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Il Mister saluta e se ne va

19 Giugno 2019 16:26, di Salvatore Morselli
Vincenzo Italiano nel post gara con Piacenza
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Lo aveva detto, ed era facile, facilissimo, prevederlo. Ha lottato contro tutto e contro tutti, ottimo tecnico, ma soprattutto grande uomo. Ha tenuto lontano dallo spogliatoio una situazione paradossale legata alla vicenda della mai conclusa vendita della società. Ora, Vincenzo Italiano, l’uomo che ha riportato il Trapani in serie B, uno che i colori granata del Trapani Calcio ce li ha nel suo Dna per aver cominciato qua la sua carriera professionistica, ha deciso che non c’è più spazio per i sentimenti. Occorre essere pragmatici. A Trapani, in questo Trapani, non può restare. Veni, vidi, vici. Ha iniziato e concluso nel migliore dei modi la sua prima esperienza su una panchina da professionista. Ora va via, va  allo Spezia, ma ai tifosi poco importa. Loro hanno solo il rimpianto che questa dannata vicenda del passaggio di proprietà del Trapani Calcio ha allontanato dalla città e da quanti sono legati a questi colori, un uomo che è veramente “uno di noi”.
Oggi Italiano ha reso nota una lettera indirizzata ai tifosi in cui esterna le sue idee.    
“La conquista della serie B è già storia. Quello che abbiamo fatto, tutti assieme, noi in campo e la città vicino a noi, è leggenda. Questa non è una lettera di ringraziamenti, come altre, ma la sintesi di una stagione straordinaria, nata tra mille difficoltà e conclusa con una festa che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Trapani non era nei miei programmi, ma quando sono stato chiamato ho pensato che Trapani fosse nel mio
destino. Ho pensato al mio esordio tra i professionisti, giovanissimo, con la maglia del Trapani, a Nubianello, il campo in cui andavamo allora ad allenarci. Un ritorno al passato, che non ho mai dimenticato, per guardare al futuro, alla mia prima esperienza tra i professionisti, questa volta da allenatore. Non ho esitato un attimo a dire si. Il 27 luglio ero a casa mia, il giorno dopo ero già qui, pronto ad iniziare un percorso pieno di incognite, ma che mi aveva subito entusiasmato. Sono arrivato da solo, la prima volta che ho messo piede al Provinciale ho trovato un gruppo di ragazzi che cercavano di capire cosa stesse succedendo, quale fosse il futuro e soprattutto se ci fosse un futuro. Il primo giorno a Trapani, dopo aver firmato il mio contratto, ho scritto sulla lavagna una frase che mi è venuta in mente vedendo quello che c’era da costruire: “Nessun limite, solo orizzonti”. E’ stata la frase che ci ha accompagnato per tutto il campionato. Abbiamo pian piano costruito lo staff tecnico, è arrivato il direttore sportivo Raffaele Rubino, con il quale è stata costruita la squadra. E poi la preparazione a casa nostra, sotto il sole di agosto, in attesa dell’inizio del campionato, le prime partite al Provinciale, le sette vittorie consecutive in casa, la semifinale di Coppa Italia Serie C, traguardo storico per il Trapani, e ancora un record dopo l’altro. Nessuno ci aveva chiesto di vincere il campionato, ma solo di mantenere la categoria. Abbiamo realizzato quello che all’inizio sembrava un sogno irrealizzabile. Lo abbiamo fatto grazie ad un gruppo fantastico, unito come raramente si vede, e grazie al sostegno di una tifoseria che non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Portare il nome del Trapani e di Trapani in giro per l’Italia per noi è stato motivo d’orgoglio, lo abbiamo sempre fatto con il rispetto che si deve a questa meravigliosa gente. Mostrare il nostro gioco, quello che abbiamo costruito con pazienza ed impegno giorno per giorno in oltre 200 allenamenti è sempre stato il nostro obiettivo, convinti che attraverso il gioco i risultati sarebbero arrivati. Al termine dell’ultimo allenamento al Provinciale, prima della finale, ci siamo fatti un applauso, un reciproco ringraziamento per tutto l’impegno che abbiamo messo e per tutto quello che siamo riusciti a fare, senza pensare ad altro che ad onorare fino all’ultimo la nostra maglia. Alzare la Coppa al cielo, al Provinciale, con la nostra gente, è stata l’emozione più grande. Per noi, per le nostre famiglie, per tutta la Città.Trapani nel mio destino, grazie Trapani”.
Sin qui Italiano, il Mister che ha scritto, come avevano fatto Boscaglia  e Cosmi, pagine indelebili nel libro della storia del Trapani Calcio. Io che anni fa (febbraio 1996) , da direttore di Alè Granata, chiesi a Piero Salvo di intervistare questo giovane centrocampista arrivato da Ribera, avevo avuto modo di apprezzare sin da allora la sapienza tattica e la maturità umana di un ragazzo che dava del tu al pallone. A quel ragazzo, oggi diventato uomo, a nome mio personale e dei tanti tifosi dico solo GRAZIE.

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