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Cronaca

Mafia: arresti a Bagheria, sventato un omicidio

13 Settembre 2021 07:41, di Redazione
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L'operazione effettuata dai carabinieri del Comando provinciale

Traffico di droga, estorsioni, gestione di centri scommesse, e poi anche il progetto di un omicidio. La famiglia mafiosa di Bagheria dopo la scalata al potere del boss emergente  Massimiliano Ficano puntava a tutto questo. I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Palermo, attraverso d’intercettazione, ambientali, telefoniche, telematiche e veicolari hanno delineato il nuovo organigramma della famiglia mafiosa.

Otto gli arresti su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.  Il blitz di è l’esito di un’indagine, denominata "Persefone", seguita da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e condotta dal Nucleo Investigativo di Palermo sulla famiglia mafiosa di Bagheria. I fermati nell’operazione Persefone sono: Massimiliano Ficano, 46 anni, Onofrio Catalano, 44 anni, Bartolomeo Antonino Scaduto, 26 anni, Giuseppe Cannata, 37 anni, Giuseppe Sanzone, 54 anni, Salvatore D’Acquisto, 40 anni, Carmelo Fricano, 73 anni, Fabio Tripoli, 31 anni.

Gli indagati sono ritenuti ritenuti a vario titolo responsabili di: associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e vendita di armi clandestine, estorsione, lesioni personali aggravate, maltrattamenti in famiglia, reati tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.

L'inchiesta ha permesso di evitare un omicidio che i vertici del clan stavano pianificando contro un pregiudicato locale. Le indagini hanno subito un'accelerazione per sventare il piano omicida del clan che puntava a uccidere un uomo che, nonostante gli "avvertimenti", aveva continuato a sfidare i vertici mafiosi.

Il ruolo di vertice era ricoperto prima da Onofrio Catalano (detto ‘Gino’), sostenuto dell’allora capo mandamento Francesco Colletti (arrestato nel corso dell’operazione Cupola 2.0 e ora collaboratore di giustizia), e poi assunto da Massimiliano Ficano. Firicano grazie al legame con il capomafia ergastolano Onofrio Morreale, aveva indotto Catalano a ridimensionare il proprio ruolo relegandolo in una posizione subordinata, con compiti legati esclusivamente alla gestione del traffico di stupefacenti, ma sempre sotto la supervisione del nuovo capo famiglia.

I due boss si sono così impegnati nel mantenere il controllo del territorio, imponendo le estorsioni e, soprattutto, assumendo la direzione delle piazze di spaccio di stupefacenti (nel cui ambito operano solo i soggetti ‘autorizzati’ da Cosa Nostra, tenuti a versare periodicamente una quota fissa dei profitti), ritenuta la principale fonte di profitto per le casse del sodalizio.

Il provento serviva anche a provvedere al sostentamento dei familiari dei detenuti, dovere ‘sacro’ dei capimafia liberi. Le indagini hanno permesso di accertare, una estorsione realizzata da Onofrio Catalano nei confronti dei titolari di un panificio di Bagheria, costretti a non produrre più dolci per non fare concorrenza a un bar gestito da un soggetto vicino alla famiglia bagherese di Cosa Nostra.

Nel corso delle indagini i carabinieri avevano scoperto che l’autorità del boss Ficano era stata messa in discussione da Fabio Tripoli, apparentemente estraneo al contesto mafioso, il quale in una circostanza, sotto l'effetto di alcol, si era permesso di sfidare pubblicamente il capo mafia.

Su mandato di Ficano, sei soggetti(tra cui gli indagati Scaduto e Cannata) lo hanno selvaggiamente picchiato, provocandogli un trauma cranico ed un trauma alla mano. Nonostante l'avvertimento, Tripoli non nascose l'intenzione di dare fuoco a un locale da poco inaugurato dal boss Ficano, il quale, visto il pubblico affronto decise di programmare l'omicidio di Tripoli. Dopo aver dato ordine di eseguire l'omicidio, Ficano decise di allontanarsi dal territorio, probabilmente per costituirsi un alibi o per scongiurare il pericolo di essere arrestato.

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