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Mafia, arrestate 12 persone: avrebbero favorito latitanza di Messina Denaro [VIDEO]

13 Marzo 2018 07:09, di Ornella Fulco
Mafia, arrestate 12 persone: avrebbero favorito latitanza di Messina Denaro [VIDEO]
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Vasta operazione stanotte, nella quale sono stati impegnati oltre 100 uomini, tra carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani e del Raggruppamento Operativo Speciale dell'Arma e personale della DIA, finalizzata all’esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip presso il Tribunale di Palermo nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti reati aggravati dalle modalità mafiose. Tra gli arrestati c'è l'alcamese Vito Nicastri, imprenditore soprannominato il "re dell'eolico" perché è stato tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie rinnovabili. Quello di Nicastri non è un nome nuovo per gli investigatori: i suoi legami con Matteo Messina Denaro hanno portato al sequestro di beni per centinaia di milioni di euro. Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa indicandolo come uno dei finanziatori della latitanza del boss mafioso castelvetranese. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi. Le indagini, avviate nel 2014, hanno consentito di individuare i capi delle famiglie della Cosa Nostra di Vita e Salemi - Salvatore Crimi e Michele Gucciardi - e di assicurare alla giustizia diversi gregari. Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nell’ambito di consulenze agricole e immobiliari, sono riusciti, attraverso società di fatto riconducibili all’organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione. Un progetto puntava a realizzare un’innovativa piantagione di alberi di Paulownia. L’imprenditore Girolamo Scandariato, figlio del capomafia di Calatafimi, aveva anche trovato i 22 ettari su cui realizzare l’affare, un grande appezzamento appartenente alla famiglia D’Alì. A trattare i dettagli dell’affitto del terreno - riferisce il quotidiano la Repubblica - fu il senatore Antonio D’Alì. In  un video dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Trapani si vedrebbe - riporta sempre il quotidiano - l’incontro avvenuto il 5 settembre 2014. C'è da ricordare che nei confronti dell'ex sottosegretario all'Interno ed esponente di FI, è attualmente in esame il procedimento nato dalla richiesta di soggiorno obbligato avanzata dalla Procura di Trapani perché ritenuto “socialmente pericoloso”. D'Alì non risulta indagato nella nuova indagine mentre Scandariato è tra gli arrestati. Secondo gli inquirenti parte del denaro derivante dagli investimenti realizzati dagli arrestati sarebbe stata finalizzata a sostenere la latitanza di Messina Denaro. Nell'operazione sono stati poste sotto sequestro tre aziende, comprese le attrezzature  fittiziamente intestate a terzi. Maggiori dettagli saranno disponibili dopo la conferenza stampa convocata per le 10.30 al Comando provinciale dei Carabinieri di Trapani.

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