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Giubileo della Misericordia, l'apertura della "Porta Santa"

12 Dicembre 2015 17:32, di Ornella Fulco
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Per la prima volta nella storia l'avvio del Giubileo viene segnato dall'apertura di una "Porta Santa" anche alla Cattedrale "San Lorenzo" e in altre c...

Per la prima volta nella storia l'avvio del Giubileo viene segnato dall'apertura di una "Porta Santa" anche alla Cattedrale "San Lorenzo" e in altre chiese e santuari della Diocesi, così come nel resto del mondo cattolico. Ore 18.41 - Il vescovo, insieme ad una famiglia trapanese, ha aperto la "Porta Santa" seguito da tutti i sacerdoti della Diocesi, dalle autorità civili e militari trapanesi e dai numerosissimi fedeli. A Trapani, oltre alla Cattedrale è chiesa giubilare anche il Santuario della Madonna di Trapani; ad Alcamo oltre alla Chiesa Madre, il Santuario della Madonna dei Miracoli; ad Erice vetta la chiesa di San Pietro; a Castellammare del Golfo la Chiesa Madre; a Calatafimi-Segesta il Santuario di città della Madonna del Giubino; a Valderice il Santuario “Maria Santissima della Misericordia”; a Custonaci il Santuario di Maria Santissima di Custonaci. Le foto e il video dell'evento. [metaslider id=81998] L'omelia del vescovo Pietro Maria Fragnelli "Carissimi fratelli e sorelle! Vi saluto tutti con fraterno affetto. Il mio vuole essere un saluto rispettoso di ciascuna delle vostre storie e grato per la disponibilità a vivere insieme un momento di popolo tra i più significativi della nostra storia cristiana. Il piccolo pellegrinaggio per le vie della città antica ci invita a guardare alla storia della nostra Chiesa locale; questo tratto di strada si presenta oggi come “diario vivente di un pellegrinaggio mai terminato”, ma che sempre “evoca il cammino personale di ogni credente sulle orme del Redentore”. Insieme a una famiglia vi ho preceduto nel varcare la porta santa della nostra Cattedrale. Con tutte le famiglie del nostro territorio, cariche di gioie e di sofferenze, ci incamminiamo nell’Anno Santo, consapevoli che ci attende “un esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla nostra fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore” (cfr. Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, 1998, n. 7). Ci accompagna la liturgia della Parola di questa terza domenica di Avvento, la domenica della gioia: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino” (Fil 4,4-5).  Nel Vangelo di oggi compare Giovanni Battista che “evangelizza”, cioè – etimologicamente – porta la “lieta notizia”, concretizzatasi nel Messia Gesù. Con un “robusto linguaggio” – espressione usata da Karol Wojtyla – Giovanni Battista denuncia l’ipocrisia sociale e religiosa del suo tempo, chiamando razza di vipere coloro che si presentavano a ricevere il battesimo senza una vera conversione. “Nell’immagine delle vipere si deve intendere la realtà di un orgoglio personale e di gruppo che non lascia spazio ad altri, neppure a Dio; si deve intendere l’atteggiamento interiore di chi sfugge ad ogni presa, di chi si autogiustifica a tal punto da non essere più sensibile ad una predicazione che propone una giustificazione dall’alto” (C. Ghidelli). Le persone paragonate alle vipere sono quelle che si accontentano di una conversione “puramente giuridica o rituale” e rimangono fortemente condizionate dal gruppo di appartenenza. Alle folle, ai pubblicani (cioè agli esattori delle tasse), ai soldati Giovanni indica uno stile di vita normale: “non consiglia cose strane o peregrine, ma vuol vedere impegnati i suoi uditori nelle vicende umili e reali della loro situazione professionale o della loro scelta personale”. Il messaggio di salvezza può arrivare a tutti, nessuna professione o mestiere è precluso. La vera novità dei poveri: Papa Francesco richiama con insistenza la nostra attenzione sui poveri di ieri, di oggi e di domani. Ben consapevoli delle povertà del passato, che Gesù ha preso su di sé, anche noi dobbiamo imparare a riconoscere il Signore in ogni fratello e sorella che è nel bisogno. Ci sono antiche e nuove schiavitù da combattere. Schiavitù economiche, ma anche culturali e morali. Alle ideologie totalitarie si affiancano oggi quelle libertarie, che contribuiscono a generare solitudini e indifferenze, autoreferenzialità psicologiche e morali. Si affermano dappertutto i verbi da vetrina e da rotocalco: guardare, assaporare, sfiorare, scoprire, desiderare, mettere in luce; seguiti dai verbi e dai segni del potere sempre più arrogante e cieco. In questo contesto si rafforza la necessità, già intravista dal concilio Vaticano II e rilanciata con passione da papa Francesco: la Chiesa sceglie di essere “povera e dei poveri. La Chiesa si mette a fianco della famiglia, cammina con le sue fragilità, la sostiene con la luce del Vangelo e la forza della solidarietà attraverso percorsi parrocchiali e associativi che educhino alla sobrietà, al perdono e all’amicizia disinteressata, alla vittoria dell’amore su tutte le difficoltà”.

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