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Mafia e appalti, sequestrati beni per 6 ml di euro a due imprenditori

08 Marzo 2016 08:07, di Ornella Fulco
Mafia e appalti, sequestrati beni per 6 ml di euro a due imprenditori
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Beni per un valore di circa 6 milioni di euro sono stati sequestrati, stamane, a Valderice, Paceco, Fulgatore, Palermo e Prizzi a due imprenditori del settore edile, Nicolò e Salvatore Candela, zio e nipote, rispettivamente di 70 e 49 anni, ritenuti vicini alla mafia trapanese. Il provvedimento ai fini della successiva confisca, disposto dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani ed eseguito dalla Polizia e dalla Guardia di Finanza, riguarda cinque società, otto beni immobili, trentasette veicoli, dieci partecipazioni in altre società e centoquattordici tra conti correnti e rapporti bancari. Le indagini, avviate già dalla seconda metà degli anni Novanta hanno messo in luce, secondo gli inquirenti, l’asservimento del gruppo imprenditoriale Candela a Cosa Nostra a cui avrebbero garantito l'acquisizione di ingenti risorse economiche provenienti dalla partecipazione ad appalti per lavori pubblici. I due imprenditori, residenti a Fulgatore, tramite le aziende "Sicania Servizi" srl, Candela Nicolò srl e  Co.Ma.Ca. srl, avrebbero ottenuto le aggiudicazioni illecite, anche in tempi recenti, grazie pure alla compiacenza di funzionari corrotti. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Trapani nell'ambito dell'operazione "Progetto Prometeo", già nel 1999, misero in luce la vicinanza dei Candela a Pietro Virga, figlio del boss Vincenzo e ad altri componenti del clan mafioso tra cui Giuseppe Coppola, in relazione all'aggiudicazione di lavori pubblici per il Comune di Valderice. In particolare, si trattò della sistemazione della viabilità dell'area in ampliamento adibita a cappelle gentilizie e della viabilità già esistente nel cimitero comunale di contrada Ragosia nonchè dei lavori di sistemazione della strada Maltempo-Linciasella. I due imprenditori risultarono "asserviti e beneficiati" dal sistema di condizionamento mafioso degli appalti anche nelle indagini svolte, tra il 2004 e il 2007, sempre dalla Squadra Mobile di Trapani, nell'ambito dell'operazione "Mafia Appalti Trapani - Fasi I e II".  In particolare, emersero i loro rapporti con i due imprenditori Tommaso Coppola e Antonino Birrittella, al tempo referenti principali di Francesco Pace, allora reggente della famiglia mafiosa trapanese, in riferimento  alla tentata turbativa del pubblico incanto presso la Provincia regionale di Trapani concernente i lavori di adeguamento dell'Istituto Tecnico per Geometri di Trapani". In quell'occasione era stata pattuita una tangente di 50 milioni di vecchie lire ma i lavori vennero aggiudicati ad un'altra impresa per un errore dei Candela nell'indicare il ribasso offerto. Questo modus operandi, secondo gli investigatori, veniva utilizzato per aggiudicarsi appalti pubblici anche fuori della provincia di Trapani. In particolare, si fa riferimento a quelli, risalenti al 2001, effettuati all’aeroporto palermitano "Falcone–Borsellino e presso la caserma militare "Beghelli" nel quartiere San Lorenzo di Palermo. Prove di queste attività illecite sarebbero state riscontrate in alcuni “pizzini” trovati in occasione della cattura, nel covo di Giardinello, di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, ritenuti ai vertici della mafia del capoluogo regionale. Elementi a carico di Salvatore e Nicolò Candela sono emersi anche nell'ambito di procedimenti nei confronti di altri imprenditori ritenuti collusi con Cosa Nostra trapanese, oggetto di provvedimenti di prevenzione personale e patrimoniale, come Vito Tarantolo e Pietro e Domenico Funaro con i quali avrebbero creato società consortili per l'esecuzione di lavori pubblici. Il gruppo di lavoro costituto, ormai da alcuni anni, tra la Divisione Anticrimine della Questura e il Comando provinciale della Guardia di Finanza di Trapani, ha consentito di fare un ulteriore passo nella strategia di aggressione ai patrimoni mafiosi con provvedimenti di sequestro e confisca di beni che raggiungono ormai - come ha sottolineato il maggiore Michele Ciarla, comandante del Nucleo Tributario della GdF - i 100 milioni di euro complessivi. "La sottrazione dei patrimoni acquisiti illecitamente - ha proseguito l'ufficiale - si muove nell'ottica di rendere giustizia alle comunità a cui queste risorse vengono tolte, ancora prima di eventuali condanne penali". Sono stati numerosissimi gli accertamenti effettuati dagli uomini delle Fiamme Gialle, sia di natura bancaria sia di natura anche fiscale e tributaria per giungere all'acquisizione degli elementi che hanno portato al sequestro odierno. "Siamo convinti della bontà del nostro lavoro e fiduciosi - ha detto Manfredi Lo Presti, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura - che anche questo sequestro di beni si traduca in una confisca definitiva. Fino ad ora tutti i provvedimenti in tal senso, proposti come prevede la normativa, dal Questore, sono stati confermati dai magistrati".

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