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Cronaca
Trapani

Mafia, confiscati beni per oltre 100 milioni di euro ad imprenditore

05 Ottobre 2016 09:23, di Ornella Fulco
Mafia, confiscati beni per oltre 100 milioni di euro ad imprenditore
Cronaca
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Beni, per un valore di oltre 100 milioni di euro, sono stati confiscati all'imprenditore Calcedonio Di Giovanni, originario di Monreale ma con interessi economici nel Trapanese. Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani a seguito delle indagini svolte dagli investigatori della Dia trapanese, con il coordinamento del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Dino Petralia, gli è stato notificato nei giorni scorsi. A Di Giovanni sono stati imposti anche tre anni di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di dimora nel luogo di residenza. Già nel 2014, lo stesso Tribunale di Trapani aveva sequestrato il patrimonio dell'imprenditore, attivo nel settore edilizio e turistico-alberghiero, perché "pur non manifestandosi come un affiliato a Cosa Nostra, è risultato contiguo all'associazione mafiosa". Secondo gli inquirenti l'attività di Di Giovanni ha sempre goduto del supporto di Cosa Nostra della quale ha, peraltro, favorito il tornaconto patrimoniale. Vanno menzionati, in particolare, gli evidenti interessi, nelle sue attività, della "famiglia" mafiosa degli Agate di Mazara del Vallo e i rapporti con il noto faccendiere Vito Roberto Palazzolo, figura sicuramente collegata con interessi mafiosi. Nel patrimonio immobiliare realizzato da Calcedonio Di Giovanni rientra il villaggio turistico "Kartibubbo", sul litorale di Campobello di Mazara, dove sarebbero stati ospitati, in diverse occasioni, pregiudicati mafiosi latitanti. Tra i beni confiscati ci sono anche società con sede a San Marino e Londra, coinvolte in complesse operazioni finanziarie collegate a grosse transazioni commerciali internazionali. Negli anni più recenti, attraverso meccanismi fraudolenti, l'imprenditore ha avuto accesso a cospicui finanziamenti pubblici nazionali e comunitari coinvolgendo nei propri progetti anche interessi della mafia di Castelvetrano. Sotto il profilo patrimoniale è stata accertata l'esistenza di una palese situazione di sperequazione fra redditi da lui dichiarati e il suo patrimonio, riconducibile in gran parte - secondo la ricostruzione degli inquirenti - a proventi illeciti derivanti da lottizzazioni abusive, truffe, furti, omissioni contributive, fatturazioni per operazioni inesistenti e bancarotta per distrazione. Il Tribunale di Trapani ha quantificato in oltre sessanta milioni di euro il debito di Di Giovanni nei confronti dell'Erario per evasione fiscale.

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