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Martina Fazio “Dalla morte alla vita”, l'uscita dal coma

18 Febbraio 2020 15:56, di Salvatore Morselli
Martina Fazio
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A quattro anni dal terribile incidente che ne fece temere per la vita con un coma profondo di oltre tre mesi, la giovane trapanese presenterà  giovedì alle 18,00 nell’Aula Magna del Liceo Scientifico, palazzo Riccio di San Gioacchino,   via Turretta il suo primo libro di poesie non a caso intitolato “Dalla morte alla vita”.Martina, venti anni il prossimo 21 luglio, il primo aprile del 2016, studentessa del Liceo Scientifico di Trapani, è suo malgrado protagonista di un gravissimo incidente stradale,   catapultata per oltre dieci metri, passeggera di uno scooter.
Un  impatto terribile sull’asfalto,  entra in coma non dando più alcun segno di vita. Coma di terzo grado, profondo, diagnosticano in ospedale.
Trascorre tre lunghi mesi passando dal coma allo stato vegetativo per poi,  pian piano, svegliarsi cominciando ad interagire con l’esterno. Piccoli ma significativi  segni, prima  incerti, poi man mano sempre più evidenti. Martina trascorre un anno di riabilitazione all’ospedale di Cefalù, poi viene  dimessa e continua il suo percorso di riabilitazione ricominciando a frequentare la scuola che aveva lasciato.
Torna alla vita, e quella che rinasce  è  una nuova persona con interessi che prima dell’incidente non aveva. Prima fra tutte la poesia, passione improvvisa, probabilmente generata dalla  lettura di un libro avuto in regalo dal primario dell’ospedale mentre era ricoverata. E la nuova Martina scrive,  scrive otre cento poesie, vincendo anche il concorso “Poeti e Sognatori” che si svolge ogni anno a Lascari, un comune del palermitano mentre si toglie la soddisfazione di vedere i suoi versi  inseriti in antologie ai concorsi nazionali a cui ha partecipato. 
Nel volume Martina così si presenta  “ “Ero solo un’adolescente in cerca di tanti interessi. Non avevo nemmeno 16 anni e sono caduta. Sì, sono discesa all’inferno. In un luogo dove non c’è nulla se non il nero. Ero e sono la protagonista della mia vita, l’attrice principale, ma non vivo affatto. La mia vita non sta nelle mie mani, non la governo direttamente. A un certo punto, ho fatto un incidente. Mi ha resa più forte e più fragile contemporaneamente. Non so come si possa spiegare, ma è stato il mio nuovo incipit. … ho scalato vette assai ripide e pagato a duro prezzo il costo della vita. Credo che da una di queste montagne, sia nato il mio modo di fare poesia. È quello di una persona che ha sofferto intensamente ma che comunque sorride, nonostante gli ostacoli creati dalla vita. È nato un rapporto diretto tra me e la poesia. Attraverso essa  cerco di esprimermi, cerco di capire le emozioni confuse della gente e tradurle in parole. Queste unite ad altre, danno origine ai miei versi, che vogliono essere vivi ed entrare nel cuore delle persone dove vi sono e lottano, in contrasto fra loro, i sentimenti. La mia poesia nasce dalla solitudine, dal dolore, che è in me e che guida i miei versi. È, pertanto, una poesia triste ed io sono la carta dove lei si identifica e ammette di essere, una serva, sottomessa ai miei pensieri. La poesia è il ritrovo, ove mi esprimo, in cui ad ospitarmi vi sono pace e tranquillità, in una vita, la mia, sola e triste. Mi fa compagnia quando non c’è altra persona, è un’amica che mi sostiene e dà forza.”
A sposare il sogno di "Martina Bis", la poetessa, sono in tanti. Logicamente la famiglia, che assieme a lei ha vissuto il dolore, la speranza e ora la fiducia nel futuro.
Ma anche il professor Renato Lo Schiavo che ha scritto la prefazione al volume. “Eppure, a dispetto della filosofia dell’inconoscibilità, io sono convinto che le pagine che seguono ci rivelino qualcosa di impalpabilmente reale: un’anima pura. Anche chi non conosce le vicende dell’autrice, già fin dalle prime liriche rimane profondamente colpito dalla sincerità con cui lei si racconta e racconta il viaggio iniziato un giorno d’aprile, a nemmeno sedici anni.”
A confermare il giudizio positivo sulla lirica delle giovane Martina nella  Postfazione, ancora  un’insegnante,  la professoressa Laura Sannino: “Come un soffio leggero, come l’aria che respiriamo, i versi di Martina diventano cibo dell’anima, dissetano i cuori inariditi dalla quotidianità, fertilizzano il terreno dell’accoglienza, della comprensione, dell’amore. Ma sono anche versi duri, parole sofferte: pagine che piangono dolori, angosce, da cui però Martina esce sempre a testa alta, vincitrice, guerriera per la vita, che si scoraggia ma non demorde, che cerca nella saggezza del dolore il senso che ciascuno dovrebbe dare alla propria esistenza. E intanto, quel senso, che tante volte cerchiamo invano, l’ha regalato a noi.”
Sin qui le parole della poetessa e dei suoi vati. Da giovedì ci sarà finalmente il momento di entrare direttamente in contatto con  le emozioni, il dolore, le felicità, in altre parole, con la Vita, quella con la lettera maiuscola, di questa giovane ragazza.

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