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Attualità
Gibellina

Nasce sagra dedicata alla festività di San Giuseppe

10 Marzo 2016 11:15, di Niki Mazara
Nasce sagra dedicata alla festività di San Giuseppe
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"La Tavola di San Giuseppe”, questo il tema della prima edizione della sagra, organizzata dall'amministrazione comunale di Gibellina, il 18 marzo in occasione della festa di San Giuseppe. La manifestazione si svolgerà in piazza XV Gennaio 1968, dalle ore 15 alle 24. Sabato 19 marzo, a partire dalle ore 8.30 nella chiesa di San Giuseppe si svolgerà la solenne celebrazione eucaristica mentre alle 10.30 partirà la processione in onore del santo. Alle 12.30, in piazza XV Gennaio 1968, la benedizione, la funzione e il pranzo della Sacra Famiglia. L’iniziativa si propone di far conoscere, oltre alla tradizione religiosa, i prodotti tipici locali, alimentari, artigianali e artistici, legati alla festività di San Giuseppe: una tradizione ricca di significati simbolici, cerimoniali e di grande impatto sociale. Non mancheranno i mercatini artigianali, la mostra di manufatti di ricamo artigianali, la mostra di fotografie e libri sulla festa in onore di San Giuseppe. Previste anche le visite agli Altari di San Giuseppe dislocati in varie parti della città: quello comunale in piazza XV Gennaio 1968 e quelli dell'associazione "Pietro Consagra" (viale Indipendenza Siciliana), della FI.DA.PA (piazza San Rocco), dells Caritas (Chiesa Gesù e Maria in corso Finocchiaro Aprile), realizzati in collaborazione e con il prezioso aiuto degli anziani di Gibellina, importante memoria storica della città, già riconosciuta capitale d’arte contemporanea, nel cui tessuto urbano sono inserite opere d’arte e sculture di artisti di richiamo. Dodici gli stand dove si potranno gustare le specialità a tema: il pane intagliato, la pasta con sarde e mollica, il finocchio e il broccolo fritto, i cannoli e le cassatelle con la ricotta, le pignolate con il miele, il vino e le "sfince di San Giuseppe", il tipico dolce fritto tipico della Sicilia Occidentale inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf). L'origine di questo dolce è antichissima tanto che compare, anche se con nomi diversi, nella Bibbia e nel Corano. Inoltre, pare che sia l'evoluzione di pani persiani fritti nell'olio. Viene consumato tradizionalmente il 19 marzo, durante la festa di San Giuseppe, considerata in tutta la Sicilia la prima festività della nuova stagione primaverile, oltre che la festa del papà. Secondo una vecchia tradizione, la sfincia veniva preparata dalla suocera per la nuora per cercare di "addolcire" i rapporti tra le due, tipicamente difficili. A Gibellina grande è sempre stata la devozione e il culto per San Giuseppe. Ciò che ancora oggi caratterizza questa festa sono “gli altari” allestiti nelle abitazioni, da chi ha fatto voto al santo, con l’aiuto di parenti ed amici, e il pranzo di giorno 19 che si svolge in forma di rappresentazione sacra. Protagonisti di questo rituale sono “i santi”: tre fanciulli che allegoricamente rappresentano San Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino (talvolta i personaggi sono cinque e comprendono, oltre ai componenti della Sacra famiglia, Sant’Anna e San Gioacchino, genitori di Maria), ospiti del banchetto a cui è invitata tutta la gente del paese. L’usanza siciliana di imbandire nelle case e nelle piazze un banchetto in onore di San Giuseppe nasce nel 1870, quando Papa Pio IX lo proclama patrono della Chiesa. La tavolata rievoca un celebre episodio dell’infanzia di Gesù, la fuga in Egitto, culminata nell’accoglienza della Sacra Famiglia da parte di una coppia avvisata in sogno. L’altare è, da allora, un trionfo di figure simboliche: lo adornano palme, emblema dell’accoglienza, alloro, simbolo della sapienza, tovaglie bianche, in segno di purezza, ma soprattutto agrumi e fichi, augurio di fertilità e abbondanza nei frutti della terra, e naturalmente pani, dono della Provvidenza. Tra i principali intagli lavorati in questi ultimi spiccano “u cucciddatu”, grosse ciambelle di pane e fichi lavorate a punta di coltello, la “spera”, un ostensorio farcito con impasto di fichi secchi per ricordare la presenza di Gesù in terra, i cuori, che recano le iniziali dei nomi della Sacra Famiglia, le rose, che indicano l’amore familiare, ma anche la croce, emblema del martirio di Gesù, un calice di vino e l’acqua, allegoria della redenzione dei peccati, e il bastone, prova della santità di Giuseppe.

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