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Attualità
Palermo

Il Tar rigetta il ricorso di Tranchida su elezioni regionali

24 Febbraio 2018 13:58, di Ornella Fulco
Il Tar rigetta il ricorso di Tranchida su elezioni regionali
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Respinto dalla Prima Sezione del Tar di Palermo, presieduta da Calogero Ferlisi, il ricorso presentato da Giacomo Tranchida volto ad ottenere l'annullamento della elezione a deputati regionali di Girolamo Turano, Eleonora Lo Curto, Stefano Pellegrino, Sergio Tancredi, Valentina Palmeri, Baldo Gucciardi e Giovanni Miccichè. Nelle ultime elezioni Tranchida era giunto secondo,  nella lista del Partito Democratico, con oltre 10.500 voti. Nel ricorso si sosteneva che le liste del Movimento Cinque Stelle, Cento Passi per la Sicilia, Forza Italia, Unione di Centro, Diventerà Bellissima, Idea Sicilia-Popolari e Autonomisti avrebbero dovuto essere escluse perchè “nessun candidato di queste risultava aver presentato la dichiarazione di cui all'art. 9 del D.lgs n.235/2012, limitandosi a presentare un'attestazione con la quale certificavano di non trovarsi in alcuna delle condizioni di cui alla precedente legge n. 55/1990; che tutti i candidati delle liste, compresi quelli poi dichiarati eletti, non avrebbero mai attestato di non aver commesso i reati di cui agli articoli 320, 321, 322, 322-bis, 323, 325, 326, 331, secondo comma, 334, 346-bis del Codice penale, essendo le ipotesi d'incandidabilità contemplate dalla legge n. 55/1990 diverse e meno ampie rispetto a quelle previste dall'articolo 7 della cosiddetta legge Severino. Secondo il ricorso, inoltre, "una dichiarazione come quella prodotta dai e dagli altri candidati non appare idonea a rispettare quanto disposto dal nuovo testo unico in materia d'incandidabilità” perché, nel sistema introdotto dal legislatore nazionale, con norma inderogabile applicabile in tutta Italia (anche nelle Regioni a statuto speciale con competenze esclusiva in materia elettorale), “si è inteso sanzionare in maniera rigida anche il vizio di forma della mancata presentazione della dichiarazione, onde evitare che l'accertamento delle cause d'ineleggibilità venga rimesso alla Pubblica Amministrazione, con la possibilità di consentire – stante la ristrettezza dei tempi - che soggetti di fatto incandidabili possano andare a ricoprire cariche pubbliche nelle more dell'accertamento” dei requisiti di legge". I giudici amministrativi, invece, hanno ritenuto di aderire ad un orientamento di tipo sostanziale, espresso nella decisione della III Sezione del Consiglio di Stato n. 1983 del 16 maggio 2016, nella quale si è affermato, in relazione ad elezioni comunali, che le dichiarazioni dei candidati, anche se contengono l’erroneo richiamo all’abrogato art. 58 del Testo Unico degli Enti Locali, non possono considerare “inesistenti” o “carenti”, trattandosi di dichiarazione con contenuto semplicemente incompleto, essendo inoppugnabile il fatto che i candidati, al di là dell’erroneo riferimento normativo, hanno manifestato la loro volontà di certificare l’assenza, in via generale, delle cause ostative alla candidabilità, nella consapevolezza delle conseguenze amministrative e anche penali che ne conseguono. Il Tar sottolinea anche che "nell’esercizio doveroso del potere di verifica del possesso dei requisiti normativamente richiesti gli Uffici elettorali circoscrizionali hanno provveduto ad acquisire i certificati del casellario giudiziale di tutti i candidati delle liste verificando che nessuno di essi ha subito condanne ostative". Per i giudici, inoltre, trattandosi di materia elettorale dove è in gioco il rispetto della volontà espressa dai cittadini per cui "non possono comportare l'annullamento delle operazioni le mere irregolarità, ossia quei vizi dai cui non derivi alcuno pregiudizio per le garanzie o la compressione della libera espressione del voto2". Sempre secondo il Tar "producono effetto invalidante solo quelle anormalità procededimentali che impediscano l'accertamento della regolalità delle operazioni elettorali con effettiva e radicale diminuzione delle garanzie di legge mentre tutte le altre anormalià, quali le omissioni di adempimenti formali costituiscono mere irregolarità tutte le volte che non incidano negativamente sulle finalità che il procedimento persegue". Nel caso sollevato da Tranchida, secondo i giudici amministrativi, le sue caratteristiche "inducono, anche su un piano di giustizia sostanziale, a preferire la soluzione che consente di ritenere valida la dichiarazione resa dai candidati atteso che nel "modello di dichiarazione di accetazione della candidatura alla carica di deputato regionale in una lista provinciale, approntato dal V servizio e,ettorale del Dipartimento delle Autonomie locali dell'Assessorato regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica, risulta espressamente previsto che il candidato 'dichiara, inoltre, di non trovarsi in alcuna delle condizini previste dall'art. 15, comma 1, della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni', senza alcun riferimento all'art. 7 del d.lgs.vo n.235 del 2012; che la medesima Amministrazione regionale, il 5 ottobre 2017, ha pubblicato un comunicato stampa in cui ha confermato che la dichiarazione sostitutive 'resta (va) definita nel modello allegato alle istruzioni' e che, come tale, sarebbe stata accettata dagli uffici elettorali, fermo restando i poteri di verifica degli stessi uffici elettorali della Sicilia circa le cause di incandidabilità previste dalla normativa regionale come anche dalla normativa nazionale vigente, così da rinviare, implicitamente, alle disposizioni contenute dell'art. 7 del d.lgs.vo n. 235 del 2012". Per questo motivo si ritiene che "i candidati hanno fatto ragionevolmente affidamento sulle indicazioni provenienti dall'Autorità preposta alla gestione delle elezioni" e che, quindi, non c'era in essi alcun intento fraudolento teso ad eludere le stringenti prescrizioni della legge Severino, come dimostrato dalla accertata assenza di condanne risultante dai certificati del Casellario giudiziale.

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