milione di euro, quale profitto illecito dei reati di estorsione e autoriciclaggio. L’ attività della Guardia di Finanza si inserisce nel più ampio complesso di  iniziative a tutela del mercato del lavoro per contrastare, in particolare, le più gravi forme di prevaricazione e sfruttamento in danno dei lavoratori dipendenti e adempie, inoltre, alle esigenze di assicurare la tutela della legalità nei rapporti di lavoro nel settore della grande distribuzione alimentare, in un periodo in cui i lavoratori vivono una condizione di precarietà dovuta al diffondersi del grave fenomeno epidemiologico del COVID – 19.

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