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Intervista a Paolo Giordano, docente della Sicily summer school. - Trapani Oggi

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Attualità
Favignana

Intervista a Paolo Giordano, docente della Sicily summer school.

07 Luglio 2019 11:34, di Alessia Martino
Intervista a Paolo Giordano, docente della Sicily summer school.
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A conclusione della Sicily summer school, corso per scrittura creativa organizzato dall’Università di Parma in collaborazione con  l’amministrazione comunale egadina,   che si è tenuta a Favignana, abbiamo intervistato lo scrittore Paolo Giordano ( tra i suoi libri il celeberrimo “La solitudine dei numeri primi” ed il recente “Divorare il cielo” ), docente del corso.

Come hai vissuto l’esperienza di questo corso, caratterizzato da un rapporto forte e informale con gli allievi?
“Quello deve essere lo spirito. La scrittura, soprattutto la scrittura creativa, nasce principalmente dalla condivisione e dal rapporto di fiducia che si deve creare; creare questa fiducia in pochi giorni, con persone che non si sono mai viste, richiede una disponibilità massima, sia da parte di chi segue il corso, sia da parte di chi lo gestisce. Ha funzionato particolarmente bene, c’era una grande biodiversità dei partecipanti, e questo avrebbe potuto essere un ostacolo alla libertà espressiva, invece ne è stato reso un punto di forza, secondo me. Ognuno ha perseguito un po’ la sua linea, gli interessi, il proprio vissuto e questo ha generato molta curiosità attorno. C’è stata una grande apertura sul personale che non accade sempre, forse per il fatto che siamo su un’isola, che il corso fosse così condensato e che ci fosse la possibilità di continuare quel dialogo dell’aula anche fuori da essa”.

Qual è l’insegnamento più importante che ritieni di avere lasciato ai tuoi allievi?“L’insegnamento più importante, per me, è sempre la crisi, come l’ha definita qualcuno al corso. La scrittura è una continua messa in crisi di ciò che si sa, di ciò che si pensa, di ciò che si crede di essere, della propria capacità comunicativa, di trasmissione. Se questo corso inaugura già una crisi con sé stessi e con la narrazione che si ha di sé stessi all’interno del mondo, è già un enorme risultato da cui cominciare”.

Qual è invece l’insegnamento che pensi di portarti a casa?
“È una cosa che sapevo già, ma che in qualche modo, si è riconfermata più forte che in altri contesti, cioè che questa stessa messa in crisi viene recepita in modi diversi, e che a volte può essere anche particolarmente dolorosa e impattante, quindi più faccio questo mestiere, più mi rendo conto che si porta dietro una responsabilità molto più ampia di quello che non potrebbe sembrare, nel senso che facendo scrivere veramente le persone vai a smuovere delle corde profonde che a volte magari sono rimaste lì ferme  per anni, decenni, e questa è una responsabilità che forse esula anche dalle mie, e quindi bisogna averlo ben presente”.

Favignana ti ha lasciato delle suggestioni utili per il tuo lavoro?
“Chi lo sa? Il mio prossimo lavoro ha a che fare con la Sicilia, quindi in un certo senso di sicuro sì ma è troppo presto per dirlo”.
 

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