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Cronaca
Favignana

La Finanza di Palermo sequestra beni per 5 mln di euro, c'è anche una villa di lusso a Favignana [VIDEO]

12 Marzo 2021 07:49, di Redazione
La Finanza di Palermo sequestra beni per 5 mln di euro, c'è anche una villa di lusso a Favignana [VIDEO]
Cronaca
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C'è anche una lussuosa villa a Favignana tra i beni per 5 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Palermo a quattro persone accusate di aver favorito il controllo di Cosa nostra nel settore del gioco e delle scommesse. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal gip nei confronti di Francesco Paolo Maniscalco, 58 anni, Salvatore Rubino, 60 anni, Vincenzo Fiore, 43 anni e Christian Tortora 45 anni.Sono indagati a vario titolo di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori aggravato dalla finalità di aver favorito il clan. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Dda Salvatore De Luca.
I finanzieri hanno sequestrato tre immobili, tra questi una villa di particolare pregio, nell’isola di Favignana; imprese e quote di capitale di 10 società, con sede nelle province di Roma, Salerno e Palermo, tra le quali un ristorante nel capoluogo siciliano, auto e moto. I sequestri patrimoniali costituiscono il completamento dell’operazione denominata «All In» con la quale il Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo accertò l'infiltrazione di Cosa nostra nel settore economico della gestione dei giochi e delle scommesse sportive.
Secondo l'accusa, l’organizzazione criminale aveva acquisito la disponibilità di un numero sempre maggiore di licenze e concessioni per l’esercizio della raccolta delle scommesse, fino alla creazione di un "impero economico" costituito da imprese, capaci di gestire volumi di gioco per circa 100 milioni di euro, formalmente intestate a "prestanome" ma, di fatto gestite da Francesco Paolo Maniscalco, già condannato perché accusato di fare parte della «famiglia» di Palermo Centro, e Salvatore Rubino che ha messo a disposizione la propria abilità imprenditoriale per riciclare denaro sporco.
A giugno del 2020, il gip aveva firmato 10 misure cautelari tra cui quelle per Maniscalco, Rubino, Fiore e Tortora. Era scattato il sequestro preventivo di otto «imprese» che avevano nel tempo acquisito e detenuto le concessioni statali rilasciate dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli per la raccolta di giochi e scommesse sportive.
A novembre scorso poi nel secondo filone dell’inchiesta erano state scoperte due distinte associazioni a delinquere, parallele, dirette da Salvatore Rubino, che gestivano la raccolta illegale delle scommesse, attraverso l'utilizzo delle «piattaforme.com», fuori dalla concessione statale e in grado di generare volumi di giocate di almeno 2,5 milioni di euro al mese. In questo contesto il Gip di Palermo aveva disposto: misure cautelari personali nei confronti di 15 soggetti, a vario titolo indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e all’esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse; e il sequestro preventivo di sei corner/agenzie scommesse, in Sicilia e Campania.
L’operazione odierna scaturisce da una sistematica attività di approfondimento economico – finanziario svolta dai finanzieri del G.I.C.O. di Palermo, in stretta collaborazione con la Direzione Distrettuale Antimafia, che hanno proceduto a valorizzare in chiave patrimoniale gli elementi acquisiti nel corso delle indagini, attraverso l’esame, il confronto e l’incrocio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso alla Guardia di Finanza, accertando l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità degli indagati, ulteriori rispetto a quelli già sequestrati lo scorso anno, e la loro capacità economica, circostanza che - unitamente alle altre evidenze investigative - ha portato il Tribunale a ritenere il patrimonio ricostruito quale frutto delle attività illecite o reimpiego dei relativi proventi.
Nello specifico, gli accertamenti – condotti anche con il noto applicativo “MOLECOLA” in dotazione ai Reparti investigativi della Guardia di Finanza – hanno portato a dimostrare che gli indagati e i rispettivi nuclei familiari, nell’ultimo decennio, non avevano dichiarato redditi leciti o altre forme di finanziamento capaci di “giustificare” le spese e gli acquisti nel tempo sostenuti.
Continua incessante l’impegno della Guardia di Finanza e dell’Autorità Giudiziaria palermitana volto ad aggredire i patrimoni illecitamente accumulati dalle consorterie criminali, contrastando ogni forma di indebito arricchimento connesso alla disponibilità di capitali non giustificati, liberando l’economia legale da indebite infiltrazioni della criminalità, a tutela dei cittadini e degli operatori economici onesti.
 

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