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Trapani | Cronaca

Evade dai domiciliari e finisce in carcere

22 Gennaio 2022 09:22, di Luigi Todaro
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La bravata costa l'aggravamento della misura restrittiva ad un ventenne

Il suo vizio di evadere dagli arresti domiciliari gli è costato l'aggravamento della misura restrittiva a cui era sottoposto per droga. Così Francesco Incarbona, 20 anni, è finito in carcere, su disposizione del giudice per le indagini preliminari  del tribunale di Trapani. In più di una circostanza avrebbe violato l'obbligo del domicilio. Ora è rinchiuso al Pietro Cerulli. 

Lo scorso mese di dicembre, il giovane  era stato destinatario di una delle cinque misure cautelari emessi dal Gip ed eseguite dai carabinieri  che hanno smantellato, a Trapani e a Erice, un vasto spaccio di sostanze stupefacenti.    
All'individuazione della banda di spacciatori i carabinieri giunsero indagando sulle minacce subite dal titolare della pizzeria “Pizzi...Cotti” di  via Archi, a Trapani. Il suocero della vittima, aprendo il locale notò che la saracinesca era stata imbrattata di  liquido biancastro. Scorse anche un biglietto dattiloscritto. Il contenuto, minaccioso, era rivolto al titolare che veniva invitato a parlare di meno, altrimenti gli autori del messaggio non ci avrebbero pensato due volte a passare alle maniere forti. 

Indagando su questo "avvertimento", i carabinieri di Trapani concentrarono la loro attenzione su Salvatore Di Pietra e suoi suoi  familiari. La vittima, infatti, aveva prestato attività lavorativa presso la pizzeria Stadium gestita da Salvatore  Di Pietra e in passato aveva avuto contrasti con un suo  nipote, sfociati poi in un procedimento penale.   

I militari dell' Arma scoprirono così un vasto giro di sostanze stupefacenti, cocaina e hashish, messo su da Salvatore Di Pietra e dal figlio Emanuele Pio che agivano, però, in maniera differente.  Il padre operava da solo. Era lui a cedere di persona la droga agli acquirenti. In luoghi concordati telefonicamente o nei pressi della sua attività.  Il figlio, invece, poteva  contare sulla collaborazione di due soggetti ben inseriti nel mondo della microcriminalità: Giuseppe San Brunone e Francesco Incarbona. Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi anche Ignazio Cangemi.

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