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Il pensiero critico: “meglio una testa ben fatta che una testa ben piena!” (Edgar Morin)

02 Settembre 2019 19:21, di Valentina Rosy Parrino
Il pensiero critico: “meglio una testa ben fatta che una testa ben piena!” (Edgar Morin)
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Il pensiero critico: “meglio una testa ben fatta che una testa ben piena!” (Edgar Morin) Coloro cui sfugge completamente l’idea che è possibile aver torto non possono imparare nulla, tranne la tecnica.” (cit. Gregory Bateson).Con questa citazione voglio parlarvi oggi del pensiero critico e delle sue caratteristiche.
Che cos’è il pensiero critico?
Thomas Frank definisce il pensiero critico come  “il processo di concettualizzazione, validazione, analisi, sintesi e valutazione di informazioni. Tale processo è auto-disciplinato intellettualmente e condotto in modo attivo ed esperto. Le informazioni possono essere raccolte, o generate, a partire dall’osservazione, dall’esperienza, dalla riflessione o dalla comunicazione. L’obiettivo del pensiero critico è quello di guidare credenze e azioni”.
Il pensiero critico è un capacità intellettuale molto importante in quanto consente di stemperare i propri pregiudizi per tentare di confrontare obiettivamente punti di vista diversi fino a giungere ad una sintesi equilibrata. Pregiudizi, stereotipi ed illusioni agiscono sulla mente umana in modo prepotente ed inconsapevole, proprio per questo la capacità critica risulta essere molto importante in quanto dovrebbe consentire di saper riconoscere e distinguere le situazioni in cui mettere un freno ai propri pregiudizi e stereotipi sia la cosa più opportuna da fare.
Il pensiero critico inoltre non è un’attitudine che si eredita geneticamente ma è una capacità intellettuale che va sviluppata.
Quali sono le caratteristiche del pensiero critico? Solitamente il pensiero critico procede per tappe:
-         Raccolta delle informazioni;
-         Valutazione delle informazioni;
-         Eventuale superamento di pregiudizi;
-         Raggiungimento di una conclusione.
Questo processo che ad una prima valutazione potrebbe apparire molto semplice e chiaro in realtà nasconde delle grosse difficoltà, poiché in modo inconsapevole le persone tendono ad accettare acriticamente informazioni che confermano le loro convinzioni e rifiutano quelle contrarie.
Lo psicologo Daniel Kahneman in uno studio sulle illusioni cognitive ha infatti dimostrato come le persone anche quando si procurano dati e informazioni di qualità le elaborano spesso in modo errato, effettuando delle inferenze scorrette e prendendo decisioni incongrue ( “Confirmation Bias” ). Inoltre l’informazione che viene prevalentemente accettata è quella facilmente memorizzabile e basata su concetti semplici (slogan), mentre vengono rifiutate quelle informazioni più complesse la cui verifica richiederebbe uno sforzo personale maggiore che farebbe aumentare il carico cognitivo. Se in molti casi, soprattutto nel quotidiano, tale comportamento non provoca gravi conseguenze, in molti altri campi invece (ad esempio in campo medico, finanziario, politico, manageriale ecc..) l’utilizzo di tale modalità di pensiero può essere molto pericoloso.
Molti danni al pensiero critico provengono oggi dal modo in cui molti programmi televisivi sono strutturati in termini di divulgazione dei concetti.  La cultura del talk show, che ha sostituito il vecchio dibattito, mentre da un lato ha semplificato l’interazione verbale, dall’altro ha svuotato di significato il confronto ed il processo critico poiché il sovrapporsi di voci ed insulti non permette di chiarire l’argomento, di acquisire elementi di conoscenza né tanto meno di interrogarsi e problematizzare su un argomento. Nel talk show tutto si riduce ad uno schieramento da una parte e dall’altra, ad un sovrapporsi di urla che svuotano di significato il confronto. Non possiamo considerare questo fenomeno come una semplice degenerazione della capacità di interazione, al contrario esso rispecchia una precisa intenzionalità formativa di valore politico, che è quella di non entrare nel merito dell’argomento utilizzando il pensiero critico. Attraverso questi modelli mediatici dunque si apprende l’attitudine a non affrontare problemi complessi ma a schierarsi semplicemente da una parte o dall’altra senza utilizzare un proprio pensiero. Ecco perché appena un nuovo vincitore politico appare all'orizzonte, molti si danno a sostenerlo e imitarlo in una sorta di “contagio emotivo”. “Si torna bambini affidandosi ad un padre” (cit. Umberto Allegretti ). 
Saper utilizzare il pensiero critico dunque è molto importante in quanto ci permette di accertare la validità degli argomenti che ci troviamo ad affrontare e quindi ci rende meno soggetti alla manipolazione.
Le strategie fondamentali per poter utilizzare il pensiero critico sono le seguenti:
-         Riflettere: fermarsi a pensare piuttosto che esprimere giudizi impulsivi o accettare per vero tutto ciò che ci viene proposto;
-         Motivare: fare o farsi delle domande, in modo da spingere sé stesso o gli altri ad avere delle buone ragioni a sostegno delle proprie opinioni;
-         Cercare alternative: andare alla ricerca di ipotesi alternative e di punti di vista diversi.
Utilizzare il pensiero critico è un processo che richiede energia e tempo, la nostra mente tende ad economizzare i processi utilizzando delle scorciatoie e se da un lato questo può rivelarsi utile nella gestione del quotidiano, dall’altro può essere pericoloso se si tratta di situazioni più importanti, pertanto sarebbe importante imparare a discriminare le situazioni in cui possiamo tranquillamente applicare un pensiero semplificato e grossolano da quelle in cui è necessario un pensiero critico ed approfondito.
“Ci si dovrebbe sempre riservare il diritto di ridere l’indomani delle proprie idee della vigilia”.
(Napoleone Bonaparte)
 
Valentina Parrino
Psicologa, Specialista in Tecniche del Rilassamento
Per ulteriori info, approfondimenti o curiosità potete scrivermi al seguente indirizzo: valyparrino@gmail.com
 

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