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Cronaca
Trapani

Francesco Salone indagato per truffa ai danni del Comune

08 Agosto 2017 16:33, di Salvatore Morselli
Francesco Salone indagato per truffa ai danni del Comune
Cronaca
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Stavolta nessuno può parlare di “giustizia ad orologeria” o di “indagini a mia insaputa”. La vicenda che vuole l’ex consigliere comunale Francesco Salone indagato dalla Procura della Repubblica di Trapani per il reato di truffa ai danni del Comune di Trapani, ritenendo illeciti i rimborsi che l'ente ha erogato al datore di lavoro dell’ex consigliere è stata comunicata a tutti dallo stesso Salone che in una nota ha detto di aver ricevuto un «avviso della conclusione delle indagini preliminari e contestuale informazione di garanzia». Salone difende la sua posizione sostenendo che “si tratta di un rapporto di lavoro che ho instaurato ed esaurito con una impresa di San Vito Lo Capo nel corso del mio incarico politico, dal novembre 2012 al giugno del 2014. Nello specifico mi sono occupato di un progetto di marketing e di fattibilità per l'avvio di un'attività turistica a San Vito Lo Capo. L'indagine prende le mosse da un esposto anonimo nei confronti miei e di altri consiglieri comunali. Dopo attenta riflessione –dice Salone - ho deciso di darne comunicazione pubblica: in primo luogo per un fatto di lealtà nei confronti dei tanti elettori che mi hanno espresso la loro fiducia, da ultimo alle recenti elezioni amministrative; in secondo luogo perché la notizia non venga in futuro utilizzata strumentalmente contro di me. Sono certo che se dovessi essere rinviato a giudizio, quando accadrà e se accadrà, potrò dimostrare, documenti alla mano, che le accuse nei miei confronti non sono fondate e la piena regolarità del rapporto di lavoro, chiuso per l'esaurimento del progetto che mi fu affidato”. In chiusura l’auspicio che “ la magistratura esamini con attenzione la mia posizione e quella di altri consiglieri comunali, alcuni dei quali dipendenti, guarda caso, di parenti diretti quali mariti, mogli o madri; taluni assunti strumentalmente il giorno successivo alla loro elezione e licenziati, guarda caso, l'ultimo giorno da consigliere comunale”. Insomma, una sorta di chiamata in correità, vera o presunta, su cui la magistratura farà certamente chiarezza, ma che mette sotto i riflettori un modus operandi forse consentito dalla legge, ma di fatto un modo per incassare stipendi che altrimenti non si sarebbero percepiti.

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