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Momo, la paura corre su Whatsapp

07 Agosto 2018 19:07, di Eros Santoni
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Un orrido personaggio dal volto deforme simile a un  personaggio del cinema horror pare trasmetta inquietanti messaggi su Whatsapp agli utenti di molt...

Un orrido personaggio dal volto deforme simile a un  personaggio del cinema horror pare trasmetta inquietanti messaggi su Whatsapp agli utenti di molti Paesi, una bufala alla quale molti  sprovveduti possono abboccare Momo è un orrido personaggio inquietante dagli occhi enormi e fuori dalle orbite, con capelli unti e neri , ha faccia allungata e provoca realmente paura a guardarlo. Da qualche settimana è diventata virale sull’app di messaggistica istantanea Whatsapp.  In origine il personaggio faceva parte di un discutibile gioco giapponese, infatti bastava chiamare un numero dal prefisso giapponese ( 81) per ricevere su Whatsapp una serie di foto di mostri o esseri umani dal volto deforme. Il gioco in questione era stato inizialmente condiviso su Facebook. A inviare in apparenza queste orride foto era proprio questo mostro dagli occhi enormi che rispondeva al nome di Momo. A seguito dell'iniziale successo nella condivisione di questo numero di telefono si sono diffusi altri due numeri, uno originario del Messico ( 57) e uno della Colombia ( 52). La cosa è sfuggita di mano agli ideatori iniziali del macabro gioco quando qualche furbastro nel web spagnolo, ha creato diversi account Whatsapp spacciandosi per Momo. stesso e ha iniziato a far circolare alcune leggende in tema horror. Nella realtà la fantasiosa creatura non è altro che una orrida statua d’arte contemporanea esposta nella Vanilla Gallery, in Giappone dall’artista giapponese @nanaakooo. Ecco alcune delle leggende metropolitane create ad arte attorno a Momo, il mostro di Whatsapp Secondo una delle leggende, alcuni utenti di Whatsapp in diverse parti del mondo sarebbero stati contattati da Momo, nel cuore della notte, e avrebbero da lei ricevuto delle immagini terrificanti. Altri, invece, dicono che per riceverle sia ancora necessario contattare  personalmente Momo su Whatsapp e chiedere di vedere le immagini. Qualcuno ha comparato Momo al fenomeno della “blue whale”, il gioco che pare stava istigando al suicidio decine di adolescenti nel mondo. Secondo quest’ultima versione della leggenda urbana, Momo infatti non invierebbe ai ragazzi soltanto immagini spaventose ma anche una serie di comandi da eseguire se non si vuole andare incontro a terribili conseguenze. Alcuni giornali riportano addirittura che una ragazza in Argentina si sarebbe suicidata dopo essere stata contattata dal mostro di Whatsapp. Al momento, gli ultimi utenti che hanno detto di aver provato a contattare Momo su Whatsapp hanno riportato di non aver ricevuto risposta. Ma, a sentire chi dice di aver ricevuto, invece, risposta, Momo non si limiterebbe ad inviare immagini terrificanti ma anche insulti e messaggi che farebbero pensare che “il mostro” conosce i dettagli della vostra vita privata. L’utente di YouTube ReignBot, una ragazza che parla spesso di temi legati all’occulto nei media, ha recentemente pubblicato un video in cui ridimensiona l’allarme lanciato dalle testate internazionali rispetto al presunto pericolo rappresentato da Momo. “La cosa che sicuramente le persone trovano più intrigante, quando si parla di Momo, è sicuramente l’uso di immagini shockanti. Ovviamente, più una persona è ingenua e più sarà portata a credere che queste immagini siano state scattate personalmente dal creatore di Momo. Ma questo, chiaramente, non è molto probabile”, ha spiegato ReignBot. Il fatto che si tratti di una leggenda metropolitana è, secondo la ragazza, piuttosto evidente. “La gente sa chi è Momo e cosa fa, ma non ci sono davvero tante persone che hanno effettivamente interagito con il suo account. Trovare degli screenshot che mostrano delle interazioni con Momo è quasi impossibile. Ti aspetteresti che ce ne fossero di più, se fosse veramente un fenomeno così diffuso”. Si tratterebbe, quindi, più di uno scherzo di cattivo gusto privo di vittime piuttosto che una malvagia catena di Sant’Antonio volta a rubare i nostri dati personali, estorcerci denaro o fare del male ai bambini attraverso Whatsapp, come in molti sono invece portati a credere. Gli adulti crediamo siano immuni dal essere abbindolati da queste fandonie, ma è sempre opportuno controllare le attività dei nostri ragazzi e dei nostri cari più facilmente influenzabili da queste ed altre catene che girano sul web e sui social media vigilando costantemente.

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