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Immigrazione clandestina, contrabbando e terrorismo: sgominata una banda di tunisini e italiani [FOTO e VIDEO] - Trapani Oggi

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Cronaca
Trapani

Immigrazione clandestina, contrabbando e terrorismo: sgominata una banda di tunisini e italiani [FOTO e VIDEO]

09 Gennaio 2019 09:14, di Ornella Fulco
Immigrazione clandestina, contrabbando e terrorismo: sgominata una banda di tunisini e italiani [FOTO e VIDEO]
Cronaca
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Eseguiti stamattina, nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta e Brescia, dai militari del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, con il supporto dei Comandi provinciali dell’Arma, i provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalla Procura Distrettuale di Palermo, nei confronti di quindici persone ritenute, a vario titolo, responsabili di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, svariati episodi di ingresso illegale di migranti clandestini nel territorio nazionale ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria. Reati aggravati perché commessi avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato, impegnato in attività delinquenziali in più di uno Stato.
L’indagine, denominata “Abiad”, è nata nel 2016 dalla collaborazione con gli inquirenti di un tunisino coinvolto nell'attività della banda. L'uomo ha deciso di parlare per evitare, ha detto agli inquirenti, che ci si ritrovasse con "un esercito di kamikaze in Italia", raccontando di essere a conoscenza dell'esistenza di una organizzazione criminale, prevalentemente formata da cittadini tunisini, attiva nel territorio italiano e tunisino che si occupava di far arrivare sulle nostre coste migranti clandestini e anche dell’espatrio dalla Tunisia di persone ricercate dalle locali Autorità e forze di polizia. I guadagni illeciti venivano ulteriormente incrementati con il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, distribuiti poi nel Palermitano attraverso la mediazione di italiani. Le somme ricavate, custodite da soggetti appositamente incaricati, venivano investite in immobili, per acquistare nuove imbarcazioni per sostituire quelle fuori uso o sequestrate dalle forze dell'ordine, per il pagamento delle spese legali dei componenti della organizzazione finiti sotto processo e per alimentare e gestire l’attività d’intermediazione finanziaria esercitata nei confronti dei tunisini che volevano raggiungere l'Italia. Nel corso delle indagini i Carabinieri hanno rintracciato, fermato e identificato alcuni gruppi di clandestini trasportati via mare nel territorio trapanese.
La gestione di questi servizi di trasporto attraverso il Mediterraneo, oltre ad alimentare il numero di clandestini presenti sul territorio nazionale, ha rappresentato una grave minaccia alla sicurezza dello Stato a causa delle posizioni radicali pro “Stato islamico" di un esponente di vertice del sodalizio. Le attività d’indagine, infatti, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, hanno permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la “cassa comune”, gestiva via web una intensa attività d’istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo la diffusione dei messaggi dell’organizzazione terroristica Daesh.
Questo indagato, operando in perfetta coerenza con le attuali caratteristiche della cosiddetta “Jihad 2.0” - che vede nell’operatività dei “mujaheddin virtuali” un formidabile strumento di radicalizzazione delle masse e propaganda dei dettami del terrore di matrice islamista - si adoperava per la diffusione e condivisione tramite social network di documenti e di materiale video-fotografico mirati a fare proseliti e alla promozione dello Stato Islamico.
L’uomo, risultato in grado di sollecitare i fruitori dei messaggi alla condivisione dei macabri ideali promossi dalla rete globale del terrorismo, si serviva di una serie di identità virtuali fittizie per tentare di sfuggire ai consueti strumenti di controllo. Attraverso i vari profili a lui riconducibili, oltre alla diffusione dei messaggi, venivano esaltate le più crudeli attività terroristiche condotte in Tunisia, Iraq, Siria, Medioriente, Europa e Stati Uniti e curati i contatti con altri profili di altri utenti impegnati nella promozione delle stesse attività terroristiche.
Le risorse economiche della organizzazione smantellata dai Carabinieri venivano anche depositate in banche tunisine su conti fittiziamente intestati a soggetti residenti in Tunisia, circostanza questa che, per quanto emerso grazie alle intercettazioni svolte, avrebbe suscitato l’attenzione del Battaglione Anti-Terrorismo Tunisino il quale starebbe svolgendo investigazioni volte ad accertare la finalità di sospette operazioni finanziarie che vedrebbero coinvolto uno degli odierni fermati.
Dalle investigazioni svolte è anche emerso che il sodalizio criminale, dopo alcuni interventi repressivi subiti sia in Tunisia sia in Italia, si è sempre dimostrato in grado di rigenerare la propria struttura logistica attraverso l’acquisizione di nuovi recapiti cellulari fittiziamente intestati a terzi e da destinare alle comunicazioni riservate tra gli associati, il reperimento/acquisto di nuovi potenti natanti off-shore da utilizzare per il trasporto di persone e il ripristino dei canali di commercializzazione dei tabacchi contrabbandati dalla Tunisia.
 

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