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Lavoro ed economia: la Cisl lancia l'allarme

05 Marzo 2014 17:08, di Ornella Fulco
Lavoro ed economia: la Cisl lancia l'allarme
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Posti di lavoro persi, a rischio, imprese che chiudono, disoccupazione in aumento ed enti pubblici in difficoltà, servono serie politiche industriali, la soluzione alle vertenze e una pubblica amministrazione funzionante che elimini gli sprechi. A lanciare l'allarme affinché si giunga presto al rilancio dei tessuti economici e produttivi è la Cisl Palermo Trapani, riunita in un attivo territoriale dei dirigenti e quadri Rsu e Rsa al quale hanno preso parte i segretari generali nazionali di Cisl Funzione pubblica e Fim Federazione metalmeccanici, Giovanni Faverin e Giuseppe Farina, Mimmo Milazzo, segretario Cisl Palermo Trapani e Maurizio Bernava, segretario Cisl Sicilia. A Trapani le iscrizioni sono state 2.830 nel 2012 e 2.699 nel 2013 ma appare allarmante il numero delle chiusure, 3.006 nel 2012 e 3.032 nel 2013 con un saldo dunque fortemente negativo. Dando uno sguardo ai dati dell'occupazione e la disoccupazione in Sicilia e nel territorio di Trapani si può parlare di vero allarme sociale. La disoccupazione, secondo i dati Istat, ha raggiunto nell'Isola il 21%; a Trapani si attesta al 22,5%. Gli occupati sono il 39,3% in Sicilia, il 39,8 a Trapani. Ad allarmare è la disoccupazione giovanile (intesa dai 18 ai 29 anni) salita al 45,5% nei dati regionali, al 46,8 a Trapani. Dato che sale ad oltre il 50% se si guarda agli under 25: il 53,8% in Sicilia, il 53,6 a Trapani. Solo nella nostra città, rispetto al 2012 ci sono 7.500 occupati in meno, nella provincia si raggiunge il 40%. Il quadro nero che allarma i sindacati, tocca settori dunque cruciali, come è a Trapani l'edilizia, nell'ultimo anno scesa del 3%, reggono un po' meglio l'industria, il turismo e i servizi. “Siamo fortemente preoccupati se non si inverte questa tendenza in negativo della nostra economia – ha spiegato Mimmo Milazzo – nei prossimi due anni saranno migliaia i posti di lavoro persi nei soli territori di Palermo e Trapani. Alla politica chiediamo uno sforzo in più con interventi mirati nelle zone industriali in crisi, con lo sgravio fiscale e dei costi del lavoro per aiutare le imprese e con la soluzione delle vertenze che soffocano il sistema economico del territorio dalla Fiat di Termini Imerese, Fincantieri e la zona industriale di Carini ,dove bisogna evitare la chiusura di fondamentali realtà quali la Keller e Ansaldo Breda”. "Servono politiche di rilancio in settori produttivi che possano fare da volano come ad esempio l'edilizia. La politica – ha commentato il segretario generale di Cisl Sicilia Bernava – ha girato le spalle come abbiamo visto nell'ultima finanziaria; da mesi, poi, siamo bloccati sul riordino delle province. A livello nazionale chiediamo con forza al governo di tagliare le tasse sui redditi di lavoratori e pensionati e lo stiamo facendo con una campagna che invaderà i social network e i siti istituzionali affinché il messaggio giunga al premier Renzi". Il sindacato sottolinea che “la Regione ha un ruolo determinante, si attivino subito politiche di rilancio seguendo la scia delle zone franche urbane di recente approvate, intervenga concretamente per l'occupazione giovanile, e soprattutto snellisca la macchina burocratica”. Ma per incentivare lo sviluppo, che passa anche attraverso l'aumento dei consumi, è essenziale una pubblica amministrazione efficiente. "Servono subito risposte in termini di politiche industriali, ha spiegato Giuseppe Farina, segretario nazionale Fim Cisl che sottolinea: "In Sicilia, come in altre regione del Sud il rischio serio è la desertificazione industriale. Per intervenire non c’è una sola ricetta, ci sono intanto tante vertenze che attendono una soluzione". Il segretario nazionale Cisl Fp Giovanni Faverin ha commentato “Sono tre le grandi priorità del nostro Paese: che le imprese possano tornare a produrre lavoro, chi cerca lavoro possa trovarlo e tornare a consumare, che le tasse sul lavoro diminuiscano. Il settore pubblico deve fare autocritica davanti alla crisi e alle difficoltà dei territori. E’ ora che il governo riformi la pubblica amministrazione, troppi dirigenti, troppi interessi, malaffari e interessi, Troppe le risorse pubbliche che non vanno nella direzione di sostegno all’economia, lunghi i tempi degli appalti, per realizzare un opera in media passano ben 11 anni. E’ ora dunque di cambiare le norme accelerando i tempi nel segno della cantierabilità”. Durante l'attivo è stato discusso il nuovo testo di accordo sulla rappresentanza, siglato lo scorso 10 gennaio, che ha introdotto la certificazione della rappresentanza e della rappresentatività che avrà validità ai tavoli negoziale in fase di contrattazione, regola meglio la rappresentanza nelle aziende inserendo anche la decadenza dal ruolo di Rsu nel caso in cui il rappresentante decida di non appartenere alla organizzazione sindacale di origine. L'accordo infine introduce sanzioni in caso di mancato adempimento degli accordi aziendali sottoscritti.

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