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Mafia, perquisizioni e tre arresti tra fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro [VIDEO] - Trapani Oggi

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Cronaca
Mazara del Vallo

Mafia, perquisizioni e tre arresti tra fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro [VIDEO]

11 Dicembre 2018 08:52, di Ornella Fulco
Mafia, perquisizioni e tre arresti tra fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro [VIDEO]
Cronaca
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Vasta operazione antimafia, stamattina, a Mazara del Vallo, Castelvetrano, Campobello di Mazara e Custonaci, dove  circa 200 militari del ROS e del Comando provinciale di Trapani stanno svolgendo - con il coordinamento della Procura distrattuale antimafia di Palermo, perquisizioni nei confronti di 25  indagati ritenuti fiancheggiatori e favoreggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro.
Le perquisizioni effettuate in abitazioni, proprietà rurali ed esercizi commerciali hanno già consentito l'arresto di due persone trovate in possesso di pistole illegalmente detenute (una Baby Browning calibro 635 munita di caricatore con 5 colpi e un revolver calibro 22 con 20 cartucce). Si tratta del 66enne Diego Vassallo e del 48enne Giovanni Como. Sono state anche sequestrate apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni e documenti che sono già al vaglio dei tecnici e degli analisti del ROS.
Contestualmente i Carabinieri hanno dato esecuzione al fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, nei confronti del 56enne Matteo Tamburello, esponente di spicco della famiglia di Cosa nostra di Mazara del Vallo, indagato per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori e violazione degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale.
Al centro di questa indagine sono i mandamenti mafiosi di Mazara del Vallo e di Castelvetrano e gli investigatori hanno documentato una serie di interlocuzioni intrattenute da Tamburello con soggetti riconducibili al reggente del mandamento di Castelvetrano, Gaspare Como, cognato del latitante Matteo Messina Denaro, arrestato lo scorso aprile nell’ambito della indagine "Anno Zero". 
Il mandamento mafioso di Mazara del Vallo secondo gli investigatori e risultanze dell’odierna indagine, continua a rappresentare una entità strategica nelle dinamiche criminali del Trapanese. Matteo Tumbarello, figlio di Salvatore (già autorevole esponente del mandamento fino al suo decesso avvenuto nell’agosto del 2017), era stato scarcerato nel novembre del 2015 dopo aver scontato una condanna per aver diretto, in qualità di reggente, la famiglia mazarese di Cosa nostra fino al 2006; alla scarcerazione era stato sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Mazara del Vallo dove aveva ottenuto un’occupazione presso una cava di calcarenite.
Le indagini del ROS hanno consentito di appurare che l'uomo, oltre a coordinare le attività all’interno della cava, era di fatto socio occulto dell’attività imprenditoriale che, peraltro, era stata avviata solo grazie a somme di denaro reperite presso terzi esclusivamente in virtù della autorevolezza (mafiosa) di cui godeva a Mazara del Vallo. Tamburello risultava avere un ruolo molto attivo nella locale famiglia mafiosa e intratteneva contatti riservati con Dario Messina, reggente del clan, ed altri esponenti di primo livello tra cui Vito Gondola (che fu reggente del mandamento mafioso mazarese ed è eceduto nel luglio del 2017), Antonino Cuttone (storico affiliato alla famiglia mazarese e consigliere economico di Mariano Agate), Raffaele Urso (anche egli arrestato nell’operazione “Anno Zero” poiché ritenuto al vertice della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara). 
Per collocare nel giusto contesto la sequenza degli incontri riservati tra Dario Messina e Gaspare Come e tra Dario Messina e Matteo Tamburello, è necessario considerare che, pochi giorni prima, il 13 luglio 2017, era deceduto Vito Gondola che si trovava sottoposto agli arresti domiciliari per ragioni di salute.
Ulteriori elementi a carico di Matteo Tamburello sono emersi dalle rindagini svolte sul conto di Fabrizio Vinci, imprenditore ritenuto affiliato alla famiglia di Cosa nostra di Mazara del Vallo, arrestato nel maggio del 2017 dai militari del ROS nell’ambito della indagine “Visir" con l'accusa di partecipazione ad associazione mafiosa. E' emerso che l'imprenditore aveva sostenuto economicamente Matteo Tamburello quando era detenuto, acquistando da questi un bene strumentale a prezzo fortemente maggiorato.
L’indagine attuale avrebbe dimostrato che il legame tra i due non si è mai interrotto e in tal senso sono stati documentati diversi loro incontri all’interno della cava di calcarenite. Nel pieno rispetto delle regole mafiose sulla assistenza ai detenuti, quando il 10 maggio 2017 Vinci è stato arrestato Tamburello si era interessato perche venisse fornito adeguato sostentamento alla famiglia dell’affiliato.
Le indagini dei Carabinieri hanno anche  permesso di appurare che Matteo Tamburello programmava di gestire, direttamente e grazie alla collaborazione di un imprenditore mazarese (anch’egli sottoposto a perquisizione dai militari del ROS nell’ambito dell’operazione di stamane), ingenti lavori nell’ambito dell’eolico per l’ampliamento di un impianto sito nel territorio di Mazara del Vallo. Per lui rappresentava l’occasione per poter ripartire e, allo stesso tempo, costituiva un vero e proprio programma di infiltrazione mafiosa in uno degli affari più importanti degli ultimi anni sul territorio siciliano e in particolare trapanese.
 

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