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Cronaca
Alcamo

Inchiesta "Dirty Affairs", la Procura chiede giudizio immediato

26 Luglio 2016 07:00, di Niki
Inchiesta "Dirty Affairs", la Procura chiede giudizio immediato
Cronaca
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Chiesto il giudizio immediato per gli indagati nell'inchiesta "Dirty Affairs", condotta dalla Guardia di Finanza di Trapani, che ha coinvolto l'imprenditore Pasquale Perricone, ex vice-sindaco di Alcamo nella giunta Bonventre, e di altre sei persone, tutti accusati di numerosi reati contro il patrimonio e contro la pubblica amministrazione. Si tratta di Girolama Maria Perricone, 50 anni (cugina dell'imprenditore), Marianna Cottone, 34 anni, (compagna di Perricone), Emanuele Asta, 55 anni, Francesca Cruciata, 58 anni, Mario Giardina, 50 anni, e Domenico Parisi, 50 anni. Attualmente gli unici ancora in custodia cautelare in carcere sono Perricone  e la Cottone. La decisione della Procura trapanese arriva dopo l'interrogatorio di Perricone che, difeso dall'avvocato Giuseppe Benenati, ha risposto alle domande dei pm Cartosio, Penna e Verzera, ammettendo solo alcune delle accuse contestate: ha confermato l'organizzazione di alcuni corsi di formazione professionale fantasma svolti dalla cooperativa Promosud (tra cui quello sulla "Cultura della legalità") ma ha escluso il coinvolgimento delle sue società nei lavori al porto di Castellammare del Golfo. Secondo gli inquirenti, Perricone avrebbe tentato di condizionare l’attività della Banca di Credito Cooperativo “Don Rizzo”, indicando uno dei consiglieri del Cda e influenzandone le scelte ma anche questa ipotesi è stata negata dall'imprenditore alcamese. Tra gli argomenti discussi, anche l’approvazione del "Piano delle opere triennali" del Comune di Alcamo, emersa nel corso di alcune intercettazioni telefoniche. Le accuse contestate, in generale, nell'inchiesta sono quelle di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, reati contro la pubblica amministrazione, corruzione e bancarotta fraudolenta. Gli investigatori ipotizzano che Perricone ed Emanuele Asta, funzionario dell'Assessorato regionale al Lavoro, fossero tra i componenti di una sorta di "comitato di affari" in grado di influenzare le decisioni della pubblica amministrazione. Davanti ai pmm però, quest0ultimo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Parziali ammissioni avrebbe fatto Francesca Cruciata, adesso in stato di libertà, che ha confermato "la falsificazione di alcuni registri di presenza dei corsi di formazione".

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