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Trapani

I Misteri rientrano nella chiesa del Purgatorio. Domani la processione del Cristo Risorto

19 Aprile 2014 12:27, di Ornella Fulco
I Misteri rientrano nella chiesa del Purgatorio. Domani la processione del Cristo Risorto
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La processione dei Misteri sta volgendo al termine con la tradizionale entrata dei Sacri gruppi - cominciata stamattina alle 8.30 e accompagnata dalle esecuzioni musicali delle bande - nella chiesa del Purgatorio. La processione per le vie cittadine, avviatasi ieri alle 14, sarà conclusa dall'intervento del vescovo di Trapani, Pietro Maria Fragnelli davanti al simulacro dell'Addolorata. Per la prima volta, insieme a lui ci saranno tre immigrati – una cattolica, un ortodosso e un musulmano - e con lui leggeranno in inglese, francese ed arabo un’invocazione alla Madonna. Un segno forte per testimoniare l’amore inclusivo e redentivo di Cristo e la scelta di dare voce ai “nuovi crocifissi” di oggi. Sonia Imafido, nigeriana, è arrivata in Italia nel 1998. Lavora come interprete/mediatrice presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Trapani. Nel 2011, durante la messa pasquale, ha ricevuto il battesimo cattolico. Sarà lei a leggere l'invocazione in Inglese. Embalo Bakari della Guinea Bissau, sbarcato a Pantelleria nel 2011, è stato accolto al CARA di Salinagrande e, dallo scorso anno, al centro SPRAR di Trapani. Sta per diventare mediatore culturale ed è musulmano. Lui leggerà l'invocazione in Francese. Daniel Attinafu, Etiope, giunto a Trapani come richiedente asilo dopo essere sbarcato a Lampedusa, accolto al CARA e poi allo SPRAR, oggi vive e lavora a Trapani con la moglie e la figlia. Daniel è cristiano ortodosso. Sarà lui a leggere l'invocazione in Arabo. Domani, alle ore 10, la Pasqua sarà annunciata dal giro festoso dei tamburini Trinacria nel centro storico. Alle 11.30 sarà celebrata la messa in Cattedrale. Alle 17, nella chiesa del Purgatorio, la celebrazione con le Maestranze a cui seguirà la processione del simulacro del Cristo Risorto con il seguente itinerario: piazza Purgatorio, via Generale Domenico Giglio, corso Vittorio Emanuele, via Serisso, via Nunzio Nasi, via Custonaci, via Corallai, corso Vittorio Emanuele, viale Duca d'Aosta, via Cristoforo Colombo, piazza scalo d'alaggio, via Piloti, via Carolina, corso Vittorio  Emanuele, via Libertà, via Torrearsa, piazza Dalla Chiesa, piazza Lucatelli, via Turretta, via san Francesco d'Assisi, piazza Purgatorio. AGGIORNAMENTO ORE 15 Il testo del discorso del Vescovo Fragnelli: "Carissimi, eccoci alla fine della processione dei Misteri di Trapani, edizione 2014. Riconosciamolo tutti francamente: non ci sono parole per commentare. Ogni parola può essere fuori posto! Il silenzio si addice a questa giornata del Sabato Santo, si addice alla fine di questo percorso in cui statue, musiche, fiori, segni sacri, vestiti eccezionali, saluti, abbracci, fotografie, telefonate e messaggi hanno saziato gli occhi, la mente e il cuore. Ma non sono mancate le preghiere e i canti. Ieri, all’avvio della processione vi avevo assicurato che Maria “saprà dirci il valore anche del più piccolo fiore”. E così è stato. Dietro ogni gruppo sacro si è intravista l’ombra indelebile e consolante di Gesù Cristo e della madre sua Addolorata. Ora, alla conclusione, vi dico qualcosa che ho pensato e scritto non prima, ma durante lo svolgimento della processione. Avevo bisogno di vedere, sentire, quasi toccare con mano, ascoltare il mio cuore, oltre che la testa, per capire quello che succede in queste lunghe, interminabili 24 ore. Forse possiamo tutti dire che con Gesù morto d’amore per l’umanità e con la madre Maria, Madre dei dolori, anche i sordi hanno cominciato a sentire, anche i ciechi hanno cominciato a vedere, anche gli zoppi hanno cominciato a camminare. Si capisce perché ogni vero trapanese dice che non basta vedere la processione in televisione, non basta sentirne parlare o scriverne, non basta neanche osservarne un breve tratto. Bisogna starci dentro: vedere gli abiti impregnati di cera, sentire da vicino il sudore dei portatori, percepire la fierezza dei consoli, ammirare la serietà dei piccoli e dei ragazzi, incoraggiare il desiderio dei grandi che vogliono