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Maxi sequestro di beni all'imprenditore Licata - Trapani Oggi

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Cronaca
Marsala

Maxi sequestro di beni all'imprenditore Licata

26 Novembre 2015 10:33, di Ornella Fulco
Maxi sequestro di beni all'imprenditore Licata
Cronaca
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Beni immobili, società e denaro liquido, per un valore complessivo di circa 127 milioni di euro, sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a Michele Angelo Licata, 52 anni, attivo nel settore alberghiero e della ristorazione. Il provvedimento, che riguarda beni intestati anche alla madre, alla moglie, alle figlie e ad un genero dell'imprenditore,  è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Marsala. Nello specifico, sono state sequestrate 10 società - Delfino Srl, Delfino Ricevimenti srl, Roof Garden srl, Rubi Srl, Don Mariano Srl, L’Arte Bianca srl, Punta D’Alghe srl, Rakalia srl, Sweet Tempation srl e Wine Resort srl -  3 ditte individuali e relative aziende (alberghi, lussuose sale ricevimento, resort con piscine e centro benessere, ristoranti, stabilimenti balneari e altre strutture ricettive a Marsala e a Pantelleria), 75 fabbricati, 257 terreni, 23 autoveicoli, 71 conti correnti bancari - sui quali erano depositati circa 6 milioni di euro - sei polizze vita del valore di 4,6 milioni di euro  e partecipazioni societarie nella cooperativa onlus “Sole”. Secondo la Procura di Marsala, guidata da Alberto Di Pisa, l'imprenditore avrebbe illecitamente accumulato tale patrimonio, negli ultimi vent'anni, "grazie ad una colossale e continuata frode fiscale, a numerose truffe ai Fondi comunitari e alla violazione di numerose altre norme in tema di edilizia e sanità pubblica". In tal modo, sempre secondo l'accusa, Michele Angelo Licata si è "prepotentemente imposto nel settore turistico-alberghiero, sbaragliando la leale concorrenza e 'drogando' l'economia locale". Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Trapani e dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Marsala, avrebbero consentito non solo di fare luce sulla "pericolosità fiscale" della famiglia Licata, ma anche di "ricostruire e mappare l'enorme patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile alla stessa, il cui possesso, per altro, non era assolutamente giustificabile con i redditi dichiarati dall'intero nucleo familiare". Un primo sequestro di beni ai danni di Licata era stato disposto lo scorso mese di aprile. In quell'occasione era emerso il suo tentativo di svuotare i propri conti correnti disponendo una serie di disinvestimenti da titoli e fondi seguiti da ingenti bonifici in favore di parenti fino a quel momento non coinvolti nelle indagini e dall'emissione di assegni circolari mai negoziati dai beneficiari.

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