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Festa della Liberazione, cerimonie a Trapani ed Erice

25 Aprile 2016 13:21, di Ornella Fulco
Festa della Liberazione, cerimonie a Trapani ed Erice
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Celebrato a Trapani ed Erice, stamane, come nel resto d'Italia il 71° anniversario della Liberazione. In via Tenente Lungaro, alle 9.30 - presenti il sindaco di Erice Giacomo Tranchida, gli assessori comunali Montanti e Toscano e  il segretario provinciale della Cgil Cutrona  - la deposizione della corona di alloro dell'Anpi, l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, rappresentata dal presidente comunale Angela Savona e dal presidente provinciale Aldo Virzì e da altri componenti del direttivo. Alle 10.30, nello slargo di via Orfane a Trapani, la scopertura della lapide, fatta apporre dall'amministrazione comunale, dedicata a tutti i "martiri della libertà". A dare avvio alla cerimonia è stato il sindaco Vito Damiano che ha voluto sottolineare l'intenzione di ricordare, insieme a coloro che si impegnarono per liberare l'Italia dal nazi-fascismo, anche tutti quelli che, a vario titolo, hanno sacrificato la vita in nome dei valori fondanti della nostra democrazia. Presenti i rappresentanti delle forze dell'ordine e, tra gli altri, il vice sindaco Licata e l'assessore Cavarretta, il presidente del Consiglio comunale Bianco. Davanti alla lapide sono state deposte due corone di alloro, una del Comune e l'altra dell'Anpi. A seguire l'intervento di Aldo Virzì che ha dato lettura dell'appello lanciato dall'Anpi per la giornata. "Il 25 aprile - si legge nel documento diffuso a livello nazionale dall'associazione - cade quest'anno in un complesso di vicende europee che riporta l'orologio della storia in un tempo dove la civiltà e le pratiche democratiche erano pesantemente oscurate. Una profonda crisi economica da cui si riesce con difficoltà a vedere una via d'uscita, il proliferare di movimenti di chiara marca neonazista e neofascista che arrivano fin dentro i governi, e il panorama drammatico di decine di migliaia di immigrati in fuga da guerre e disperazione che ricevono come risposta dalla politica e dalle istituzioni quasi esclusivamente muri e abbandono, devono far riflettere tutti sull'inquietante e gravissima china che sta prendendo il vivere civile. Non è questa la società che sognavano i combattenti per la libertà. Non è questo il futuro cui aspiravano, deprivato di coscienza, senso di responsabilità, solidarietà. Auspichiamo un 25 aprile di piena e robusta memoria. Una Festa che rimetta al centro dei ragionamenti e dei comportamenti politici e sociali preziosi e decisivi “comandamenti”: antifascismo, Resistenza e Costituzione. Una Festa che ricordi con forza i 70 anni della Repubblica e del voto alle donne, i primi importantissimi passi della rinascita democratica del Paese. Auspichiamo iniziative larghe, che coinvolgano tante italiane e italiani, Comuni, partiti, sindacati, associazioni. Una giornata come una stagione di impegno e profonda, viva Liberazione. Una giornata che, dal giorno successivo, inneschi un cammino collettivo, sguardi e azioni solidali e responsabili. Un mondo migliore si costruisce insieme. L'Anpi è in campo. Con lo spirito e la determinazione dei suoi ispiratori: le partigiane e i partigiani". Svariate le iniziative celebrative lungo tutta la Penisola. Come tradizione, a Roma, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al presidente del Senato, Piero Grasso, e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha deposta una corona d'alloro all'Altare della Patria e passato in rassegna il picchetto d'onore delle Forze Armate. Poi Mattarella è volato a Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, tra le prime zone liberate nel giugno del 1944. "E' sempre tempo di Resistenza - ha detto nel suo discorso -  E' tempo di Resistenza perché guerre e violenze crudeli si manifestano ai confini d'Europa, in Mediterraneo, in Medio Oriente. E, ovunque sia tempo di martirio, di tirannia, di tragedie umanitarie che accompagnano i conflitti, lì vanno affermati i valori della Resistenza. Non ci può essere pace soltanto per alcuni - ha proseguito - e miseria, fame, guerre, per altri: queste travolgerebbero anche la pace di chi pensa di averla conseguita per sempre.  Settant'anni di pace ci sono stati consegnati dai nostri padri - dice -. A noi spetta il compito di continuare, di allargare il sentiero della concordia dentro l'Unione Europea e ovunque l'Europa può far sentire la sua voce e sviluppare la sua iniziativa".

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