trasmettere un patrimonio non solo sociale, ma anche religioso ricevuto. Bisogna starci dentro per vedere che c’è una unità di fondo nonostante piccole o grandi forme di divisione che farebbero pensare non ad una ma a tante processioni non ben coordinate. Bisogna starci dentro per cogliere il movimento di danza, simile alle onde del mare: questo fa pensare alla nostra città, all’umanità tutta che è sulle onde della difficile navigazione della vita, sotto il peso di grandi fardelli. Fardelli che si portano meglio se siamo abbracciati, uniti nella solidarietà, che viene dal mistero sacro che portiamo sulle spalle. Ora, siamo tutti un po’ storditi, assonnati, tuttavia ci concediamo ancora un po’ di tempo per pensare e pregare. Quale pensiero? Il viaggio non è finito. Ci aspetta un altro pellegrinaggio. Quello appena concluso, nel sabato dell’assenza e della solitudine, ci mette di fronte a Maria, che è e rimane la madre dell’amore. Ella ci ottiene la “consolazione della vita”, oltre alla consolazione della mente e del cuore. Le chiediamo: “Che senso ha tanto tuo soffrire? Come puoi rimanere salda mentre gli amici del tuo Figlio fuggono, si disperdono, si nascondono? Come fai a dare significato alla tragedia che stai vivendo?”. Maria ci risponde con le parole del suo Figlio: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. La consolazione con la quale Dio ti ha sostenuta nel Sabato Santo, nell’assenza di Gesù e nella dispersione dei suoi discepoli, è una forza interiore dello Spirito Santo. La sua efficacia si misura dai frutti, dalla fecondità spirituale. E noi, qui e ora, o Maria, siamo i figli della tua sofferenza. Sperimentiamo la tua “consolazione sostanziale” perché tocca il fondo e la sostanza dell’anima. Tu conosci, o Maria, probabilmente per esperienza personale, come il buio del Sabato Santo possa, talora, penetrare fino in fondo all’anima pur nella completa dedizione della volontà al disegno di Dio. Tu ci ottieni sempre, o Maria, questa consolazione che sostiene lo spirito senza che ne abbiamo coscienza, e ci darai, a suo tempo, di vedere i frutti del nostro “tener duro”, intercedendo per la nostra fecondità spirituale. Non ci si pente mai di aver continuato a voler bene! (citazione del cardinal Martini) Con il beato Antonio Rosmini vogliamo impegnarci nelle opere della carità spirituale, che si riferiscono immediatamente alla salvezza eterna dell'uomo (l'annuncio della fede, i sacramenti), in quelle della carità intellettuale, con le quali si vuole liberare la mente dell'uomo dalle tenebre dell'ignoranza e illuminarla con la luce della verità, e in quelle della carità temporale, che sono rivolte ai bisogni del corpo, quali la fame e la salute. Non lasciamo questa piazza senza prendere l’impegno di sostenere questa forma di carità. Siamo passati davanti al busto del Beato Giovanni XXIII, sotto l’arco dell’Episcopio. Vogliamo vivere il suo augurio ai lavoratori: “Parole di luce, di concordia e di fraternità hanno sovrastato sui contrasti di questo secolo; li han voluti comporre. … Noi sentiamo, diletti figli, cosa c'è al fondo della inquietudine che talora si avverte nell'aria. Al fondo c'è la legittima aspirazione dei molti, a cominciare dagli umili e dagli indifesi, a veder convergere tutti gli sforzi di intelletto e di volontà verso la costruzione di una comunità umana, illuminata dalla luce celeste, e consapevole dei suoi gravi doveri verso i singoli individui, le famiglie, i popoli". La Chiesa Cattolica non si sottrae al suo compito di madre e maestra. Lungi dal condannare, essa è ansiosa di scoprire il preannuncio di giorni meno difficili per tutti, più sereni per le famiglie, più edificanti per le nuove generazioni”. Con i due Papi prossimi santi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, veri maestri dell’umanità intera, ripetiamo la nostra invocazione conclusiva a Maria, in più lingue: "Ave Maria, madre dei dolori, prega per noi e per tutta l’umanità". Poi, a sorpresa, monsignor Fragnelli ripete l'invocazione in siciliano: "Ave Maria, matri di li dulura, pria pi noiatri e pi tutta l’umanità", seguito dai presenti in piazza Purgatorio. La stessa invocazione poi ripetuta, in inglese, francese e arabo, dai tre immigrati invitati sul palco insieme a lui.

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