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Favignana | Attualità

Morta la tartaruga marina spiaggiatasi a Grotta Perciata

17 Marzo 2016 15:36, di Niki Mazzara
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Non è sopravvissuta, nonostante le cure dello staff dell’Area marina protetta "Isole Egadi" e del Centro di primo soccorso di Favignana, l'esemplare m...

Non è sopravvissuta, nonostante le cure dello staff dell’Area marina protetta "Isole Egadi" e del Centro di primo soccorso di Favignana, l'esemplare maschio di tartaruga marina Caretta caretta rinvenuto lo scorso 10 marzo a Grotta Perciata, sulla costa sud-est di Favignana. La tartaruga si era spiaggiata ed era intrappolata in una rete di nylon che, attorcigliatasi agli arti anteriori, aveva provocato profonde lesioni. Sin dai primi esami lo staff veterinario del Centro aveva accertato che l’esemplare presentava evidenti segni di denutrizione e disidratazione. Ulisse, questo è il nome con cui è stato chiamato l'esemplare, aveva circa 15 anni di età, presentava un quadro clinico complesso e non era in grado di alimentarsi da solo. Le lesioni agli arti anteriori sono risultate molto profonde, con presenza di tessuti già in necrosi e seri danni alla mobilità. “La causa della morte – spiega Paolo Arena, responsabile veterinario del Centro - è da attribuire ad un arresto cardio-circolatorio, verosimilmente a seguito di un fenomeno tromboembolico associato agli imponenti disturbi di circolo ed alla necrosi tissutale”. L’UNEP (Programma ambiente delle Nazioni Unite) ha stimato che ogni anno circa 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti giungono in mare e, di queste, dal 60 all’80 per cento è formato da plastiche di varia origine. La plastica ogni anno causa la morte di centinaia di specie tra uccelli marini, cetacei, pinnipedi e tartarughe marine. Spesso, infatti, viene scambiata per cibo dagli animali e la sua ingestione causa soffocamento, blocchi intestinali o lesioni spesso mortali all’apparato digerente. Come nel caso di Ulisse possono rimanere intrappolati in fibre plastiche, filamenti di lenze o reti abbandonate che causano lesioni gravissime, strangolamento e anche la morte per l’impossibilità di muoversi e alimentarsi. “Ulisse è stato ucciso dalla plastica, il killer degli oceani – dichiara il direttore dell’AMP Stefano Donati -, un problema grave e globale, che può essere affrontato solo con politiche decise anch’esse a scala globale. Ma a far finire la plastica in mare è l’uomo. Anche i singoli gesti possono cambiare le cose”.

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