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Marsala | Cronaca

Marsala: Primo Maggio 1964, anniversario della tragedia dello Stagnone

01 Maggio 2020 16:45, di Laura Spanò
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Sedici studenti ed un sacerdote morirono nelle acque di fronte Mozia

Ricorre oggi un triste Anniversario per Marsala. Era il primo maggio del 1964 e una gita in barca nella Laguna dello Stagnone, organizzata dai “Salesiani”, si trasformò in tragedia: 16 studenti e un sacerdote annegarono nelle acque di fronte l’isola di Mozia. “Oggi avremmo voluto commemorare le vittime di quella disgrazia - afferma il sindaco Alberto Di Girolamo - ma le restrizioni di questo periodo emergenziale lo vietano. Sono certo che avremo occasione di ricordare, istituzionalmente, quella infausta giornata che addolorò le famiglie di quei giovani, la nostra Città e l’Italia intera”.

In quella sciagura annegarono sedici allievi e un chierico della Casa dei Salesiani di Marsala diretti a Mozia. Fu quella una pagina di lutto che ebbe vasta eco anche a livello nazionale.

Eccoci a quel primo maggio 1964 quando, dopo la messa mattutina, 92 ragazzi dai 10 ai 18 anni, provenienti da tutta la Sicilia e ospiti della casa della Divina Provvidenza di Marsala, si recano presso il versante nord della città accompagnati dai padri salesiani per salpare alla volta di Mozia, per una visita al sito archeologico. La comitiva prende posto su tre motobarche “Giovanni III”, “Vincenzo” e “Giuseppe Maria”, quest’ultima guidata da Giovanni Impicciché e con a bordo 34 ragazzi con il sacerdote don Calogero Falzone e il chierico Vincenzo Sagona. E’ la barca della tragedia.

E’ quasi mezzogiorno quando l’imbarcazione ha un sussulto, dell’acqua entra dalla destra, i ragazzi per non bagnarsi si spostano repentinamente su di un lato, la prua si abbassa, il capobarca si alza tentando di sistemare gli occupanti: sono attimi, la barca, sbilanciata, si capovolge, i ragazzi che si trovano sul bordo destro finiscono sotto la barca, gli altri sono scaraventati in acqua, la barca capovolgendosi colpisce alcuni, chi non sa nuotare cerca disperatamente di salvarsi.
I ragazzi più grandi con spirito eroico cercano di aiutare gli altri, e alcuni vi riescono ma a scapito della loro stessa vita (a tre di loro verrà per questo concessa la medaglia d’argento al valor civile).

In circa otto minuti si consuma così la grande tragedia, con 17 morti e 14 feriti. Dalle testimonianze dei sopravvissuti (tra cui quella di Giovanni Bombaci, che salverà dall’annegamento il sacerdote don Falzone) emergerà che la barca, per l’eccessivo sovraccarico, non aveva la dovuta stabilità e per questo ondeggiava, imbarcando acqua, motivo per cui il capobarca verrà incriminato.

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