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Lettera di una precaria al presidente Crocetta

22 Gennaio 2013 14:38, di Redazione
Lettera di una precaria al presidente Crocetta
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"Sono una precaria, una dei tanti precari degli enti locali siciliani, quelli che rappresentano un costo per la collettività, quelli che sono “fortunati” perché lavorano da ventitré anni dentro le amministrazioni pubbliche senza aver fatto un concorso, quelli che impediscono il ricambio generazionale, quelli che - al di là dell’impegno e dell’abnegazione che possono mettere nel prestare la loro attività lavorativa - rimangono comunque “precari”, ossia incapaci, inaffidabili, inefficienti". Comincia così la lettera inviata al presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta da una delle lavoratrici del Comune di Valderice che - dopo aver visto prorogare in extremis e fino al prossimo mese di aprile il proprio rapporto di lavoro - non ci stanno a vivere ancora le settimane di angoscia legate alla scadenza del proprio contratto che hanno caratterizzato la fine dell'anno appena passato. Pina Santoro ripercorre la sua storia che è uguale a quella di tanti altri lavoratori che hanno afferrato al volo un'occasione di lavoro, giunta in un territorio avaro di risorse per i propri figli, e a quell'occasione, prorogata di anno in anno da chi ha governato la Regione e il Paese, si è aggrappato con forza.  "Passano 15 anni e nel frattempo hai messo su famiglia, hai quasi 40 anni per cui diventa difficile pensare di staccare la spina e andare lontano a cercare fortuna. Allora cominci a coltivare l’idea che ciò che ti hanno fatto credere (avere un lavoro stabile) potrebbe, dovrebbe diventare realtà - scrive Santoro - hai acquisito professionalità, non sei più un mero supporto ma reggi servizi, hai un regolare contratto di lavoro, seppure a tempo determinato e part-time". Pina, e tanti come lei, si sono trovati dentro un sistema che ha fatto della precarietà il passaggio, quasi obbligato, verso un lavoro stabile: "Prima di te altri hanno tribolato per alcuni anni ma alla fine si sono ritrovati dipendenti a tempo indeterminato e non erano diversi, non erano speciali, erano solo al posto giusto al momento giusto". La dipendente "precaria" del Comune di Valderice nella sua nota cita leggi, decreti e normative con una disinvoltura che sarebbe solo da ammirare se non fosse il frutto amaro di una stagione di disillusione e incertezza sul proprio futuro e quello delle proprie famiglie. "Caro Presidente - scrive nella nota inviata a Crocetta - nei mesi scorsi ho accolto con speranza le sue rassicurazioni ma queste non bastano, occorre intervenire con norme che l’Ars deve approvare, che il Commissario dello Stato non deve impugnare, con norme che debbono avere la dovuta copertura finanziaria". Le lavoratrici, che hanno occupato per 24 giorni l'Aula consiliare di Valderice, hanno più volte chiesto un incontro che - ancora - non si è realizzato, nonostante le dichiarazioni di disponibilità dei più stretti collaboratori del presidente. E la fiammella della speranza vacilla in vista della nuova "scadenza", il prossimo 30 aprile. "Di fronte a questo scenario - scrive Pina Santoro - mantenere integra la dedizione al lavoro, con la consapevolezza che ciò non sarà sufficiente per affrancare la propria immagine, né per conservare la propria occupazione, diventa ogni giorno sempre più difficile. Chissà se qualcuno si è mai chiesto dove va il cittadino, quando non trova le risposte dalle Istituzioni". La lettera a Crocetta si chiude con la citazione di un passaggio tratto dal libro “Pizzini, Veleni e Cicoria” del procuratore Grasso: "Durante un interrogatorio ad un collaboratore, reggente del mandamento di Palermo, chiesi quando sarebbe finita la mafia ed il mafioso rispose con un aneddoto: “Dottore, un mese prima di essere arrestato fui contattato da un giovane onesto e incensurato. Venne da me e mi raccontò che era scappato con la fidanzata e aveva una bambina di otto mesi che piangeva per la fame. Mi chiese se lo potevo aiutare. Gli risposi di andare in un certo cantiere e rivolgersi a nome mio al costruttore, che certamente lo avrebbe assunto. Cosa che avvenne: ottenne il lavoro, anche se sottopagato e in nero. Dopo un certo tempo ritorna per dirmi: le sono grato, la bambina sta bene, mangia. Cosa posso fare per lei? E io gli dissi: dammi i tuoi documenti”. La riflessione, dovuta quanto semplice, la lasciamo a ciascuno di noi. Come scrive Pina Santoro, "la Sicilia  ha bisogno di cambiare. Noi abbiamo bisogno di un Presidente che trovi il tempo di ascoltarci".

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