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Indagine su Mogavero, gli avvocati: "Utile per dimostrare innocenza" - Trapani Oggi

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Indagine su Mogavero, gli avvocati: "Utile per dimostrare innocenza"

19 Dicembre 2015 19:21, di Niki Mazzara
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"Può capitare che per fare emergere tutta la verità e fare pulizia, si debba assumere, anche se temporaneamente, per esigenze di copione processuale, ...

"Può capitare che per fare emergere tutta la verità e fare pulizia, si debba assumere, anche se temporaneamente, per esigenze di copione processuale, la veste di indagato» spiegano così l'avviso di garanzia ricevuto dal vescovo Domenico Mogavero i suoi avvocati, Stefano Pellegrino e Nino Caleca. Mogavero è indagato dalla Procura di Marsala per appropriazione indebita di denaro. "Una sofferenza - si legge ancora nella nota dei legali - che vale la pena sopportare pur di rendere un efficace e proficuo servizio alla verità e alla giustizia". L’indagine - sottolineano Pellegrino e Caleca - è stata determinata da una precisa volontà del vescovo di denunciare, al primo sospetto, l'irregolarità gestionale del servizio economato della Diocesi. Monsignor Mogavero – continuano i due avvocati – ha provato di aver gestito con trasparenza le libere offerte dei fedeli istituendo un conto corrente per la tracciabilità della gestione delle attività caritatevoli in contanti o mediante titoli, contrariamente a quanto avveniva precedentemente al suo incarico". Riguardo alle accuse mosse al vescovo sottolineano che riguardo ad un bonifico di 100 mila euro, del quale il vescovo contabilmente sarebbe stato il beneficiario, "è stato provato, accertato e documentato tramite il codice Iban" che il bonifico risulta addebitato sul conto diocesano esistente alla Banca Prossima e accreditato regolarmente sul conto dell'artista Ernesto La Magna aperto presso la Banca Monte Paschi di Siena e non su quello di Mogavero come sostiene la Procura della Repubblica di Marsala. La somma - precisano ancora i legali del vescovo - costituiva un acconto per quanto dovuto per le opere realizzate per la Chiesa Madre di Pantelleria. "Si è trattato - si legge nella nota dei difensori del vescovo - di un mero errore di redazione della scrittura contabile effettuata da altri. Èrisultato provato, accertato e documentato da una relazione dettagliatissima che mai il vescovo si sia appropriato o abbia sottratto, a qualsiasi titolo, alcuna somma di denaro o di altre utilità".

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