Trapani Oggi
Trapani Oggi

Mercoledì, 22 Gennaio 2020

Trapani Oggi
Notizie Cosa Fare in città Video

I lavoratori precari: "Non siamo l'Italia peggiore" - Trapani Oggi

0 Commenti

4

0

4

0

1

Testo

Stampa

Politica
Trapani

I lavoratori precari: "Non siamo l'Italia peggiore"

09 Febbraio 2013 12:02, di Redazione
I lavoratori precari: "Non siamo l'Italia peggiore"
Politica
visite 212

Organizzato dal Coordinamento lavoratori ex articolo  23, si è svolto ieri a Valderice l'incontro "I pizzini della precarietà", l'ultima iniziativa - in ordine di tempo - di un battagliero gruppo di donne che non vogliono arrendersi all'incertezza e stanno lottando per mantenere il loro posto di lavoro. La "questione precari", che coinvolge oltre 20.000 lavoratori degli Enti locali in tutta la Sicilia, è uno dei nodi, ancora irrisolti, che il Governo Crocetta deve affrontare. Un'emergenza che minaccia di esplodere con effetti deflagranti sull'economia  - e la vita - di numerose famiglie dell'Isola, un'emergenza che avrà ricadute pesanti sul funzionamento dei tanti, svariati servizi che questi lavoratori garantiscono da vent'anni a questa parte. E' inammissibile, si dice da molte parti - e ieri sera è stato ripetuto più volte da esponenti politici di diverso colore - pensare di lasciar "scadere" la vita di queste persone senza far nulla. Persone che hanno un'unica colpa, quella di aver creduto in un sistema - perverso, senza dubbio - divenuto per decenni metodo diffuso, quando non l'unico, per afferrare un'opportunità lavorativa. Tra le immagini proiettate e le testimonianze sulla precarietà allestite dal Coordinamento, che testimoniano, ancora una volta, la coscienza civile, la dignità e il saper fare di queste persone - hanno persino pagato l'affitto della sala consiliare - quello a cui abbiamo assistito ieri pomeriggio a Valderice è il fallimento della politica o, quanto meno,  di "certa" politica che è stata capace solo di fare un uso strumentale e cinico dei cittadini, alimentando clientele e speranze, in nome di una auto-preservazione che non ha nulla a che spartire con il concetto di "servizio" alla comunità. Al banco degli interventi  - verrebbe da dire degli imputati - si sono alternati, oltre al sindaco uscente Camillo Iovino - che non è andato oltre l'auspicio di una positiva risoluzione della questione - la presidente del Consiglio comunale Francesca Marano, il sindaco di Erice, già primo cittadino di Valderice, Giacomo Tranchida - che ha sostenuto la necessità di unire le forze tra Amministrazioni comunali come strumento di pressione in sede regionale e nazionale - e il presidente del Consiglio provinciale Giuseppe Poma, che si è detto fiducioso sulle intenzioni del Governo Crocetta di individuare una strategia di uscita positiva dal problema. Fin qui per la parte istituzionale. A riflettere sulla quetione e a proporre possibili percorsi sono stati poi il candidato per "Rivoluzione civile" Giuseppe Gandolfo, Mino Spezia, in lizza per il Pd per la sindacatura di Valderice, l'ex consigliere comunale Massimo Candela, Mario Sugameli (Popolari), che hanno variamente posto l'accento sulla possibilità di reperire i fondi necessari per la stabilizzazione dei precari attraverso una lotta più incisiva ai patrimoni illeciti (Gandolfo), o attraverso meccanismi di mobilità tra Enti (Spezia), non mancando di riflettere più in generale sui servizi assicurati dall'impiego di questi lavoratori (Candela) e puntando sullo sviluppo economico del territorio nell'ottica di una crisi che riguarda non solo il territorio, ma l'intero Vecchio Continente (Sugameli). Grande assente in questo dialogo a più voci il Governo regionale, a cui tante volte le portavoce del Coordinamento lavoratori ex articolo 23, Cettina Barone e Pina Santoro, si sono rivolte in questi mesi. Ma, se soluzione positiva ci sarà per questi lavoratori, è dal Governo Crocetta che deve arrivare. La Regione è stata chiamata in causa, sia per le scelte - scellerate - del passato, sia per quanto attiene alla volontà e possibilità di reperire i fondi per pagare gli stipendi e avviare un processo di stabilizzazione dei precari. A tal proposito si è registrato l'intervento dell'onorevole Girolamo Fazio, unico parlamentare espresso dal territorio ad essere presente, che  ha raccontato la sua esperienza di sindaco di Trapani nella stabilizzazione dei precari e ribadito come sia necessaria, oltre che la volontà - singola o collettiva - dei parlamentari siciliani, saper individuare le risorse finanziarie necessarie per sostenere i costi derivanti dalla stabilizzazione di così tanti dipendenti. Fazio ha parlato senza mezzi termini di "comportamento spregevole" di alcuni amministratori che, a suo parere, avrebbero tratto solo vantaggi nell'avallare l'accesso di precari negli Enti e di "discriminazioni" subite da questi lavoratori sia da parte dei colleghi "di ruolo" sia da parte dei sindacati che non ne hanno garantito a sufficienza i diritti. "Occorre un lavoro serio di verifica delle dotazioni organiche" - ha sottolineato Fazio - sulla base del quale si può intraprendere il percorso di stabilizzazione dei lavoratori necessari", fermo restando che non si può più "derogare al principio, stabilito dalla legge, che l'accesso alla Pubblica Amministrazione avviene per concorso". Fazio non ha mancato di sottolineare le contraddizioni nate dall'aver creato figure "di lavoratori di serie B", prive - non per loro colpa - di rispondenza ai quei riferimenti normativi che - per i dipendenti entrati per concorso - stabiliscono diritti e doveri dei lavoratori e anche garanzie nei confronti dei cittadini. Un esempio per tutti "l'accesso a documenti e procedimenti dove è in gioco la privacy del cittadino e altre delicate materie".  Un discorso privo di buonismi di facciata, a tratti - forse - anche spiacevole da ascoltare per i lavoratori precari e per chi ha a cuore la loro sorte. Ma, adesso e nei prossimi mesi, il buonismo e il populismo non servono. Serve che - di qualsiasi "colore" siano - le forze politiche che siedono nei parlamenti regionale e nazionale prendano su di sé la responsabilità di scegliere e di agire. Non vorremmo che divenisse più frequente che - come scrive Pina Santoro in uno dei "pizzini della precarietà" - "nell'ascoltare l'Inno italiano ci si accorgesse che, mentre il cuore esulta, il cervello imprime l'impulso di rimanere indifferenti".

© Riproduzione riservata

Commenti
I lavoratori precari: "Non siamo l'Italia peggiore"
Il tuo messaggio è stato correttamente registrato e sarà valutato al più presto da un moderatore.
Altre Notizie