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Migranti, al via bando per centri di accoglienza. Possibile l'attivazione di un Hub

14 Gennaio 2016 11:43, di Ornella Fulco
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Il panorama delle strutture di accoglienza per migranti attive sul territorio trapanese si appresta, forse, a cambiare volto. E' stato pubblicato ieri...

Il panorama delle strutture di accoglienza per migranti attive sul territorio trapanese si appresta, forse, a cambiare volto. E' stato pubblicato ieri, infatti, il bando di gara - per complessivi 2.000 posti - che porterà ad individuare i soggetti con i quali stipulare le convenzioni per l'affidamento del servizio di accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale, compresi - così recita il bando - coloro che sono già ospitati nei CAS. L’appalto è stato suddiviso in quattro "lotti territoriali" e ogni concorrente potrà partecipare alla gara per un massimo di due lotti. L’accordo quadro avrà durata fino al 31 dicembre 2016, a decorrere dalla data di attivazione, e sarà prorogabile in caso di necessità segnalate dal Ministero dell’Interno. Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 12 del 15 febbraio prossimo. La gara sarà espletata da una apposita commissione nominata dal prefetto Leopoldo Falco e si procederà all'aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida. L'apertura delle buste con le istanze pervenute è prevista per il prossimo 17 febbraio. Nel bando si legge che ogni struttura potrà ospitare da un minimo di 20 fino ad un massimo di 200 migranti e i soggetti interessati potranno partecipare alla gara per un numero massimo complessivo di 200 posti. L’importo complessivo massimo della gara è di 12 milioni e 600 mila euro (Iva esclusa) ed è stato determinato in base al numero dei migranti - circa 2.000 - da ospitare per 180 giorni, che decorreranno dalla data di stipula della convenzione, e al corrispettivo offerto dall'aggiudicatario, cioè il ribasso sulla base d'asta di 35 euro al giorno pro capite. Del primo lotto territoriale fanno parte i comuni di Trapani, Erice, Paceco, Valderice, Buseto Palizzolo, Custonaci e San Vito Lo Capo; nel secondo sono compresi Alcamo, Castellammare del Golfo, Calatafimi, Salemi e Vita; il terzo raggruppa Marsala, Mazara del Vallo e Petrosino mentre il quarto comprende Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna, Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Santa Ninfa. Gli operatori economici partecipanti alla gara saranno inseriti nella graduatoria, redatta secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che sarà poi pubblicata sul sito web della Prefettura di Trapani. "La scelta di procedere ad una completa riaggiudicazione del servizio - spiega il prefetto Falco - si è resa necessaria ora che l'ospitalità dei migranti non può più definirsi un'emergenza ma una questione strutturale per l'intero Paese. E' necessario abbandonare il sistema dell'affidamento diretto, con cui abbiamo operato in passato, per assicurare ancora di più il rispetto della trasparenza e della legalità e per consentire la massima partecipazione ai soggetti interessati. Non possiamo, inoltre - conclude il prefetto - non tenere conto della necessità di una distribuzione quanto più possibile equilibrata dei migranti sul territorio per evitare possibili problematiche di ordine pubblico e di sicurezza e impatti eccessivamente problematici sulle comunità locali". Se, quindi, sull'ospitalità dei richiedenti asilo la provincia di Trapani sembra ormai consolidare una "messa a regime" del sistema di affidamento del servizio altrettanto non può dirsi per alcuni aspetti legati ai flussi di migranti che giungono sul territorio anche dopo essere sbarcati in altri porti. Proprio ieri è stato dirottato all'ultimo momento verso il porto di Augusta l'arrivo, previsto allo scalo trapanese, di 450 persone. Ormai da alcune settimane, nella struttura di contrada Milo che ospitava il Centro di identificazione ed espulsione, per la cui messa in sicurezza e poi chiusura si era impegnato lo stesso prefetto Falco, è stato attivato il secondo, dopo quello di Lampedusa, dei sei hotspot chiesti dall'Unione Europea all'Italia dai quali dovrebbero essere "smistati" i richiedenti asilo e i migranti irregolari. Se i primi vanno nei centri di accoglienza in attesa di comparire davanti alle Commissioni territoriali, resta da capire - anche per evitare "incidenti" come quello accaduto lo scorso 2 gennaio con i 196 migranti, di varie nazionalità sub-sahariane, messi in strada a Trapani con solo un decreto di respingimento dal territorio italiano in mano - cosa fare e dove collocare coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale e chi, come Eritrei e Siriani, non vuole restare in Italia ma raggiungere familiari o comunità di connazionali già stanziati in altri Paesi europei. Attualmente l'hotspot può accogliere circa 200 persone ma dovrebbe raddoppiare la capienza in tempi brevi. Dal Ministero dell'Interno, intanto, arriva la richiesta, sempre più pressante, di attivare a Trapani - che nel 2015 è stato il nono porto italiano per numero di sbarchi - anche un Hub che ospiterebbe le persone inserite nel piano di "relocation" messo a punto dall'Unione Europea. La struttura, per una capienza di 100-150 posti, sarebbe già stata individuata e resterebbero da sciogliere solo i nodi legati alla presenza stabile di forze di polizia. "Si tratterebbe di garantire a queste persone permanenze di un mese, un mese e mezzo - riferisce il prefetto Falco - prima di essere trasferite altrove con voli aerei grazie alla vicinanza dell'aeroporto di Birgi". Nonostante l'accordo raggiunto a maggioranza qualificata dai 28 ministri dell'Interno riuniti in Consiglio straordinario a Bruxelles lo scorso 22 settembre, però, attualmente il sistema stenta a decollare. Come ha recentemente riferito il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno, durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti "la ricollocazione delle persone ha avuto una brusca frenata: da un lato per la scarsità degli arrivi di questo periodo e dall'altro perché abbiamo inviato oltre 130 richieste a Paesi europei che, anche a causa delle vicende internazionali, fanno fatica a darci l'ok per i trasferimenti. Al momento i numeri sono così insignificanti che possiamo considerarla una sperimentazione e niente più". Morcone aveva anche aggiunto che "non si può immaginare una ricollocazione limitata a Siriani, Eritrei e Iracheni, mentre resta incomprensibile l'esclusione degli Afghani".

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