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Cronaca
Trapani

Femminicidio di Nubia, Madone ammette di aver ucciso la moglie

12 Gennaio 2017 16:23, di Ornella Fulco
Femminicidio di Nubia, Madone ammette di aver ucciso la moglie
Cronaca
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Ha confessato di avere ucciso la moglie, dalla quale era separato legalmente da poco tempo, Antonino Madone, il muratore sessantenne arrestato lo scorso 20 novembre dai Carabinieri a Nubia, frazione di Paceco. L'uomo, lunedì scorso, è stato ascoltato dal sostituto procuratore Antonio Sgarrella, titolare dell'indagine, e ha ammesso di avere colpito Anna Manuguerra con un coltello. L'arma, però, sarebbe stata impugnata dalla donna che, secondo il racconto dell'uomo, gliel'avrebbe puntata contro chiedendogli di lasciare la casa coniugale di via Speranza dove Madone ancora viveva. A quel punto lui avrebbe tentato di disarmarla e, nella colluttazione, avrebbe perso il controllo e cominciato a colpirla. Secondo questa versione si tratterebbe, quindi, di un delitto d'impeto, non premeditato. Una circostanza che potrebbe in qualche modo alleggerire la posizione processuale di Madone. Descritto da tutti, compresi i figli e i suoi familiari, come un uomo dal carattere difficile e violento, Madone aveva "subito" l'iniziativa della moglie, stanca dei soprusi e delle violenze di una vita, di mettere fine al loro legame coniugale rivolgendosi al giudice. I due, infatti, erano reduci da una separazione giudiziale e si era in attesa della decisione su a chi di loro spettasse l'abitazione che avevano diviso per anni e al cui piano superiore abita la figlia Maria Grazia con la sua famiglia. E proprio l'affidamento della casa potrebbe essere stato all’origine dell’ultima lite tra i due degenerata nel femminicidio, un delitto particolarmente cruento dato il numero delle coltellate - circa 30 come emerso durante l'autopsia - inferte alla vittima. I figli di Anna Manuguerra, già nell'immediatezza dei fatti avevano dichiarato che la madre aveva fatto sparire dall'abitazione tutti i coltelli perché, specie dopo la separazione, temeva un'aggressione da parte del coniuge. Secondo loro, Madone avrebbe portato con sé l'arma con cui ha posto fine alla vita di Anna Manuguerra e ci sarebbero alcuni altri elementi a far pensare che avrebbe premeditato il delitto. "I familiari - afferma l'avvocato Vincenzo Maltese, legale della famiglia della vittima - si affidano totalmente alle decisioni del pubblico ministero per quanto concerne i capi d'imputazione. In questa fase, in attesa del processo e non sapendo se ci sarà o meno dibattimento, non si ritiene nè utile nè opportuno fare precisazioni o contestazioni alle dichiarazioni rese dall'imputato circa la dinamica dei fatti. Ciò che conta, infatti, è che abbia reso ampia confessione. Adesso attendiamo solo che venga notificato l'avviso di conclusione delle indagini e che il procedimento faccia il suo corso affinchè si possa chiudere questa triste vicenda e rendere giustizia ad Anna Manuguerra e alla sua famiglia".

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