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Trapani | Cronaca

"Io, nell'inferno di Mariupol"

29 Aprile 2022 07:33, di Luigi Todaro
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Il drammatico racconto di una donna ucraina sopravvissuta alle bombe russe

Ho avuto paura di morire. Tutti i giorni. Ho visto morire mia nonna. Ho patito il freddo e la fame. Ora sto bene, ma il mio pensiero è rivolto ai miei genitori rimasti lì”.
Il drammatico racconto di una donna ucraina sopravvissuta all'inferno di Mariupol: Yuliia Prodan, sposata con l'ingegnere Baldo Valenza, originario di Trapani, ma trapiantato da anni a Torino dove lei lavora in una Rsa. Yuliia è riuscita a fuggire dal suo Paese in guerra, lasciandosi alle spalle morte e distruzione. “Ma non potrò mai dimenticare”, dice.

A fine febbraio, finito il lockdown per la pandemia, si era recata in Ucraina per rivedere i familiari, rimanendo, però, bloccata lì per la guerra. Poi la fuga in Polonia dove ha riabbracciato il marito che non aveva più sue notizie dai primi di marzo. Fine dell'incubo, dell'angoscia, della paura.

La cosa più bella – racconta - è stata quando ho rivisto mio marito che mi ha subito raggiunto in Polonia. Ma è una felicità a metà perché il pensiero è tutto ai miei genitori che sono rimasti a Mariupol”.
Una circostanza fortunosa ha favorito la sua fuga. “Sì, sono scappata grazie alla fortuna. Grazie al passaggio in auto di un conoscente che passando davanti al posto in cui mi trovavo ha riconosciuto mio padre e in quel momento abbiamo capito che avevo un’occasione per andar via”. Per più di un mese, Yuliia ha vissuto nei sotterranei per sfuggire ai bombardamenti.
Sono dovuta fuggire da casa assieme a mia nonna e ai miei genitori i primi di marzo perché la zona periferica dove abitavamo non era più sicura. Siamo rimasti nascosti più di un mese, nei sotterranei di una scuola prima e in un bunker dopo, in preda al freddo, al buio e all’umidità e la paura di uscire allo scoperto quando si doveva preparare qualcosa di caldo da mangiare o fare qualche km per andare a prendere dell’acqua. Quando abbiamo capito che la zona della nostra casa era più tranquilla rispetto a dove eravamo intorno alla metà di aprile abbiamo deciso di tornare indietro e li dopo qualche giorno mi sono separata dai miei genitori per provare ad andar via da Mariupol”.

Rivela poi un particolare: “I soldati russi con me si sono comportati bene perché mi hanno permesso di utilizzare il loro telefono”. Sotto i bombardamenti, aggrappata ai “ricordi più belli” e al desiderio “di riabbracciare mio marito”, Yuliia ha perso, però, la nonna.
Mia nonna, già terrorizzata da quello che stava succedendo e soffrendo già di suo di problemi di pressione, durante la fuga da casa è stata colta da malore e nonostante i miei tentativi di rianimarla, perché svenuta, abbiamo capito subito che non ce l'avrebbe fatta. E così è stato”. Anche lei ha avuto paura di morire: “Con quella paura convivevo ogni giorno”. Yuliia sogna “che tutto questo finisca il prima possibile”, ma non sa se un giorno vorrà ritornare a Mariupol. Ci vorrà tempo per guarire le ferite che ancora oggi si porta dentro.

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