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Castelvetrano

Mafia: così imprenditore "vicino" a Messina Denaro si aggiudicava appalti pubblici [VIDEO]

14 Dicembre 2016 11:44, di Ornella Fulco
Mafia: così imprenditore "vicino" a Messina Denaro si aggiudicava appalti pubblici [VIDEO]
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Si aggiudicava appalti per lavori pubblici contando sul favore di due dirigenti comunali e versava parte dei proventi ai familiari di Matteo Messina Denaro per sostenere la latitanza del boss e per le altre esigenze del clan mafioso. A finire in carcere è stato l'imprenditore castelvetranese Rosario Firenze, 45 anni, arrestato alle prime luci dell'alba di oggi dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Trapani e del ROS che hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Palermo. Ai domiciliari è finito, invece, il geometra 43enne Salvatore Sciacca. Divieto di esercizio d’impresa per gli imprenditori castelvetranesi Giacomo Calcara, 38 anni, Benedetto Cusumano, 68 anni, Fedele D'Alberti, 41 anni, e Filippo Tolomeo, 38 anni. Avvisi di garanzia per i due fratelli di Rosario Firenze e per due funzionari del Comune di Castelvetrano, già dirigenti dell’Ufficio Tecnico, attualmente destinati ad altri incarichi a seguito di una rotazione disposta a suo tempo dal sindaco Felice Errante. Le ipotesi di reato contestate nell'ambito dell'operazione - denominata "Ebano", il legno più duro esistente, dal soprannome "cozzo di legno" con cui era noto Firenze e avviata dal 2014 con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo - vanno dall’associazione a delinquere di tipo mafioso alla fittizia intestazione di beni e turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso. Le indagini si inquadrano nell’ambito delle attività mirate alla cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro e hanno permesso di documentare quella che gli investigatori definiscono "la persistente vitalità" della famiglia mafiosa di Castelvetrano e la sua capacità di infiltrarsi nel settore degli appalti pubblici. Rosario Firenze, nonostante un provvedimento interdittivo emesso tre anni fa dalla Prefettura di Trapani, era riuscito - intestando fittiziamente le sue società ai fratelli - a partecipare alle gare d’appalto per l’assegnazione, tra gli altri, dei lavori di realizzazione delle fognature in via Maria Montessori, di quelli per la demolizione di fabbricati fatiscenti all’interno dell’area dell'ex Autoparco comunale di piazza Bertani e, per il 2014, della manutenzione ordinaria di strade e fognature comunali a Castelvetrano e della rimozione della sabbia in località tre Fontane nel territorio di Campobello di Mazara. In questo ultimo caso non sono emersi dalle indagini elementi a carico di funzionari comunali. In altre cinque occasioni gli appalti sono stati aggiudicati a ditte compiacenti che poi li hanno subappaltati alle imprese riconducibili a Firenze. L'uomo godeva dei favori di funzionari comunali ed era in grado, come dimostrano le intercettazioni, di indicare con estrema precisione la percentuale di ribasso necessaria per vincere gli appalti. Le buste contenenti le offerte venivano spesso preparate dallo stesso Salvatore Sciacca, che era in possesso dei timbri delle aziende, e poi fatte firmare ai titolari. In un caso, documentato dalle intercettazioni, la persona incaricata di scrivere la percentuale di ribasso si era sbagliata e, per questo motivo, l'appalto era stato aggiudicato ad altra ditta sollevando le proteste di Rosario Firenze che si era visto sfuggire l'occasione di rimpinguare le sue finanze per onorare i pagamenti alla famiglia Messina Denaro. Come hanno riferito gli investigatori in conferenza stampa, spesso i fratelli di Firenze, che ricevevano uno "stipendio" dall'uomo come responsabili delle aziende, si lamentavano del ritardo con cui venivano pagati e l'uomo li motivava con la necessità di dover prima far fronte ai pagamenti, di solito in contanti, alla famiglia del boss. Le indagini hanno permesso di accertare che, in questo modo, era diventato, da anni, uno degli imprenditori edili "di riferimento" della mafia nel territorio del Belice e che, periodicamente, Firenze versava ingenti somme di denaro - tra i 2000 e i 2500 euro al mese ai familiari di Matteo Messina Denaro per sostenere la latitanza del boss. Questi elementi hanno trovato riscontro anche nelle dichiarazioni rese ai magistrati da Lorenzo Cimarosa, cugino acquisito di Messina Denaro, che ha indicato espressamente Firenze come persona direttamente in contatto con Patrizia Messina Denaro e il marito Vincenzo Panicola. "Abbiamo messo in luce un sistema ben oliato di approvvigionamento di risorse economiche - ha detto il maggiore Antonio Merola, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale Carabinieri di Trapani - a vantaggio della famiglia Messina Denaro, tagliando un canale economico importante". Secondo la ricostruzione degli inquirenti era Salvatore Sciacca, dipendente della ditta "Firenze Massimiliano" Sas, a tenere i rapporti con i dirigenti comunali insieme ai due fratelli di Firenze e ai quattro imprenditori edili, titolari di due imprese satelliti, la "Concordia Costruzioni" e la "Multicostruzioni". "Con questa indagine - ha sottolineato il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Stefano Russo - abbiamo fatto un passo avanti per svelare le dinamiche di Cosa Nostra trapanese. Abbiamo preso spunto da precedenti acquisizioni investigative su Rosario Firenze e abbiamo ricostruito tutta la filiera dei contatti tra mafia e imprenditori collusi". Nel corso della perquisizione eseguita stamane negli uffici del Comune di Castelvetrano i Carabinieri hanno sequestrato la documentazione relativa alle gare d’appalto truccate e posto sotto sequestro le due ditte e il complesso aziendale riconducibile a Rosario Firenze. Il valore dei beni ammonta a circa 6 milioni di euro.

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