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Alcamo

MiFid: la rivoluzione dei regolamenti che punta su trasparenza e qualità

21 Marzo 2018 17:43, di Redazione
MiFid: la rivoluzione dei regolamenti che punta su trasparenza e qualità
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In Italia, si sa, le novità scatenano sempre reazioni contrastanti: da una parte sorpresa e curiosità, dall’altra scetticismo. A confermare questa tendenza è quanto sta accadendo da gennaio 2018, data in cui il mercato finanziario italiano ha accolto il MiFid II, regolamento che adegua tutti gli stati membri dell’area economica europea aggiornando il precedente testo di legge risalente al 2004. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione per la consulenza finanziaria, accolta a braccia aperte dai consumatori e, al contrario fortemente osteggiata da una parte degli “addetti ai lavori”. Da tempo infatti la prima categoria esigeva un cambiamento nel segno della trasparenza e di un contenimento delle spese di gestione, nonché un contestuale aggiornamento tecnologico che consentisse un maggiore controllo. Il MiFid II si muove proprio in tal senso, stabilendo l’obbligatorietà dell’esplicitazione dei costi di investimento e di consulenza, sia in percentuale rispetto a quanto investito, sia in valore economico. Rispetto al sistema attuale, quella del nuovo regolamento continentale rappresenta una grande novità, perché, soprattutto in Italia, molti consulenti non solo non si preoccupano del grado di preparazione e informazione dei propri clienti, ma la sfruttano anche a loro favore proponendo prodotti poco adatti alle loro esigenze e con commissioni molto salate. Inoltre, come dimostrato dall’indagine condotta da McKinsey, la percezione del prezzo è totalmente differente tra i clienti affluent e gli asset manager, per una cifra che si avvicina a 1,5 miliardi di euro di ricavi del sistema finanziario. Fondamentale in tal senso sarà il ruolo delle informazioni: in caso di consulenza non indipendente, il cliente dovrà ricevere apposita informativa sia ex ante, ossia prima della firma, sia durante l’investimento. Anche i consulenti indipendenti, come Moneyfarm, il primo esempio in Italia, sono tenuti ad informare il cliente, ma essendo slegati dagli enti eroganti non hanno alcun vantaggio dalla proposizione di determinati prodotti, sono retribuiti non su base variabile e hanno l’unico obiettivo di trasformare l’investimento del cliente in un profitto. Con la nuova normativa ogni voce sarà esplicitata in maniera chiara ed esplicita, eliminando di fatto l’empasse evidenziata da GFK Eurisko per conto della Consob, secondo cui i clienti non conoscevano il valore effettivo della retrocessione da corrispondere all’intermediario e quello del prodotto che acquistavano dal rivenditore. Evidenziati in questo caso i lati positivi che favoriscono i clienti, va sottolineato che i consulenti finanziari non indipendenti hanno sollevato diverse criticità: secondo McKinsey, infatti, 1 consulente su 2 non ha ricevuto adeguate informazioni per rispondere alla sfida posta in essere dal MiFiD II. In considerazione di questa mancanza di trasparenza e di costi non esplicitati e non adeguati al mercato, i consulenti pensano che nel prossimo futuro non potranno più amministrare circa 12 miliardi di euro di clienti che sceglieranno altre forme finanziarie. Per evitare questa potenziale “fuga”, tutti gli istituti dovrebbero puntare su qualità e trasparenza, “giustificando” determinati costi e al contempo puntando ad allargare la base clienti in modo da compensare un eventuale riduzione dei prezzi che – è importante ricordarlo – non intaccano il valore del prodotto ma principalmente la parte variabile che è appannaggio del consulente. Secondo le stime di McKinsey il futuro dei mercati finanziari sarà caratterizzato da trasparenza e qualità dei servizi, il tutto a totale servizio dei clienti che finalmente avranno la percezione di vedere realizzate le proprie richieste.

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