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Frode e corruzione per realizzare il porto di Castellammare. Sequestro di beni per 2 milioni [VIDEO] - Trapani Oggi

Castellammare del Golfo | Cronaca

Frode e corruzione per realizzare il porto di Castellammare. Sequestro di beni per 2 milioni [VIDEO]

14 Luglio 2023 08:14, di Laura Spanò
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Tra gli indagati un luogotenente della guardia costiera ormai in pensione

Avrebbero dichiarato che i fondali friabili e sabbiosi fossero di dura pietra. Tutto questo per aumentare i costi della costruzione del porto di Castellammare del Golfo. Così per ingannare la Regione Siciliana che ha appaltato i lavori avrebbero portato in cantiere pietra dura proveniente da una cava vicina. Stamane i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Trapani hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, per circa 2 milioni di euro, emesso dal gip di Trapani, su richiesta della procura nei confronti della società per azioni nel settore edile che ha vinto l’appalto per il rifacimento dell’infrastruttura.

Dall’indagine minuziosa e capillare degli uomini dell’Arma sarebbero emersi gravi elementi indiziari in ordine alle illecite attività perpetrate dall’allora socio di maggioranza della stessa società, dal presidente del consiglio di amministrazione dell’impresa, da alcuni dipendenti della stessa e da un luogotenente della Guardia Costiera (ormai in pensione), tutti indagati, a vario titolo per i reati di concorso in corruzione, istigazione alla corruzione e frode in pubbliche forniture.

Il provvedimento trae origine da uno stralcio di una complessa indagine, inizialmente diretta dalla Dda di Palermo, volta al contrasto dell’articolazione di “cosa nostra” che operava nel territorio di Castellammare del Golfo, che si era conclusa nel giugno 2020 con l’arresto dell’allora reggente di “cosa nostra” castellammarese Francesco Domingo, detto Ciccio Tempesta. Con lui finirono in manette altre 14 persone, mentre 11 furono le persone denunciate.

Nel corso delle indagini, sebbene non siano emerse forme di condizionamento mafioso sui lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo, aggiudicati alla ditta per 11 milioni di euro, secondo le indagini dei carabinieri è stata documentata una frode in pubbliche forniture di ingente valore economico.

In particolare, secondo gli inquirenti, i tecnici della società per far aumentare i costi visto che il fondale era non particolarmente duro per aumentare i  guadagni e addebitare costi più elevati all’ente pubblico appaltante di spese non sostenute, avrebbero sostituito le rocce estratte con pietre di maggior consistenza provenienti da cave limitrofe, in quanto gli importi da incassare, secondo quanto stabilito nel contratto, erano direttamente proporzionali alla durezza delle pietre del fondale oggetto delle operazioni di scavo. L’esecuzione dell’odierno provvedimento condurrà al sequestro delle disponibilità bancarie della società in questione presso svariati istituti di credito del territorio siciliano, ubicati nelle città di Catania, Siracusa e Ragusa.

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